Villa Lampedusa ai Colli, La “Villa del Gattopardo”

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Nel 1845 il principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa, esponente di una delle più illustri e antiche famiglie aristocratiche siciliane, bisnonno di Giuseppe Tomasi autore del Gattopardo vissuto negli anni cruciali del Risorgimento, nonché la figura storica a cui lo scrittore si ispirò per il protagonista del suo celeberrimo romanzo, per investire il denaro che nel 1842 il governo borbonico gli aveva erogato in cambio dell’esproprio dell’isola di Lampedusa, acquista dai principi di Villafranca una villa nella zona dei Colli, a pochi passi dal Parco della Favorita: villa Lampedusa ai Colli.

La Storia

La villa, che era stata edificata nei primi decenni del Settecento da don Isidoro Terrani, nel 1756, sempre su commissione dei Terrani, fu oggetto di una totale riconfigurazione ad opera di Giovanni del Frago, brillante interprete del Rococò palermitano, architetto richiestissimo in città dove ricevette diverse commissioni come palazzo Giallongo, palazzo Cutò e nelle ville Larderia e Notarbartolo di Bagheria. Successivamente, dopo essere passata in proprietà degli Alliata di Villafranca, dopo il 1770, furono apportate ulteriori modifiche alla sua composizione architettonica che hanno conferito alla villa, l’attuale configurazione.       

L’intenzione del nuovo proprietario, appassionato cultore di astronomia, era quella di allestirvi, appunto, un osservatorio astronomico. L’attività astronomica del principe Giulio Fabrizio è ben documentata e, per ciò che riguarda l’osservatorio, nel 1883, l’astronomo Pietro Tacchini direttore dell’osservatorio del Collegio romano, che aveva lavorato all’osservatorio astronomico di Palermo come astronomo aggiunto fino al 1879, in una lettera al ministro dell’istruzione, menziona l’osservatorio privato del principe come “il solo osservatorio in Italia degno di essere menzionato” e che alla morte del Lampedusa, avvenuta a Firenze nel 1885, la villa era nota come “Osservatorio ai Colli del principe di Lampedusa”. Inoltre, alcuni strumenti usati dal principe “cannocchiali destinati ormai a decenni di polvere” come li definì il principe Salina nel Gattopardo, sono oggi conservati presso il “museo della Specola” dell’Osservatorio astronomico di Palermo, sito all’interno di Palazzo dei Normanni e usati per fini scientifici sino ai primi anni del Novecento.

Certamente il ricordo di questa villa, situata nella piana dei Colli, una delle zone prescelte dalla nobiltà palermitana per costruire le loro “casene di delizia” per la villeggiatura estiva, ha esercitato sull’autore del famoso romanzo, molto fascino e suggestione, anche se forse non vi mise mai piede, tanto che alcuni ritengono di poter identificare la villa Salina, dove si apre il romanzo “Il Gattopardo”, con villa Lampedusa ai Colli.

La storica residenza, significativa testimonianza di quella ricca fioritura di edilizia suburbana dovuta ad un’illustre committenza di aristocratici e ricchi borghesi, si erge al centro di una grande tenuta, oggi appena un residuo dell’impianto originario, provvista di una torre d’acqua settecentesca (restaurata di recente). Un tempo la villa era circondata da un lussureggiante giardino ideato con gusto settecentesco, ricco di viali fioriti e ornata da pittoresche fantasie architettoniche. Vi si accedeva mediante un lungo viale d’alte palme ben tracciato, e numerosi erano i gruppi scultorei sparsi nelle piazzole del giardino (fontane, vasi e statue). C’era pure il “cafè-house”, un elegante padiglione coperto che fu affrescato dal pittore romano intriso di “sicilitudineGaspare Fumagalli.

Gli esterni di Villa Lampedusa

La struttura dell’edificio è costituita da un blocco rettangolare di moderate dimensioni che assume la caratteristica forma a “C”, e si sviluppa su due elevazioni più un ammezzato.

Il prospetto principale, preceduto da un vasto piazzale, è suddiviso in cinque parti dalla presenza lesene tipiche degli stilemi architettonici del periodo. Esso si caratterizza per il pretenzioso scalone a duplice rampa con ringhiera in ferro battuto a motivi geometrici che porta ad un avancorpo chiuso da timpano triangolare che dà accesso al piano nobile dell’edificio. Ai piedi dello scalone due corpi bassi. Quello sulla destra era la cappella privata del palazzo mentre il corpo basso a sinistra verosimilmente faceva parte della casa del custode. Elementi tradizionali si riscontrano nei balconi dell’ordine superiore caratterizzati dalle tipiche ringhiere in ferro battuto. Essi sono sovrastati da classici timpani triangolari e semicircolari al di sopra dei quali, si potevano notare, originariamente, dei pannelli decorativi in stile Luigi XVI.

A coronamento del prospetto, al di sopra del cornicione leggermente aggettante adornato da vasotti in pietra, si trova un frontone curvo tipicamente barocco, al cui centro è inserito un motivo decorativo a stucco sovrastato da una corona che conteneva in origine l’emblema araldico della famiglia Alliata.

Gli interni di Villa Lampedusa

Nei suoi interni, villa Lampedusa, mantiene ancora la sua grazia e signorilità settecentesca. Nel piano nobile della prestigiosa dimora, si susseguono spaziosi ed eleganti saloni dove si conservano ancora, perfettamente leggibili (attualmente oggetto di un delicato restauro), i magnifici decori parietali e delle volte dei soffitti, opere di suggestivo trascolorante effetto cromatico, in piena aderenza al più raffinato spirito rocaille, riferibili al Fumagalli.

I soffitti sono decorati con finissimi stucchi ed è ancora possibile ammirare alcuni brani superstiti degli antichi pavimenti d’epoca. Due dei saloni del primo piano portano alle terrazze esterne che consentono, ancora oggi, una bellissima vista sull’area circostante (la forsennata espansione edilizia che ha accerchiato molte delle ville della zona non è riuscita, fortunatamente, a togliere la poesia d’altri tempi che si respira in questa villa).

Villa Lampedusa oggi

Villa Lampedusa -Lavori in corso
Lavori in corso in Villa Lampedusa

Dopo una serie di vicissitudini e anni di deplorevole incuria e abbandono (più volte lo stato precario nel quale versava la villa è stato denunciato da varie associazioni culturali e dal “Nucleo di Tutela del Patrimonio Artistico”), la storica dimora è, attualmente, e speriamo ancora per poco, interessata da un impegnativo e assai complesso lavoro di ristrutturazione-restauro che, grazie alle ottime maestranze che vi stanno operando, sta riportando la villa al suo originario splendore.

Nella corte esterna, una serie di corpi separati che un tempo ospitavano scuderie, magazzini e servitù, sono state recentemente trasformate in un esclusivo Resort, che comprende anche un centro congressi per eventi culturali pubblici e privati. Anche alcune aree del parco storico sono state ripristinate.

Alla famiglia Dragotto, dal 2002 proprietari della storica villa, va, tuttavia, il merito di aver cercato con estrema determinazione malgrado le tante difficoltà, di ridare nuova vita e bellezza a questo luogo. I tempi sono stati lunghi ma d’altronde si sa, le cose in Sicilia vanno così, si va avanti lentamente (soprattutto le istituzioni). 

Questa è la terra, dove sbrigarsi è “annacarsi”, cioè dondolarsi nella culla, la “naca”, che dà l’idea di come il massimo della dinamicità qui sia ciondolare senza fare troppi passi avanti. Ad ogni modo ai Dragotto va il nostro plauso per l’impegno, soprattutto economico, ma non solo, che hanno profuso adoperandosi per riportare agli antichi fasti la storica residenza. Grazie anche a loro questo luogo speciale sta risorgendo e, fortunatamente resistendo, anche se faticosamente, agli eventi del tempo.

Non si conosce la destinazione futura della dimora, anche se nel progetto originario, era prevista una destinazione abitativa-residenziale, oltre che un museo del Gattopardo. Speriamo sia mantenuta: ma a prescindere da quel che sarà la sua destinazione la cosa importante è aver salvato dall’oblio e aver restituito alla città un luogo di così grande valore storico e simbolico, un monumento che rappresenta non solo un patrimonio privato ma un bene “culturale” della collettività tutta.

  Nicola Stanzione

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Nicola Stanzione
Innamorato di Palermo ed esperto dei suoi palazzi storici, monumenti, usi, costumi e tradizioni

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