Burt Lancaster nelle vesti del Principe di Salina all’Hotel delle Palme di Palermo nella nuova opera pittorica di Francesco Guadagnuolo

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A circa sessant’anni dal film Il Gattopardo

Burt Lancaster nelle vesti del Principe di Salina all’Hotel delle Palme di Palermo nella nuova opera pittorica di Francesco Guadagnuolo

Il famoso capolavoro letterario di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, è stato fonte di ispirazione per il noto artista Francesco Guadagnuolo. L’antefatto avviene quando Guadagnuolo sta illustrando con nove opere pittoriche la storia del Grand Hotel delle Palme di Palermo dove fu ospite l’attore americano Burt Lancaster invitato per le riprese del film Il Gattopardo, a Palermo, con la regia di Luchino Visconti. Infatti, una delle opere di Guadagnuolo ritrae Burt Lancaster nelle vesti del Principe di Salina mentre si sta recando al fastoso ballo. Nel 2022 ricorrono i sessant’anni da quando, il 14 maggio 1962, iniziarono le riprese del capolavoro cinematografico di Luchino Visconti diventato una pietra miliare della storia del cinema, Guadagnuolo in anteprima lo celebra con una grande opera pittorica.

Siamo in Sicilia, al tempo del declino borbonico. Spicca il casato della più eminente nobiltà siciliana, che vive il periodo critico del passaggio dalla precedente aristocrazia alla nuova borghesia, principalmente nella figura di Fabrizio Corbera, Principe di Salina, il cui emblema araldico è, un gattopardo.

Guadagnuolo richiama quel momento storico ottocentesco con una descrizione socio-psicologica del Principe vestito di scuro con cilindro e bastone mentre si reca al gran ballo. La scena del ballo nel film Il Gattopardo, sulle note del valzer di Nino Rota, è stata girata a Palazzo Valguarnera-Ganci, un edificio settecentesco ubicato in piazza Croce dei Vespri a Palermo. Nel grande dipinto di Guadagnuolo si nota, Lancaster elegantissimo che interpreta il personaggio del Principe, con andatura ferma, come se entrasse in palcoscenico, nella mano sinistra tiene il guanto destro, mentre nella mano destra tiene il suo immancabile bastone. Dietro al Principe una luce gialla che simboleggia l’autorevolezza aristocratica, dove si apre il sipario rosso del palco, come se fosse l’ultima rappresentazione della sua vita, nel momento del commiato che chiude un’epoca per aprirne un’altra. L’opera si sviluppa in verticale dai colori forti e contrastanti, bene è riuscito l’artista ad impersonare il modo di porsi di Lancaster, che interpreta “il Principe” ormai annoiato, soprattutto nostalgico e abbandonato, pertanto in declino, che crede di reggere ancora il potere aristocratico e comincia a meditare sulla società ed a compiere un effettivo resoconto della propria esistenza e di tutto ciò che lo impersona e lo circonda, pensando a quello che potrà accadere in un prossimo futuro.

Anche se Guadagnuolo racconta la società che si consumò nel Regno delle due Sicilie ed il resto dell’Italia tra il 1860 e il 1862, quando già il progetto di Cavour segna la monarchia sabauda diventando nazionale, possiamo forse definire il Principe di Salina un personaggio dai risvolti attuali a ben vedere ciò che accade nella vita, in una società, oggi, costruita purtroppo sull’esteriorità. 

Dunque, l’opera di Guadagnuolo, punta a rivelare la divisione tra la passata nobiltà, e la nuova classe media, che conquista la moderna società.

Da tempo, esperti studiosi rivelano l’aspetto di una società moderna caratterizzata dalla caduta dei valori, dal deterioramento e del degradamento educativo e principi morali.

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Un gruppo di persone accomunate dalla passione per la Sicilia, ma sopratutto per Palermo, con la sua storia millenaria, la sua cultura unica e le sue molte, moltissime sfaccettature.

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