Il mistero della Stanza Araba di Palermo

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Camera delle MeraviglieLa «Camera delle Meraviglie» scoperta a Palermo, durante una ristrutturazione, nell’appartamento dei giornalisti Valeria Giarrusso e Giuseppe Cadili, si trova  nel cuore del centro storico di Palermo, in via Porta di Castro 239.
Una stanza
 interamente affrescata con motivi arabeggianti di colore argento e colorata da un bellissimo colore blu.
Potrebbe trattarsi di una delle tante testimonianze del passaggio degli arabi in Sicilia.

Dagli studi fatti, la stanza blu risalirebbe al diciannovesimo secolo e sembrerebbe sia stata una camera segreta, in cui avrebbero avuto luogo riti magico-esoterici e di carattere massonico, ma si è parlato anche di “stanza della preghiera”, dato il suo orientamento verso la Mecca, “stanza di relax“.
Una stanza misteriosa insomma, una stanza denominata “delle meraviglie” e che vede, in occasioni eccezionali, un pubblico attento ed appassionato.
La stanza delle meraviglie si trova all’interno di un edificio privato e non può essere sempre visitabile, lo si può solo in particolari occasioni e solo grazie alla generosità dei padroni di casa che vogliono condividere questa particolare e affascinante ricchezza d’arte.

 

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile, redattore e fotografo di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

4 COMMENTI

  1. Sono daccordissimo con i sopra commenti di MIMMO, STIDI E CARLO BARBIERI…7 euro lo trovo un contributo eccessivo, 3 euro gia’ sarebbero stati troppi La trovo la piu’ grossa presa in giro degli ultimi anni..A parte la gradevolezza della camera, in oggetto, il resto e’ assolutamente inventato..Di molto bello invece i saloni con le decorazioni del Gregorietti, un vero tesoro Liberty..

  2. Dunque, fermo restando che la scoperta ha un suo fascino innegabile, avrei da obiettare sulla presunta generosità, citata in questo articolo, dei padroni di casa, sette euro per guardare disegni di dubbio valore mistico o culturale, seppur del XIX secolo (neppure lontanamente islamici) in una stanza di tre metri per tre circa, sinceramente mi sembra di pessimo gusto, semmai avrei chiesto offerte libere per “la causa”. Il padrone di casa trasuda approssazione e poca umiltà nelle spiegazioni a dire il vero un po’ scricchiolanti. Ad esempio i famosi “professori di Bonn” citati fino alla nausea e poi neppure sa chi siano…ma utilissimi ad avvalorare tesi approssimative e insignificanti come quelle di un luogo mistico che manco in un monastero zen… confortato da pseudo traduzioni somiglianti ad “Allah è grande”…o, aggiungo io, “siamo nelle mani del Signore”. Nulla di “unico al mondo”, per intenderci. Comunque, tutta fuffa al momento. E se volete accattivarvi la mia attenzione, per favore, mettete uno che sappia parlare in italiano e soprattutto ascoltare le domande, giustamente un po’ perplesse, degli astanti.

  3. E’ solo una stanza “alla turca”: niente a che vedere con una moschea, niente a che vedere con gli arabi. Le scritte non significano niente. Anche la Tugra – quell’esercizio calligrafico con cui i Sultani rendevano la propria firma e i propri titoli – è solo una pseudo-scopiazzatura senza senso. la verità è che nel settecento scoppiò la moda dell’esotico, e si fecero tantissime stanze “alla cinese” decorate con dipinti e ideogrammi di fantasia; allo stesso modo, ma in misura minore, si fecero stanze alla turca, decorate con grafemi pseudoarabi (ricordo che solo nel 20° secolo la Turchia abbandonò l’alfabeto arabo). Quanto all’orientamento del balcone, una volta stabilito che NON si tratta di una moschea (nessun musulmano si sognerebbe di scrivere false sure di Corano sarebbe blasfemo; e inoltre mancano del tutto le tre parole che si trovano in qualsiasi moschea, Allah, Mohammed e Ali) diventa solo un fatto casuale. Ma c’è di più: ad essere orientate verso la mecca non sono mai aperture (finestre, balconi) ma nicchie scavate o semplicemene dipinte (i Mirhab). Palermo ha cose talmente belle e talmente uniche, che non ha bisogno di inventarsene di nuova. Del resto anche una stanza alla turca, se chiamata con il suo nome, ha una sua dignità. Grazie dell’ospitalità.

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