La Porta d’Ossuna rappresenta un importante capitolo della storia di Palermo e delle sue antiche mura difensive. Costruita all’inizio del XVII secolo, la porta segnò un’apertura significativa nelle fortificazioni che circondavano la città. Purtroppo, come molte altre porte delle antiche mura, la Porta d’Ossuna fu infine demolita nell’Ottocento, lasciando solo pochi resti a testimoniare la sua passata grandezza. La sua storia offre uno sguardo affascinante sull’eredità architettonica e culturale della città che vale la pena conoscere.
La cinta muraria della città di Palermo
La città di Palermo, come del resto la maggior parte delle città antiche, sin dalle sue origini è stata circondata da una imponente cinta muraria costruita per proteggere la città dagli invasori. Percorrendo le antiche strade, si possono incontrare i resti delle possenti fortificazioni della Panormos fenicio-punica, che offrono uno sguardo sulla storia antichissima della città.

In seguito, man mano che il tessuto urbano si ingrandiva, anche la cortina muraria si adattava al nuovo perimetro: il momento più importante nella edificazione delle mura di Palermo fu quello arabo-normanno con Ruggero II che probabilmente fu l’artefice del tratto più importante, fortificato poi, nel XVI secolo con la costruzione dei grandi baluardi nei punti più strategici.
Come erano costruite le mura medievali?
Nel Medioevo, le mura difensive delle città erano costruite principalmente in pietra e mattoni. Alcune tecniche costruttive tipiche includevano muratura a secco composta da due paramenti esterni in pietra squadrata in calcarenite, con un riempimento interno di materiali più economici come pietrame, calce e sabbia, reperibili localmente. Questa cortina muraria era spesso rinforzata da torri e bastioni con contrafforti esterni e rinforzi interni per aumentare la resistenza della struttura.
Questa solida tecnica costruttiva permetteva alle mura medievali di resistere per secoli agli attacchi bellici, fino all’avvento delle armi da fuoco che ne causarono gradualmente il declino.
Le mura di Palermo nel XVII secolo
All’inizio del XVII secolo la cortina muraria, con i suoi baluardi e il suo profondo fossato, difendeva la città di Palermo dal paventato assalto dei turchi. Nel lato occidentale correva ininterrotta da Porta Nuova a Porta Carini, con due possenti baluardi: quello del Papireto, detto “della balata”, sul quale in seguito sarebbe stata costruita l’abitazione privata del Marchese Guccia con il suo giardino pensile ancora esistente; dell’altro, chiamato “d’Aragona”, è rimasta qualche traccia, dopo che è stato demolito nel 1932 per costruire il Palazzo di Giustizia.
Oggi questo tratto di cortina muraria si intravede ancora a tratti, mentre il fossato venne colmato alla fine del Settecento, ottenendo così lo spazio per la costruzione della via Alberto Amedeo e via Volturno.
L’apertura di Porta d’Ossuna
Fino alla fine dell’800, oltre le mura di Palermo si estendevano ampi spazi con terreni e giardini, con poche strade che collegavano i piccoli centri abitati del circondario e i conventi e le chiese di periferia. Gli abitanti sentivano l’esigenza di avere dei varchi che permettessero il passaggio dalla città alla campagna e facilitassero i collegamenti tra i santuari fuori porta e la città. Per questo, nei primi anni del XVII secolo, gli abitanti del rione del Capo chiesero al Senato cittadino di aprire un passaggio tra Porta Nuova e Porta Carini. La richiesta venne accolta e, durante il vice regno di D. Pietro Giron, duca d’Ossuna, il 4 febbraio 1613 venne aperta una nuova porta intitolata al viceré, che presenziò al primo colpo di piccone simbolicamente inferto nelle mura urbiche.
Come era Porta d’Ossuna

La descrizione dell’impianto iniziale di Porta D’Ossuna è riportata da Gaspare Palermo che si rifà al Mongitore.
Aveva un impianto piuttosto semplice, con un varco di poco più di tre metri e mezzo, ed era realizzata in pietra da intaglio.
La porta era stata progettata dall’architetto del Senato, Mariano Smiriglio ed esternamente presentava delle pitture che simulavano gli elementi architettonici. Sugli stipiti erano raffigurate due figure vescovili, mentre nell’arco superiore campeggiava un’aquila in marmo con le ali spiegate e lo stemma reale sul petto. Ai lati, c’erano due blasoni con le armi del viceré e lo stemma della città di Palermo mentre al centro dell’arco era posta una lapide con un’iscrizione commemorativa.
Restauri e riapertura
Così rimase quasi per un secolo, fino a quando per via del deterioramento che aveva subito, su iniziativa del giureconsulto Francesco Ingastone che ottenne dei fondi da una raccolta eseguita dagli abitanti della zona, dal 1708 al 1732 la porta venne chiusa per l’esecuzione di alcuni restauri.
In questa occasione la porta venne totalmente riedificata: aumentato lo spazio e l’altezza del varco, venne rinnovata in chiave barocca tutta la decorazione e posta sulla sommità un rialzo al di sopra del muro di cinta, con un tondo dove era raffigurata l’immagine della Madonna.
La distruzione di Porta D’Ossuna
Sebbene le mura avessero perso il loro ruolo difensivo e gran parte della città fosse ancora contenuta entro la cinta muraria, dopo il 1860 diversi progetti di riforma e risanamento urbano cominciavano a emergere. Inevitabilmente, le mura e le relative porte, ormai semplici ostacoli all’espansione della città, furono sacrificate. Dopo aver aperto nuovi varchi per facilitare il passaggio, vasti tratti di mura, bastioni e porte privi di particolare pregio architettonico vennero demoliti o rimasero inglobati in edifici privati, scomparendo completamente dalle mappe.
Nel 1870, il dizionario delle strade di Palermo di Carmelo Piola menzionava ancora l’esistenza della Porta d’Ossuna, ma due anni dopo nel 1872 sarebbe stata definitivamente abbattuta.
Oggi della porta D’Ossuna rimane solo uno sperone superstite nell’odierna piazzetta D’Ossuna e praticamente nient’altro, solo il nome della piazzetta antistante e delle catacombe paleocristiane scoperte nei suoi pressi.
Saverio Schirò