La Taverna de li Casciara: il primo “caffè letterario” di Palermo!

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Le antiche taverne palermitane, nate nel corso dei secoli, sono state luoghi emblematici di socialità, cultura e gastronomia. Spesso considerate veri centri di aggregazione popolare, non vi è dubbio che questi pittoreschi locali hanno rivestito un’importanza cruciale nella società cittadina di un passato non tanto lontano. Si può, dunque, parlare di “storia” nel vero senso del termine: le prime testimonianze di taverne in città risalgono al XV secolo, quando, a seguito di interventi delle autorità cittadine, si iniziò a disciplinare e regolamentare osterie e taverne della città, imponendo norme e divieti che servivano a prevenire frodi e regolarne l’attività.

Ad esempio, in un documento del 1495 è fatto esplicito divieto ai tavernai di offrire ai loro clienti carne che non provenisse dai macelli pubblici (divieto non sempre rispettato: la macellazione clandestina, all’epoca, era molto diffusa).

Questi luoghi erano frequentati da una clientela molto varia, di tutte le età e di ogni estrazione sociale: da nobili tentati dal voler provare l’ebrezza dell’incontro con il popolino (alcune taverne erano considerate luoghi di malaffare dove si praticava il gioco d’azzardo); a forestieri e vagabondi senza fissa dimora che con pochi soldi avrebbero potuto assicurarsi un pasto caldo; da prostitute in cerca di clienti ad artisti in cerca di ispirazione. La taverna non era solo un luogo dove poter consumare un pasto veloce e bere del buon vino: la taverna era molto di più! Era un luogo che ribolliva di vita, dove si intrattenevano relazioni sociali, dove ci si riuniva per trascorrere ore di brilla spensieratezza tra grida gioiose e piacevoli partite a carte o, magari, soltanto per fare quattro chiacchiere tra amici. Un luogo dove i palermitani si sentivano liberi più che in casa propria: si beveva (a volte un po’ troppo), si mangiava, si discuteva (a volte animatamente) e, frequentemente, si litigava anche.

Custodi di memorie e leggende, alcune taverne palermitane hanno lasciato il segno nella storia di questa città: molto popolari furono quella della frequentatissima “Za Sciaveria” alla “Mustazzola” (zona Romagnolo), della taverna della “Pasciuta” al Capo (frequentata da Cagliostro), della “Za Feliciuzza”, quella della “Perciata” a Ballarò, della “Sbannuta” (che diede il nome all’omonima località), ma la più rinomata e famosa fu l’antica “Taverna de li Casciara” ricordata nel secondo canto del poema satirico della “Fata Galanti” di Giovanni Meli.

La storia della Taverna de li Casciara

Oggi, tra aneddoti e curiosità, voglio ripercorrere la storia della “Taverna de li Casciari”, che grande popolarità godette ai suoi tempi e per questo è rimasta incastonata nella memoria dei nostri nonni.

Ben aperta sulla strada e ben indicata con un’insegna, la taverna sorgeva nell’antico quartiere della Loggia in prossimità del porto della Cala in via dei Cassari, così chiamata dal nome dei numerosi fabbricanti di casse di legno, scale, remi, ed altri generi di falegnameria che qui ebbero le loro botteghe.

Gestore e padrone di tale taverna fu l’oste di origini lombarde Gian Maria Bassanelli, nato in un paesino sul lago di Como: Gravedona. Arrivato a Palermo nel 1762, Bassanelli, uomo pieno di iniziative e dotato di notevole abilità gestionale, trasformò il locale ereditato dal cugino Andrea in un punto di riferimento culturale: infatti non era soltanto il buon cibo a richiamare gli avventori nell’accogliente locale ma anche l’offerta di libri e trattati letterari, che anticiparono l’idea dei caffè letterari che, circa un secolo dopo, sarebbero diventati un fenomeno di costume in tutta Europa.

Gian Maria Bassanelli ricostruito con AI

L’affabilità, la cultura e le buone maniere dell’oste e del suo personale, accogliente e ospitale, erano note a tutti in città e ciò, oltre al buon vino ed alle ottime pietanze (mai mancava il pesce fresco), attirava nella taverna una moltitudine di clienti.

Nota per l’ambiente confortevole ed affascinante, dov’era possibile ammirare e consultare testi classici di antichi autori latini e greci, la taverna divenne ben presto un luogo di scambio culturale per l’intellighenzia palermitana: filosofi, aristocratici, intellettuali, letterati e scienziati di spicco frequentavano la taverna del Bassanelli che, non di rado, disquisiva, dimostrando sempre mente lucida e preparata, con la sua prestigiosa clientela.

Alla “Taverna de li Casciara”, si mangiava, si beveva e si conversava: tra una frittura di buon pesce, un bicchiere di vino, un sorbetto al limone ed altre ottime leccornie, i cittadini della Palermo bene amavano ritrovarsi in quel luogo, anche per il piacere di colloquiare o condividere letture ed opinioni con l’erudito taverniere..

Ma non solo persone abbienti convenivano “alli Cascìara”. Infatti il Bassanelli, oltre ad essere un imprenditore innovativo e colto, era anche un gran signore, un filantropo sempre pronto ad aiutare chi aveva bisogno. Si racconta che chiunque, un povero, un indigente, un bisognoso, un affamato trovava dall’oste lombardo sempre la porta aperta: a nessuno fu mai rifiutato un pasto caldo ed, a volte, per non mortificare chi non poteva pagare, fingeva di essere stato pagato. Era un uomo di grande sentimento religioso e umanitario.

Il tramonto della Taverna e del suo ruolo sociale

Ma il destino, crudele e cieco, si accanì con furia improvvisa nei confronti del Bassanelli, strappandolo prematuramente alla vita. Infatti, dopo venticinque anni di esercizio, una malattia, mal conosciuta o forse non correttamente diagnosticata (purtroppo a quei tempi la medicina era ancora piuttosto arretrata), lo portò alla morte in poche settimane.

La mattina del 29 agosto 1787, assistito fino all’ultimo da due suoi amici, anch’essi lombardi, Giovanni Bonfante e Sebastiano Caraccioli si spense, all’età di 47 anni, il “tavernaro” Giovan Maria Bassanelli. La notizia passò di bocca in bocca per tutta Palermo come un soffio silenzioso ed inarrestabile e la sua casa si riempì di persone commosse. Chi lo aveva conosciuto si sentiva in debito: un debito di gentilezza e gratitudine.

I suoi funerali furono celebrati in forma solenne, con grande partecipazione di popolo, nella chiesa di San Giacomo la Marina ed il suo corpo fu tumulato nella cappella della “Flagellazione” di cui la “Nazione Lombarda” godeva del patronato.

Dopo la sua morte, la taverna continuò ad esistere per un certo periodo ma, purtroppo, senza la guida illuminata del Bassanelli, perse il suo ruolo di centro sociale e culturale. Nel corso degli anni il quartiere della Loggia subì cambiamenti significativi, e la vecchia taverna, divenne sempre meno frequentata fino a chiudere definitivamente i battenti: della “Taverna de li Cascìara” non rimase che il ricordo di belle serate al chiaro di luna, tra coinvolgenti letture, sapori, profumi e gran risate.

Nicola Stanzione

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Nicola Stanzione
Nicola Stanzione
Innamorato di Palermo ed esperto dei suoi palazzi storici, monumenti, usi, costumi e tradizioni

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