Nel cuore di Palermo, oltre il portale di Palazzo Castrone-Santa Ninfa, il rumore del Cassaro svanisce all’improvviso. Il visitatore si ritrova in un elegante cortile rinascimentale e, sul fondo della loggia, viene attirato da una scenografia di marmo che domina l’intero spazio.
A guardarla appare come una semplice fontana, ma in realtà è molto di più, è un’opera pensata per essere contemplata, letta e compresa.

Due colonne scanalate, riccamente decorate nella parte inferiore con motivi vegetali, sorreggono una trabeazione classica che incornicia la composizione come la facciata di un piccolo tempio o il fondale di un teatro. Ogni elemento è collocato secondo un preciso ordine, trasformando la parete in una vera architettura simbolica. L’acqua, la scultura e l’architettura dialogano tra loro per raccontare una storia.
Molti visitatori, osservandola distrattamente, credono di riconoscere San Giorgio che affronta il drago. L’impressione nasce dalla presenza di un cavaliere, di una giovane donna e di un mostro. Ma basta soffermarsi sui particolari perché quell’equivoco svanisca.
L’artista non ha scolpito una leggenda cristiana. Ha rappresentato uno dei miti più celebri dell’antichità classica: Perseo che salva Andromeda, il racconto tramandato da Ovidio nelle Metamorfosi, uno dei testi più amati dagli umanisti del Rinascimento e una fonte inesauribile d’ispirazione per artisti e committenti.
Pegaso rivela l’identità dell’eroe
Lo sguardo sale naturalmente verso il rilievo superiore. Un giovane guerriero cavalca un animale alato lanciato al galoppo. Nella mano sinistra regge uno scudo, mentre il braccio destro è pronto a colpire. Il particolare decisivo è proprio la cavalcatura. Il destriero, infatti è Pegaso, il cavallo alato nato dal sangue della Medusa, una delle immagini più riconoscibili della mitologia classica. La sua presenza identifica immediatamente il protagonista della scena: siamo davanti a Perseo.
L’artista ha scelto l’istante in cui l’eroe accorre in soccorso di Andromeda, trasformando il rilievo nel culmine dell’intera narrazione.

Andromeda e il mostro del mare
Subito sotto si sviluppa il cuore del racconto. Sulla destra compare una figura femminile nuda, elegantemente modellata. È Andromeda, la principessa etiope condannata a essere offerta in sacrificio a un mostro marino. Di fronte a lei emerge una creatura fantastica dalle spire avvolte su se stesse. Qualcosa di più ambiguo del drago medievale delle leggende cavalleresche: un essere marino, serpentiforme, quasi un mostro delle profondità.
Al centro della composizione il corpo del mostro si arricchisce di elementi alati, dai quali un tempo sgorgava l’acqua che alimentava la fontana e non si tratta di un dettaglio casuale.
Nel linguaggio figurativo rinascimentale l’acqua nasce spesso da creature fantastiche, quasi a evocare le forze primordiali della natura. L’artista trasforma così il mostro non soltanto nell’antagonista dell’eroe, ma anche nella sorgente stessa dell’acqua, elemento vitale dell’intera composizione.
Una scena costruita come un teatro
L’incorniciatura architettonica, le colonne, la trabeazione e il rilievo superiore trasformano la parete in un palcoscenico sul quale si svolge il dramma mitologico. Lo sguardo è guidato secondo un percorso ben preciso che parte dalla grande vasca poligonale, in basso; procede al centro con il mondo delle creature fantastiche e il sacrificio di Andromeda e si conclude in alto con l’arrivo dell’eroe.
L’intera composizione accompagna l’osservatore in una lenta ascesa, dalla materia al mito.
Le figure della base
Alla base della fontana si trovano due figure, una maschile e una femminile, raffigurate nell’atto di sostenere idealmente la struttura.
Piccoli attributi caprini sul capo le collegano al mondo delle creature silvestri della mitologia antica, così caro al repertorio decorativo rinascimentale. Non partecipano direttamente alla vicenda di Perseo e Andromeda sembrano piuttosto appartenere a quell’universo popolato di esseri fantastici che collega il mondo naturale alla sfera del mito, contribuendo a dare unità all’intera composizione.
I Castrone
Al centro della vasca poligonale compare lo stemma della famiglia Castrone. È il segno della committenza.
I Castrone appartenevano al patriziato palermitano e vollero trasformare il loro palazzo in una dichiarazione di prestigio culturale oltre che sociale.
Per questa prestigiosa famiglia, inserita nell’élite colta della Palermo del Cinquecento, un programma figurativo di questo genere era più di una semplice scelta decorativa: rappresentava una dichiarazione culturale. Gli ambienti aristocratici dell’epoca erano infatti profondamente permeati dall’Umanesimo e dalla riscoperta del pensiero neoplatonico, diffuso in Italia dagli insegnamenti di Marsilio Ficino e della cerchia fiorentina.
La fontana diventa così il manifesto della cultura della famiglia, un programma figurativo capace di raccontare virtù, conoscenza e nobiltà d’animo.
Un percorso simbolico
Osservata nel suo insieme, la fontana rivela una costruzione sorprendentemente coerente. Alla base troviamo il mondo della natura e delle sue energie primordiali. Più in alto il dramma umano, rappresentato da Andromeda e dal mostro. Infine compare Perseo, l’eroe che ristabilisce l’ordine.
È difficile non leggere in questa progressione uno dei temi più cari alla cultura umanistica: la vittoria della virtù e dell’intelligenza sul disordine e sulla forza cieca della natura senza ricorrere a significati esoterici. La forza della fontana risiede proprio nella chiarezza del suo linguaggio simbolico, perfettamente comprensibile agli uomini colti del Rinascimento.
Oggi il marmo è consumato dal tempo e l’acqua non scorre più come una volta. Alcuni dettagli sono stati erosi, altri sono diventati difficili da leggere e tuttavia la fontana continua a stupire chi entra nel cortile di Palazzo Castrone perché le opere d’arte davvero vive chiedono di essere osservate. E quando lo sguardo si sofferma sui particolari, il racconto emerge con tutta la sua chiarezza.
Nel silenzio del cortile di Palazzo Castrone non c’è un santo che combatte il drago, c’è Perseo che vola su Pegaso per salvare Andromeda. Ed è proprio questa fedeltà al mito classico, unita alla raffinata costruzione architettonica e simbolica della fontana, a fare di quest’opera uno dei manifesti più eleganti della cultura umanistica nella Palermo del Cinquecento.
Nicola Stanzione