Carciofi alla Villanella

Un antico piatto della cultura contadina siciliana

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I carciofi alla villanella, o come si dice a Palermo “cacuocciuli ‘a viddanedda” sono un secondo semplice e saporito della cucina palermitana, dove di questo ortaggio si fa un largo consumo. Il nome viene sicuramente dall’origine popolare di questo piatto che appartiene alla cultura contadina della Sicilia, infatti sono considerati un companatico “manciapani” il che significa che vanno gustati con del buon pane fatto in casa per apprezzarne appieno il sapore, mentre in passato, il pane era un alimento indispensabile per saziarsi.

I carciofi alla Villanella e le proprietà di questo ortaggio

Il carciofo, che è il fiore della pianta omonima, ha tantissime proprietà benefiche per il nostro organismo, è infatti un ottimo alleato del fegato e del sistema cardiocircolatorio, e oltre ad avere un alto contenuto di ferro, potassio, calcio e fosforo, con la cinarina insieme alle vitamine abbellisce la pelle. (leggi l’articolo: Le proprietà del carciofo che non ti aspetti)

Ci sono molte varietà di carciofo, pare quasi che ogni regione d’Italia abbia il suo, quello più consumato nel palermitano è però lo “spinoso” che viene mangiato preparato in tutti i modi. Sembra che a portarli in Sicilia siano stati gli antichi Greci, ma parliamo del progenitore dell’attuale carciofo, che era soltanto il calice del cardo spinoso selvaggio.
I Greci poi si sa, avevano una fervida fantasia e una predilezione per le leggende e così eccone una anche per il carciofo.

campo di carciofi

Il carciofo: leggenda e origine del nome

Si racconta di una Ninfa che era bellissima, aveva un volto luminoso dalla pelle rosata e occhi verdi dalle rarissime sfumature viola. Aveva un corpo snello e proporzionato e un portamento elegante e flessuoso. I suoi capelli erano color cenere, per questo motivo si chiamava Cynara. Pur avendo un animo buono e un cuore gentile era una fanciulla orgogliosa e volubile. Di lei si  innamorò perdutamente nientemeno che il padre di tutti gli dei dell’Olimpo, Zeus, che però non ne era corrisposto. Arrabbiato per essere stato respinto, in un moto d’ira decise di trasformare la fanciulla in un vegetale che in qualche modo le somigliasse, verde, spinoso e rigido all’esterno ma dentro doveva custodire un cuore tenero e dolce come l’animo della ragazza e doveva avere un colore viola come i suoi occhi.
Il nome Cynara però sembra che sia legato all’abitudine di usare la cenere per rendere più fertili i terreni dove veniva piantata questa pianta.

L’odierno nome del carciofo invece deriva dalla parola araba “Al Kharshuf ” che significa pianta che punge.
Un’ultima curiosità, anzi due: sapete che i carciofi hanno un posto d’onore anche nella letteratura? Pablo Neruda, infatti, compose la “Ode a la Alcachofa” cioè “Ode al carciofo“.
E la seconda curiosità invece riguarda il famoso carcere di Palermo. Sembra che gli Angioini chiamassero i carciofi “chardons” e per indicare i terreni fra la città e il monte Pellegrino dove crescevano spontaneamente, dicevano “où il y a les chardons”  “dove ci sono i cardoni” da qui Ucciardone.

La ricetta dei carciofi alla villanella

Ed ora finalmente passiamo alla ricetta: questo piatto si può realizzare in due modi, la prima usando semplicemente come condimento aglio, prezzemolo tritati, acciughe salate, olio extravergine d’ oliva, sale e pepe, la seconda con l’aggiunta di qualche altro ingrediente è quella forse meno conosciuta, ma a mio avviso più buona ed è quella che vi descrivo

TEMPOPORZIONIDIFFICOLTA’
30′4Facile
INGREDIENTI
8 carciofi
1 mazzetto di prezzemolo
2 spicchi d’ aglio
50 g di pangrattato
il succo di un limone
200 ml circa di acqua
4 acciughe salate
un cucchiaio di caciocavallo grattugiato
sale e pepe
mezzo bicchiere d’acqua
olio extravergine d’ oliva

Ecco come fare…

Pulite i carciofi, eliminate le foglie dure e tagliate le punte. Allargate le foglie e con l’ aiuto di un coltello eliminate il fieno dall’ interno, tagliate i gambi in modo che i carciofi stiano in piedi, metteteli ora in acqua acidulata con succo di limone.

Mettete il pangrattato in un padellino e fatelo tostare, quando è dorato scendere dal fuoco e aggiungete un filo d’olio.

Fate un trito con il prezzemolo e l’ aglio, unire le acciughe salate a pezzetti, il sale, il pepe e il formaggio, unire quindi il pangrattato già preparato e bagnare tutto con un po’ di olio, amalgamate tutto. Sgocciolate i carciofi e imbottiteli con il composto preparato, pressandolo bene all’ interno. Mettete i carciofi in piedi in un tegame dove avrete messo l’ acqua e l’ olio, sufficienti a coprirli fino a metà, aggiustate di sale e pepe, coprite con un coperchio il tegame e fate cuocere a fuoco moderato per circa 30 minuti. Potete se volete aggiungere delle patate tagliate a tocchetti tra un carciofo e l’altro, saranno buonissime!

Maria Floriti

Foto di copertina by depositphotos.com
foto interna by pixabay.com

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Maria Floriti
Maria Floriti
Donna eclettica e versatile, dai fornelli alle ricerche sulle storie e tradizioni più curiose della nostra città.

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