Padre Messina il benefattore palermitano

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Per gli appassionati di storia, fede e luoghi suggestivi, voglio parlarvi di una figura straordinaria che ha lasciato un segno indelebile nel cuore di Palermo: Padre Messina, un sacerdote che il popolo amava chiamare affettuosamente “u patri” o “il pazzo di Dio” e che molti dei nostri nonni e genitori più anziani hanno conosciuto.

Ciò che lo ha reso “speciale” è l’avere saputo unire la fede profonda a un’azione instancabile per i più bisognosi, specialmente i bambini, in una zona di Palermo dove la povertà e l’abbandono erano sfide quotidiane. Tutto questo, tra le critiche e la perplessità di una parte della città che non ha compreso i suoi sforzi e le prese di posizione al limite della legalità, pur di ottenere l’aiuto per i suoi bambini.
Un racconto che scalda il cuore, fatto di aneddoti curiosi, sfide superate e un amore immenso per Dio e per il prossimo.

Chi era Padre Messina? Un sacerdote per gli ultimi

Padre Messina giovane
Un giovane Padre Messina

Padre Giovanni Messina nacque a Palermo il 31 marzo 1871, nel popolare rione Kalsa. Non doveva passarsela molto bene: la sua famiglia era numerosa, con ben 16 tra fratelli e sorelle. Tuttavia, fin da bambino, grazie a sua madre, Rosalia Lo Nigro, che era una Terziaria francescana, il ragazzo crebbe con una educazione religiosa impregnata nell’amore per Dio e attenzione per il prossimo.

Come molti ragazzini di quell’epoca, il piccolo Giovanni frequentò l’oratorio San Filippo Neri all’Olivella, all’interno della Villa Filippina dove ricevette i primi insegnamenti del catechismo e consolidò la sua formazione culturale e spirituale, tant’è che lui stesso definì San Filippo Neri il suo “Padre spirituale”. Fu proprio in quegli anni che maturò la sua vocazione sacerdotale ed entrò nel Seminario diocesano dove proseguì gli studi. Fu ordinato sacerdote il 21 marzo 1896, nella chiesa di San Gregorio a Porta Carini.

“L’Africa di Palermo”: l’inizio di un’avventura

Doveva avere un carattere risoluto già da allora, infatti, pochi giorni dopo la sua ordinazione, l’Arcivescovo di Palermo, Cardinale Michelangelo Celesia, intuendo il suo potenziale come “apostolo di frontiera”, pensò di inviarlo in un rione particolarmente difficile: Sant’Erasmo. Era una zona abitata principalmente da pescatori e gente che si occupava prevalentemente di “cose di mare” e che viveva in grandi ristrettezze economiche, in case piccole, buie e malsane.
Padre Messina stesso definì questo quartiere “L’Africa di Palermo”, indicando quanto fosse una terra di missione per lui, come se fosse in un paese straniero.

Il compito affidatogli era impegnativo: “Andrai ad evangelizzare una zona di povera gente… Lì troverai alcune chiesette piccole e abbandonate da riattivare al culto”. Non c’erano scuole, le viuzze erano sporche, le casette squallide, ma c’era un problema pressante: i tanti bambini affamati che scorrazzavano sporchi e lasciati a se stessi, lungo le strade del rione.

Padre Messina non si lasciò scoraggiare dal difficile compito! Con duro lavoro manuale e una fiducia incrollabile nella Divina Provvidenza, si diede da fare per riaprire al culto diverse chiese abbandonate, tra cui la chiesa di Sant’Erasmo, annessa alla vecchia villa del Principe Alessandro Tasca di Cutò. Con l’aiuto di benefattori e quella manuale degli stessi pescatori, la piccola Chiesa di Sant’Erasmo venne riparata, restaurata e riaperta il 4 giugno 1896, tra la gioia la partecipazione del popolo dei pescatori.

Ma padre Messina non si limitò a riattivare luoghi di culto, no, il suo ministero era indirizzato alle persone, e soprattutto alle più bisognose. Che fosse un gran lavoratore lo aveva dimostrato, ma Padre Messina era anche un predicatore efficace e convincente e grazie alle sue mani, segnate dal lavoro, la sua parola diventava credibile. Così, ben presto tutta la città cominciò a conoscere e benvolere questo prete che andava in giro sopra un carretto a chiedere qualunque cosa potesse essere di aiuto per i suoi picciriddi.

La “Casa Lavoro e Preghiera” e L'”Astrachello”

A quel tempo, il problema dell’infanzia abbandonata nei quartieri poveri di Palermo era un problema piuttosto frequente e Padre Messina non poteva rimanere indifferente. Forte della sua esperienza nell’oratorio di San Filippo Neri, cominciò a raccogliere i bambini che vagavano per strada per dar loro assistenza. Con l’aiuto della madre, della sorella Nunzia e di alcune donne terziarie francescane offrì a questi piccoli l’opportunità di potere dedicarsi al gioco, un tetto per ripararsi, cibo per nutrirsi e ai più grandi la possibilità di imparare un mestiere.

Fu nel settembre del 1898, che iniziò a raccogliere le prime bambine nei locali che erano stati un orfanotrofio: il «Ricovero per l’infanzia abbandonata». All’inizio, poteva offrire solo assistenza diurna, e le bambine dovevano tornare a casa la sera ma già dall’anno successivo, con l’aiuto delle terziarie, le bambine poterono pernottare. Nasceva in questo modo la “Casa Lavoro e Preghiera per gli Orfani e Abbandonati“.

Istituto Padre Messina
L’Istituto d Padre Messina oggi

Ma quando il numero degli assistiti cominciò ad aumentare, gli spazi risultarono insufficienti e fu necessario affittare un magazzino abbandonato di una villa nobiliare, conosciuta come “L’Astrachello”. Questo edificio aveva una storia affascinante: era stato costruito in riva al mare, sul piano di Sant’Erasmo, dal Principe Alessandro Filangeri di Cutò nei primi decenni del XIX secolo. Chiamata “Astrachello” perché edificata su pietre lisce e squadrate (“astraco“, cioè il terrazzo) che fungevano da frangiflutti, la villa aveva ospitato in passato persone facoltose e uomini di cultura. Con il tempo e i debiti, era caduta in disuso.

Man mano che “la famiglia” cresceva, il magazzino divenne presto troppo piccolo. Padre Messina, allora, prese in affitto anche il resto dell’edificio e cominciò ad ampliarlo, costruendo un piano sull’altro, senza alcuna licenza o permesso. L'”Astrachello” divenne nel tempo un grande edificio accogliente, con stanze dormitorio, stanze-lavoro e un refettorio inglobando al suo interno la chiesetta di Sant’Erasmo, ma nel frattempo attirando le critiche di un aparte della borghesia cittadina.
Fu per questo suo modo di fare, forse un po’ fuori dalle regole edilizie dell’epoca, che venne chiamato anche “l’abusivo di Dio”.

Tra terremoti, alluvioni e incomprensioni

L’opera di Padre Messina crebbe rapidamente, anche suo malgrado, per l’esigenza di accogliere numerosi bambini rimasti orfani a causa dei terribili terremoti che colpirono la Calabria nel 1905 e Messina nel 1908. Il suo pio Istituto divenne punto di riferimento per i numerosi diseredati bambini che soffrivano anche le ingiurie della natura. Accolse anche orfani dal terremoto della Marsica nel 1915 e i sinistrati palermitani dopo l’alluvione che devastò i quartieri poveri di Palermo nel 1932.

Nonostante il suo instancabile lavoro di carità, Padre Messina incontrò difficoltà e incomprensioni. Subì attacchi dalla borghesia palermitana, preoccupata più dell’estetica del paesaggio che della miseria dei bambini. Fu criticato sui giornali per le sue “costruzioni abissine” al di fuori di ogni legge. Architetti e pittori si unirono alle critiche, denunziando il deturpamento della costa per via della costruzione ampliata abusivamente nel foro Italico. Padre Messina non si scompose, difendendo i suoi bambini e la sua opera di carità, sottolineando che “l’estetica del paesaggio era l’ultimo problema per chi non aveva cibo o un tetto“.

Le difficoltà economiche erano costanti. Tentò di unificare la sua Opera con altre congregazioni per garantire stabilità, ma senza successo, ed anzi, dovette subire continue ispezioni da parte dei superiori e della Curia arcivescovile per via della sua opera.
Nel 1908, difese l’esistenza della sua Opera dalla minaccia di chiusura, recandosi in udienza dal papa San Pio X, che lo incoraggiò e lo sostenne così come il Cardinale di Palermo, Alessandro Lualdi, che gli suggerì di costituire le sue collaboratrici in una comunità. Furono così fondate le “Orsoline Congregate”, all’interno della famiglia di Sant’Angela Merici, una Istituzione poi approvata come Istituto diocesano il 31 marzo 1915.

Aneddoti e “Perle” di un “Pazzo di Dio”

Padre Messina

Il popolo di Palermo amava Padre Messina e lo chiamava affettuosamente “il pazzo di Dio” proprio per questo suo modo risoluto ed a volte irruento nel perseguire i suoi intenti caritatevoli.

Una delle immagini più familiari ai palermitani era quella di Padre Messina che girava per la città con il suo carrettino trainato da un asinello, chiedendo l’elemosina: pane, frutta, stoffa… qualunque cosa potesse essere utile alla sua Opera. E lo fece per tutta la vita! anche quando era troppo vecchio e malato per camminare, continuò a farlo seduto sull’asinello.

Sono tanti i piccoli aneddoti che la gente che lo conobbe racconta sulla sua straordinaria carità e la sua fiducia nella Provvidenza. Ne ricordiamo solo i più famosi.

L’orologio dipinto: Sulla facciata della Casa, non avendo i soldi per un orologio vero, ne fece dipingere uno, con le lancette ferme alle 15:30. A chi gli chiedeva quando avrebbe funzionato, rispondeva immancabilmente: “Quando avrò i soldi!”. Questa risposta toccava il cuore e spingeva le persone a fare un’offerta. Un imprenditore benestante, sentendo che un orologio vero costava cinquemila lire, glieli diede subito. Padre Messina scherzava dicendo: “Sapessi quanti soldi mi ha dato quell’orologio finto!”. Così, la sua stessa povertà diventava uno strumento per soccorrere la povertà dei suoi piccoli.

La frutta dei poveri: La frutta che la polizia confiscava ai venditori abusivi veniva portata alla Casa di Padre Messina per i bambini. Spesso, però, dopo che la polizia se ne andava, arrivavano i venditori multati, implorando aiuto perché anche loro avevano famiglie povere e Padre Messina dava loro quello che poteva.

Il ceffone e la stoffa: Una volta, entrando in un negozio di stoffe per chiedere l’elemosina, dopo aver chiesto più volte e ricevuto risposte maleducate, all’ennesima insistenza il proprietario gli diede un ceffone. Davanti alla riprovazione generale, Padre Messina non si scompose, anzi difese il negoziante. Poi, rivolgendosi a lui disse: “Il ceffone era per me, ma la stoffa per i bambini ora me la dai?”. Uscì dal negozio con la stoffa che gli serviva.

Padre Messina ci ha lasciato anche molte “perle” di saggezza spirituale nei suoi scritti, principalmente nelle lettere alle sue suore:

“Chi muore d’amore di Gesù non muore mai, anzi comincia a vivere, perché Gesù è la Vita!”

“L’amore di Dio è bello… Poveretti, credono che amare Dio voglia dire non patire e godere la vita presente”

“Il miglior mezzo di divenire santi è aspettare con pazienza”

“Il miglior divertimento è la fatica. Chi non lavora non va in Paradiso”

“In voi la sola parola di risposta dovrà essere… Fiat: ossia fate di noi, o Signore, ciò che vi piace…”

“La carità… ecco la gemma preziosa che deve rifulgere sulla fronte del Sacerdote”

“Orazione, val quanto dire unione intima col nostro Gesù…”

“La vera e soda scienza per le anime si attinge dal tabernacolo…”

“Amate Maria e amatela con tutto l’affetto, come tenere figlie affettuosissime verso la più tenera e la più affettuosa Madre. Vicini a Maria non si pecca, ma si sta sereni.”

Un busto alla villa Giulia lo ricorda, insieme alla parole da lui pronunciate: “Se non fosse per i miei bambini, che noia la vita!”.

La morte e l’eredità di Padre Messina

Le difficoltà a realizzare il suo ministero di carità procurarono tante sofferenze che segnarono tutta la vita di Padre Messina. L’ultimo colpo, durissimo, arrivò nel 1949. Il 18 maggio di quell’anno, gli fu comunicata dalle autorità l’ingiunzione allo sgombero della sua Casa, con la possibilità che venisse abbattuta.

Questo rischio di lasciare i suoi bambini senza casa lo colpì profondamente tanto che Padre Giovanni Messina morì pochi giorni dopo: il 24 maggio 1949, giorno della Festa della Madonna delle Grazie. La notizia della morte del “padre degli orfanelli” e “protettore degli umili e dei poveri” si diffuse rapidamente scuotendo la commozione di gran parte della popolazione che partecipò numerosa ai funerali. La salma fu esposta nella sua chiesa del Corpus Domini e sepolta inizialmente nella cripta dei Padri Cappuccini. L’anno successivo, esaudendo un suo desiderio e dietro richiesta di molti fedeli, le sue spoglie furono traslate nella chiesa del Corpus Domini all’interno del suo Istituto, dove rimangono ancora.

La Casa, nonostante le minacce, non venne chiusa, e l’opera voluta dal suo fondatore continuò grazie all’impegno delle religiose che si erano formate con lui. Nel 1953, il Cardinale Ernesto Ruffini, eresse canonicamente in Congregazione religiosa le “Orsoline del Cuore di Gesù” che nel marzo del 1967 si fusero con le Piccole Suore Missionarie della Carità, fondate da san Luigi Orione.

L’eredità di Padre Messina continua attraverso le opere e la memoria che il popolo di Palermo conserva di lui. Il processo canonico per il riconoscimento delle sue virtù eroiche è iniziato il 12 marzo 1982 e si è concluso a livello diocesano il 21 marzo 1991. Gli atti sono ora all’esame della Congregazione per le Cause dei Santi.

Tutte le volte che andrete a passeggiare nelle vicinanze del porticciolo di sant’Erasmo, che adesso è stato riqualificato, ricordiamoci di Padre Giovanni Messina, un palermitano che ha reso la sua città un posto migliore. La sua storia è un esempio concreto di fede, carità instancabile e fiducia nella Divina Provvidenza, anche di fronte alle avversità. Ricordarlo significa onorare un “uomo di Dio” che ha amato i più piccoli e ha dedicato la sua vita a soccorrerli.

Saverio Schirò

Indirizzo e contatti

Indirizzo:
Casa Lavoro e Preghiera di P. Messina Foro Umberto I°, 29 Palermo
Ingresso: Via Padre Messina, 1

Orario delle visite guidate:
dal Lunedì al Sabato dalle ore 15 alle 17,30
la Domenica e festivi anche dalle 10,30 alle 12

Per informazioni:
Tel. 091/6161503 – Fax 091/6164994
E-mail: casalavoroepreghiera@gmail.com

Fonti:

le immagini di Padre Messina sono tratte dal sito donorione.org

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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