Palermo: le origini del nome

Dallo splendido fiore alla città tutto porto: una toponomastica ancora tutta da scoprire

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Quali sono le origini del nome “Palermo”? La città si è sempre chiamata in questo modo? Cosa sappiamo a proposito?

Secondo lo storico greco Tucidide (che visse nel IV secolo a.C.) furono i Fenici a fondare il primo nucleo della città, insieme a Solunto e Mozia: “Anche i Fenici abitavano qua e là per tutta la Sicilia, dopo avere occupato i promontori sul mare e le isolette vicine alle coste, per facilitare i rapporti commerciali con i Siculi. Quando poi vennero d’oltremare in gran numero i Greci, essi sgombrarono la maggior parte del paese e si concentrarono a Mozia, Solunto e Panormo, vicino agli Elimi dove abitarono rassicurati dall’alleanza degli Elimi stessi e dal fatto che quel punto della Sicilia distava pochissimo da Cartagine” (Tucidicide VI, 2,6). 

Dunque già nel IV secolo la città si chiamava Panormo e vedremo dopo perché, ma la domanda è come la chiamavano i Fenici nell’VIII a.C. quando la fondarono?

ṢYṢ: la splendente  

Un’opinione abbastanza diffusa vuole che i Fenici chiamassero questo primo insediamento ṢYṢ (con le “esse” pronunciate come il verso della zanzara), il cui significato sarebbe “fiore” e si riferirebbe alla conformazione naturale dell’insediamento, tra due fiumi a formare appunto il profilo di un fiore. Un’altra versione, suggerisce che la radice del trigramma indicherebbe un nome collettivo che richiama l’idea del “brillare” degli ornamenti per cui il significato di ṢYṢ sarebbe collana splendente”.  In questo caso il toponimo potrebbe essere associato alla catena di monti intorno alla città che la avvolgono appunto come una collana. 

Entrambe le ipotesi per quanto suggestive, sono poggiate su fragili fondamenta.
L’ipotesi che 
ṢYṢ possa essere il primitivo nome della città non proviene da alcuna fonte epigrafica o letteraria ma solamente da una serie di monete ritrovate in più parti della Sicilia.

Ma una in particolare è stata determinante: si tratta di cinque esemplari di litra d’argento con la legenda ṢYṢ impressa da un lato e la scritta greca ΠΑΝΟΡΜΟΣ (PANORMOS) sul rovescio. Questi ritrovamenti hanno persuaso diversi studiosi che il trigramma ṢYṢ sia l’equivalente del toponimo greco παν-όρμος (Panormos).

Ma se così fosse, come spiegare le numerose monete ritrovate in numerosi siti siciliani con la legenda ṢYṢ senza la denominazione Panormos sul retro? Inoltre, se ṢYṢ indica il nome della città di Palermo perché ripeterlo di nuovo con termine greco? A maggior ragione considerando che quest’area area siciliana fu certamente soggetta all’influenza cartaginese?
La questione è davvero complessa e tutt’altro che risolta per cui aspettiamo nuovi risvolti e ulteriori scoperte.

Panormos, tutta porto, ma non solo

Il termine Panormos è certamente il nome che la città ha avuto sin dal IV secolo a.C. come attestato da numerose fonti. Il significato del termine, invece, è tutt’altro che assodato.
Tutti hanno sempre attribuito il nome al grande porto che da sempre ha caratterizzato il luogo. Soprattutto da quando lo storico siciliano Diodoro Siculo, nel I secolo a.C. dice letteralmente che Panormosaveva il più bel porto della Sicilia, fatto dal quale la città aveva ricavato lo stesso nome” (Diodoro XXII, 10).
Così “Pan- ormos”, è stato tradotto letteralmente “tutto-porto”.

Semplice ma fino ad un certo punto: vero che la città possedeva una meravigliosa insenatura che favoriva l’ormeggio di decine e decine di navi, e che per le stesse caratteristiche nel Mediterraneo esistevano almeno 16 città con lo stesso nome, tuttavia una di esse non possiede alcun porto ritrovandosi all’interno del territorio della Cilicia, lontana dal mare.

Ecco allora spuntare una suggestiva teoria: il vocabolo greco ὅρμος (ormos) indica certamente un luogo dove ancorare: rada, porto, ricovero; ma significa anche catena, collana, collare, monile. Ecco dunque ricomparire la ṢYṢ delle monete!
Sorprendente secondo qualcuno, perché in questo caso “collana splendente”, tradotta nel retro delle monete greco-puniche ΠΑΝΟΡΜΟΣ potrebbe essere davvero il nome primitivo di Palermo e si riferirebbe alla catena montuosa che la circonda.
Ovviamente per il momento, per quanto l’idea è interessante, si tratta solo di suggestioni. 

Da Panormos a Palermo, l’evoluzione linguistica

Durante l’occupazione romana il nome della città da Panormos fu semplicemente latinizzato in Panormus e così rimase fino alla dominazione araba. Siamo alla fine del I° Millennio ed i cronisti arabi chiamano la città Balarm (pronuncia Balerm) o più semplicemente Madìnah che in arabo identifica “la città” e questo indica l’importanza che aveva raggiunto sotto la dominazione araba.
Nel corso del periodo Normanno la lingua prevalente rimane l’arabo così il nome della città rimane quasi invariato: Balermus o Balarmuh pronunciati alla stessa maniera e da lì il termine si trasformò fino a diventare l’odierna Palermo.

Saverio Schirò

Fonti:

  • G. PURPURA, Palermo e il mare, in R. LA DUCA Ed, Storia di Palermo, vol I, Palermo 1999;
  • A. CUTRONI, Le emissioni monetali, in R. LA DUCA Ed, Storia di Palermo, vol I, Palermo 1999;
  • L. GANDOLFO, Emissioni puniche di Sicilia a leggenda ṢYṢ, in Sicilia Archeologica, 1984 -54-55 -Agosto 04.

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
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