Perché chiamiamo i soldi picciuli?

Autore:

Categoria:

25,584FansLike
1,315FollowersSegui
633FollowersSegui

Tra i tanti termini per definire i soldi, in lingua siciliana, probabilmente il più comune è picciuli. Da dove deriva questo termine apparentemente inconsueto?

La risposta è presto detta.
Sin dalla fine del XV secolo, il Regno di Sicilia adottò una nuova monetazione, il cui pezzo di valore inferiore, si chiamava appunto picciolo, ed era equivalente ai nostri odierni centesimi. Queste monetine di rame erano largamente diffuse, per questo motivo sono diventate sinonimo di denaro, che era appunto l’altro termine usato per definirli.
Il termine viene da “piccolo”, nome diffuso soprattutto negli stati italiani sin dal medioevo per indicare le monete di valore più basso, contrariamente ai “grossi” con cui erano chiamate quelle più preziose.

valore dei soldi - un grano
Moneta di 1 grano del 1700 – ©palermoviva.it 2022

Ma quanto valeva 1 picciolo?

La monetazione dell’epoca non era divisa in centesimi, come oggi. Servivano 6 piccioli per fare 1 grano (da cui deriva il termine grana (plurale), anch’esso oggi utilizzato come sinonimo di denaro), 20 grani facevano 1 taro o tarì d’argento, 12 tarì costituivano 1 piastra.

Con l’avvicendarsi dei governi e delle dominazioni il valore delle monete cambiava leggermente, così come anche il nome di alcuni dei tagli più grandi.

picciuli
Riproduzione della moneta pìcciolo siciliano

Successivamente, in epoca borbonica, la moneta da 1 picciolo fu abolita a causa del suo scarso valore e la moneta base divenne quella da 3 piccioli, equivalente a ½ grano. Inoltre vennero introdotte altre monete dal valore superiore, tra cui l’oncia (o onza) una grossa moneta d’argento di 69 grammi, equivalente a 30 tarì o a 2 piastre e 1/2. In seguito vennero coniate anche le 2 once, una moneta d’oro di quasi 9 grammi.

Quindi in sostanza all’inizio dell’800 le monete in circolazione erano:

In rame – 3 piccioli, 1 grano, 2 grani, 5 e 10 grani (entrambi dal 1801)
In argento – 10 grani (fino al 1800), 20 grani (equivalenti ad 1 tarì), 2, 3, 4 e 6 tarì, 1 piastra e 1 oncia
In oro – 2 once/60 tarì (dal 1814).

Con la fusione tra il regno di Sicilia e quello di Napoli nel Regno delle Due Sicilie, la monetazione fu unificata. Sparirono i piccioli che furono rimpiazzati dai tornesi, rimasero invece i grani che soppiantarono anche l’uso dei tarì.
2 Tornesi equivalevano a 1 grano, ma mantenevano la loro denominazione fino ai 10 tornesi, ovvero fino alla coniazione in rame. Poi si passava all’argento, dunque direttamente a 10, 20, 60 e 120 grani (quest’ultima anche chiamata piastra).
Infine c’erano le monete d’oro, 3, 6, 15 e 30 ducati, con un ducato che aveva il valore nominale di 100 grani (sebbene non esistesse la moneta da 1 ducato, né quella da 100 grani).

Con l’Unità d’Italia questa monetazione fu rimpiazzata dalla lira, che ancora oggi ricordiamo e anche in Sicilia venne introdotta la più familiare divisione in centesimi che tutt’ora utilizziamo, tuttavia i picciuli continuano ad esistere nel nostro linguaggio comune, nonostante non siano più in uso da oltre due secoli.

A proposito di picciuli, leggi anche: Il valore dei soldi nella Palermo di un tempo

Fonti: Wikipedia.org – Piastra Siciliana

Ti è piaciuto? Condividilo con gli amici!

Rimani aggiornato su Telegram

Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Ti potrebbe interessare anche...

La leggenda di Cola Pesce

La Leggenda di Colapesce è una delle storie più antiche e suggestive della Sicilia. Nel maggio 1140, re Ruggero II si trovava in visita a...

Vincenzo Di Bartolo: il Cristoforo Colombo palermitano

Le imprese marittime di un tempo, sono ancora oggi viste con grande ammirazione dagli storici di tutto il mondo. A tal proposito alcuni saranno...

La stupefacente epopea di Roberto il Guiscardo, il Terror Mundi

Da mercenario famelico, da brigante astuto e spregiudicato, diventare duca di Puglia, Calabria e Sicilia, e, infine, essere perfino piazzato da Dante in Paradiso,...

Una regina “navigata”. Le vicissitudini di Giovanna, regina di Sicilia

Giovanna, Regina di Sicilia e sorella del Cuor di Leone avrebbe anch'essa meritato di essere chiamata Cuor di Leonessa? La promessa sposa di Guglielmo il...

Un pastore nel turbine del Risorgimento

Nella navata sinistra della cattedrale di Palermo si trova la cappella dell’Immacolata che, al centro, ospita il sepolcro del Beato Giuseppe Puglisi, accanto al...

La soppressione degli ordini religiosi e confisca dei beni ecclesiastici nella Palermo di fine ‘800

il Regio Decreto 3036 del 7 luglio 1866 definì la soppressione degli ordini religiosi e e delle congregazioni e l'anno successivo una seconda legge...