Ferdinandea, l’isola siciliana che non esiste

L'Isola Ferdinandea è un vulcano affiorato nelle acque siciliane nel 1831, causando grande meraviglia e una disputa internazionale durata svariati mesi.

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Tra le tante isole che circondano le coste della Sicilia, in pochi conoscono l’Isola Ferdinandea. Il motivo è molto semplice, non esiste più, almeno per il momento.

Questa piccola piattaforma vulcanica si trovava nel Canale di Sicilia, più o meno tra Sciacca e Pantelleria, quindi in una posizione strategica per chiunque volesse controllare il traffico marittimo nel Mediterraneo. Ma andiamo per ordine.

La nascita dell’Isola Ferdinandea

Nel luglio del 1831 una serie di scosse iniziarono a farsi sentire in tutta la Sicilia e un forte odore di zolfo avvolse la zona di Agrigento, era il chiaro segno di un’attività vulcanica in corso. Uno strano fenomeno visto che nessuno in quel periodo aveva memoria di un simile evento da quelle parti, tanto che, quando un’alta colonna di fumo si innalzò dal mare, dalla costa si pensò subito ad una nave in fiamme. I marinai più superstiziosi, vedendo ribollire il mare ed affiorare una gran quantità di pesci morti, pensarono invece alle vecchie storie di mostri marini, che da secoli i pescatori siciliani si tramandano.

Dopo un paio di settimane la verità venne a galla (letteralmente) e una nuova isola fece la sua comparsa nel Mediterraneo. Grazie alla continua eruzione di lava e cenere, la terra emersa continuò a crescere anche nel mese di agosto, raggiungendo la ragguardevole altezza di 63 metri e una superficie di quasi 5km².

Sul lato nord-est si ergeva l’imponente cima, mentre al centro si sviluppava una pianura con due laghetti al centro, il più grande dei quali aveva un diametro di 20 metri e 2 metri di profondità.

A chi doveva appartenere questa isola?

isola ferdinandea

La neonata isola, sorta in una posizione strategica per le rotte commerciali e militari, fu subito adocchiata dagli inglesi, che non persero occasione per inviare una loro nave a piantare la bandiera britannica, rivendicando la proprietà della Graham Island (così la chiamarono).

Questa iniziativa causò molti malumori tra i siciliani, che di fatto si ritrovavano così gli inglesi dentro casa e che oltretutto percepivano l’isola come propria di diritto, vista la chiara vicinanza territoriale.
Mentre il governo borbonico portava avanti la disputa con quello britannico, anche i francesi approdarono sul vulcano, piantando la loro bandiera e ribattezzandolo Isola Julia.
Visto il doppio affronto anche il Regno delle Due Sicilie decise allora di passare all’azione, inviando il capitano Corrao a piantare la propria bandiera e rivendicare la proprietà dell’Isola, che fu quindi chiamata Ferdinandea (dal nome del sovrano in carica, Ferdinando II).

Nei giorni e nelle settimane successive gli eventi si susseguirono. Si sfiorò il conflitto quando la nave del capitano Corrao fu intercettata da una potente fregata inglese, tuttavia i due comandanti decisero di lasciare che fossero i rispettivi governi a trovare un accordo diplomatico.

Lo scontro si spostò nell’ambito del diritto internazionale, con il Regno delle Due Sicilie che reclamava la proprietà dell’Isola per la vicinanza alle proprie coste e gli inglesi che sostenevano che le nuove isole emerse sono considerate “terra di nessuno”, quindi di proprietà di chiunque le rivendichi per primo.
Nel frattempo degli imprenditori francesi progettavano la costruzione di una località balneare esclusiva, in barba allo scontro internazionale in corso.

E improvvisamente … la scomparsa

La disputa si risolse da sola nel dicembre dello stesso anno. Come previsto dai geologi francesi appena un mese prima, il materiale vulcanico emerso non era abbastanza solido da resistere alle intemperie e alla forza del mare.
Già dal mese di ottobre la superficie dell’isola iniziò gradualmente a ridursi, inabissandosi lentamente fino a scomparire del tutto l’8 dicembre del 1831, appena 5 mesi dopo la sua apparizione.

L’ex isola, adesso ufficialmente denominata banco di Graham, continua ad esistere a circa 8 metri di profondità, rappresentando oltretutto un’insidia per le imbarcazioni più grandi e i capitani più inesperti.

Nel 1986 un aereo militare statunitense, diretto in Libia per bombardare Tripoli nell’ambito dell’Operazione El Dorado Canyon, scambiò la cima del vulcano sommerso per un sottomarino nemico e la colpì con un missile.

Negli anni 2000 i vulcanologi hanno riscontrato un nuovo innalzamento dell’Isola Ferdinandea. Sebbene oggi la sua funzione strategica sarebbe molto diversa rispetto al XIX secolo, l’Italia ha voluto giocare d’anticipo, inviando nel 2002 una squadra di sommozzatori a piantare una bandiera sulla cima del vulcano (aspettandosi un’imminente riemersione che però non è avvenuta).

Se mai dovesse tornare in supeficie, l’isola porterebbe con sé anche una targa posta dai siciliani sul banco sommerso. Questa recita: «Questo lembo di terra una volta isola Ferdinandea era e sarà sempre del popolo siciliano».

Fonti e foto: Wikipedia.org
Amusingplanet.com

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

3 COMMENTI

  1. Sono Colombiana viaggio da Roma in Sicilia molto spesso e tutto quello che concerne quella meravigliosa terra mi interessa bravo.
    Dorys

    • Grazie Dorys. Amiamo raccontare le storie sulla nostra Sicilia, un patrimonio che appartiene a tutti i popoli del mondo.

  2. Bravo! Leggo x la prima volta palermoviva. Sono di Castelbuono, ma da 50 anni in Germania.
    A presto con l’ augurio di ogni bene.

    arch.
    nicolo piro
    Germania

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