Maria di Sicilia, come prima di lei Costanza d’Altavilla e Costanza di Svevia, era erede legittima del Regno, giacché suo padre, Federico IV, era morto senza lasciare un figlio maschio.
Con essa si spense la dinastia siculo-aragonese. Sembra impossibile immaginare un destino più infelice del suo: rapita, segregata in tristi fortezze, sballottata da una parte all’altra, perfino ridotta alla miseria. Orfana di madre all’età di un anno, crebbe senza veri affetti. Suo padre, il re Federico IV, “il Semplice” fu un sovrano privo di autorità, sbeffeggiato dai potenti feudatari, di cagionevole salute fisica (e forse mentale). Quando, nel 1377, morì di un cancro all’intestino – o potrebbe darsi che fosse stato avvelenato – la giovane Maria era appena adolescente. Venne quindi affidata a suo padrino, Artale Alagona, gran giustiziere del regno, mentre la reggenza era esercitata simultaneamente da quattro vicari, spesso in disaccordo tra loro.
Prigioniera da un castello ad un altro

Per quale motivo suo tutore la teneva praticamente prigioniera nella residenza del castello Ursino di Catania? Era geloso, prepotente di natura o temeva qualche rapimento? La giovane regina era, infatti, un partito allettante e proposte di matrimonio erano già arrivate da parte della regina di Napoli, del re d’Aragona, dello stesso papa Urbano VI, mentre il tutore, dal canto suo, cercava un accordo matrimoniale con i Visconti di Milano.
Ma un feudatario ambizioso e geloso – perché escluso dal governo dei quattro vicari – Raimondo Moncada, riesce con un audace colpo di mano a impossessarsi della ragazza e la chiude nella rocca di Licata. All’arrivo delle truppe dei vicari la giovane viene trasferita ad Augusta, nel forte castello costruito ai tempi di Federico II.
Per riprendere la sua pupilla, Alagona, con i suoi alleati, assedia la fortezza per terra e per mare, impedendo i rifornimenti e riducendo gli abitanti alla fame. Il Moncada, nel frattempo tratta con il re d’Aragona, desideroso di dare Maria in sposa a un principe aragonese, nonostante la consanguineità. Tra scambi di messaggi, invio di ambasciatori, reperimento di navi e di fondi necessari per la costosa trasferta verso la Spagna, passano anni durante i quali la “regina non regina” viene “messa al sicuro” in Sardegna.
Maria conduce intanto una vita grama: privata dalla sue governanti e dalle sue compagne più care, è affiancata da pochi sconosciuti e manca di tutto: affetti, cure e perfino cibo sufficiente. Ridotta al limite della sopravvivenza, la povera giovane si ammala e soffre di depressione.
Maria di Sicilia promessa sposa a Martino d’Aragona
Quando raggiunge i suoi parenti aragonesi, cade, per così dire, dalla padella alla brace: in Catalogna infieriva in quei tempi l’epidemia di peste e Maria, ancora una volta, viene trasferita ripetutamente da un luogo all’altro. Martino, il pretendente al quale è stata promessa, è ancora un bambino, di undici anni più giovane di lei e, inoltre, cugino suo, per cui si deve ottenere la dispensa papale.
Cosa tutt’altro che semplice, dato che in quel periodo anomalo i papi erano ben due, uno ad Avignone e uno a Roma. Il re d’Aragona dopo aver cominciato a trattare con entrambi, ottiene finalmente la dispensa da parte di Clemente VII, il pontefice avignonese. Così dopo circa altri otto anni di attesa, la ormai ventottenne regina può sposare Martino detto il Giovane, figlio del duca Martino il Vecchio, (fratello del re d’Aragona).
Il ritorno in Sicilia

Ma per la regina Maria tornare finalmente nella sua Sicilia in compagnia del novello sposo non era un’impresa da poco! I grandi baroni siciliani, i famosi vicari e i loro alleati, non vedevano di buon occhio questo matrimonio aragonese e non accettavano un re “straniero”. Il Regno andava quindi riconquistato. Nel 1392, approda a Favignana la flotta spagnola che trasporta Maria, fiancheggiata non solo dal giovane sposino, ma anche dall’ambizioso e implacabile suocero, il duca Martino, che non si fida delle capacità di Martino il Giovane, il suo imberbe rampollo.
L’astuto “Vecchio” – il vero re di questa compagine – userà ogni mezzo per spezzare l’opposizione siciliana: promesse, minacce, corruzioni inganni. A Palermo, Andrea Chiaromonte, che aveva impedito agli aragonesi e alle loro truppe l’ingresso all’interno delle mura cittadine, verrà arrestato e decapitato sulla piazza antistante la sua superba dimora, quel palazzo Chiaromonte che oggi conosciamo sotto il nome di “Steri”.
La riconquista procedette tra sottomissione e ribellione delle varie città. Maria era tornata a vivere a Catania nell’antica rocca Ursino, solitaria, spesso ammalata, e senza soldi. Pressata dalla necessità, darà in pegno gioielli, vestiti e perfino la sua sella da cavallo. Nel frattempo il suocero e il marito sono impegnati nelle operazioni militari, e il bel Martino, quando non combatte si dedica alla caccia e alle conquiste femminili, trascurando la poco attraente sposa, ormai sfiorita e malaticcia.
Soltanto dopo sette anni di matrimonio, si annuncia una gravidanza, peraltro a grosso rischio, e finalmente Maria mette al mondo un erede maschio. La gioia durerà poco: il bambino muore all’età di due anni in circostanza drammatiche e poco chiare, ferito durante una giostra. Sua madre gli sopravvivrà per pochi mesi: il 25 marzo del 1401, la peste metterà fine alla sua tormentata vita. Muore isolata a Lentini dove si era rifugiata per sfuggire all’epidemia.
Toccò all’autoritario suocero, Martino il Vecchio – diventato re d’Aragona dopo la morte del fratello – ordinare dalla Spagna, sontuose cerimonie in suffragio dell’infelice regina, in tutte le città, sia spagnole, sia siciliane. Il cinico sposo, il giovane Martino, che aveva lasciato la moglie morire da sola, si dette subito da fare per sostituirla con una principessa giovane, bella, ricca, che potesse presto dargli un erede. In realtà, sarebbe stato l’invadente padre, il re d’Aragona Martino il Vecchio a scegliere la nuova regina di Sicilia, Bianca di Navarra…
…la sua storia al prossimo capitolo!
Liliane Juillerat
Buona serata liliane, leggere quello che scrivi è interessante. Poiché è frutto di tuoi ricerche e sopprese interessanti che ci fai conoscere aspetti della nostra bella storia siciliana. Aspetto il tuo prossimo libro