La storia della Cassata “Costanza d’Aragona”

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Corona costanzaFu trovato “Un…corpu mortu…in testa di lo quali corpu fu trovata una coppula tutta guarnuta di petri priciusi, perni grossi et minuti, et piagi di oru massizzu…” (cfr. F. Daniele, I Regali Sepolcri…)
La “coppula” citata dallo storico e archeologo Francesco Daniele è la preziosissima corona di Costanza d’Aragona, Il Camaleuco che Federico II fece deporre insieme alla moglie Costanza nella tomba. Costanza d’Aragona fu regina d’Ungheria e poi regina e consorte di Sicilia perché data in sposa, in seconde nozze all’età di 25 anni al giovanissimo re Federico II allora quindicenne.
Costanza morì a Catania ma le sue spoglie furono sepolte nella Cattedrale di Palermo, in un sarcofago di marmo antico, posto accanto ai sarcofaghi di porfido in cui riposavano le spoglie di Ruggero II, di Enrico VI e di sua moglie.
Tale preziosa corona ha dato il nome ad una variante del dolce più popolare siciliano, la “Cassata”.
Un proverbio siciliano recita “Tintu è cu nun mancia a cassata a matina ri Pasqua”.
Le sue radici forse risalgono al IX – XI secolo con la dominazione araba in Sicilia.  Il suo nome deriverebbe dal Quas’at “la casseruola” dove veniva lavorata la tuma, che unita con lo zucchero di canna, piantato dagli stessi arabi in Sicilia, veniva infornato dentro ad un impasto di pane, secondo altri invece avrebbe origini ancor più antiche, greche o romane.

In seguito sarebbe nata la classica cassata, quella ricoperta di glassa verde e bianca fatta di farina di mandorle e zucchero, la cosiddetta “pasta reale”, ormai simbolo insieme ai cannoli, della pasticceria siciliana.
Tutto il mondo conosce la cassata ma forse non tutti conoscono questa buonissima variante: La Cassata “Costanza D’Aragona” ispirata proprio a questo favoloso cimelio custodito nella cattedrale di Palermo.
La Cassata “Costanza d’Aragona” viene preparata artigianalmente a mano secondo un’antica ricetta che unisce un profumato pan di spagna ed una fragrante pasta frolla ad una delicatissima ricotta di pecora arricchita con gocce di cioccolato.

L’idea era quella di realizzare un dolce che ricordasse le origini della nostra Sicilia, un dolce “regale” capace di profumare ed arricchire le tavole Pasquali.
Viene composta direttamente sulla teglia con l’esterno (base e cupola ) di una frolla classica ma molto aromatica, che viene poi foderata con strisce di pan di spagna che racchiudono la crema di ricotta. La cupola viene poi decorata a mano con cuori, quadrifogli di pasta frolla su cui vengono incastonati, come pietre preziose i frutti canditi che ricordano proprio le gemme della corona. Viene poi infornata a fuoco alto, di modo da far dorare la pasta e risultare croccante e morbida nello stesso tempo perché a contatto con la squisitissima ricotta
Ecco così realizzata ciò che più rappresenta la  nostra storia: Federico II, la moglie Costanza e la Sua Corona.

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Serafina Stanzione
Serafina Stanzione
Staff member. Redattrice, responsabile e curatrice della sezione dedicata agli Eventi a Palermo

10 COMMENTI

  1. Io pure l’ho letto che i dolci Siciliani erano nati degli Arabi. Poteva essere la ricotta per i dolci, era un idea ma no completamente come gli Arabi la facevano, pero` da quella idea e` nata la cassata.

  2. … Ma quale arabo???
    Ma cosa c’entrano gli arabi con la cassata? Non esiste un dolce simile in tutto il mondo arabo!
    Ma poi perchè l’etimologìa dovrebbe essere araba? Non potrebbe derivare da “caseata”, cioè dal latino “caseus”? Ma poi che c’entra Costanza d’Aragona? A parte il fatto che non è affatto sicuro che la corona in oggetto, di stile bizantino, sia appartenuta a Costanza, io che frequento le pasticcerie della nostra città da oltre 60 anni, NON ho mai visto alcuna “Cassata di Costanza d’Aragona”. Finiamola con queste cassate!

    • Ciao Giuseppe,
      questo è quanto dettato dalla tradizione.
      PS, la Cassata Costanza D’Aragona è reperibile nel periodo di Pasqua in diverse pasticcerie del centro storico. Noi l’abbiamo trovata lungo il Cassaro e nella zona del Capo.

  3. Siciliani geniali…servirsi anche della “dolcezza” per perpetuare nei secoli figure storiche che danno lustro alla nostra terra.

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