Il curioso caso del Teatro marmoreo di Palermo

Un errore di attribuzione che ancora permane nei libri, negli articoli e nelle guide turistiche

Autore:

Categoria:

Lo abbiamo visto tutti il teatro marmoreo di Palermo, è quel monumento che si trova tra villa Bonanno e il piano antistante il Palazzo Reale, con quella figura in marmo sopra un piedistallo, circondato da una serie di sculture. Da molti è conosciuto come monumento a Filippo V, comprese guide, giornalisti ed emeriti studiosi, tuttavia è curioso è che il sovrano rappresentato non è Filippo V, ma Filippo IV degli Asburgo di Spagna, noto come “Filippo il Grande” ovvero “il re del Pianeta”.

Ma com’è possibile avere fatto un errore così banale? Ecco la storia.

Il Teatro Marmoreo di Palermo

Cominciamo col chiarire il nome: “Teatro Marmoreo”. Il monumento fu realizzato tra il 1661 e il 1662 come celebrazione della Monarchia spagnola in un momento di grave crisi del Regno. Fu concepito proprio come una specie di Theatrum, uno spazio scenico in cui il palco rappresentava il Mondo e l’impianto architettonico doveva celebrare la potenza asburgica. Per questo il complesso era attorniato da una specie di “anfiteatro simbolico”, una esedra costituita da un lungo sedile a semicerchio con spalliera in stucco, una cornice di pietra arenaria decorata e due fontane alle estremità.

Il Teatro marmoreo fu commissionato nel 1661, un anno dopo l’arrivo del nuovo Viceré: Fernando de Toledo Fonseca, conte di Ayala. Siamo in un periodo difficile sia per la Spagna che per la Sicilia, dove lotte interne e corruzioni tra i nobili cercavano di riempire un vuoto di potere. 
Il nuovo Viceré, ricordato per la sua severità, si impegnò a risollevare le sorti del Regno anche attraverso feste, cerimoniali e monumenti celebrativi della Potenza spagnola: fece completare Piazza Villena (Quattro Canti), affidando a Carlo D’Aprile la realizzazione delle statue dei sovrani da Carlo V a Filippo IV da collocare nel secondo ordine del “Teatro del sole”, e il Teatro Marmoreo dedicato a Filippo IV, da porre nel piano del Palazzo Reale.

Nella realizzazione del progetto, Carlo D’Aprile, collaborato dai marmorari della bottega dei Serpotta senior, fu decisamente ispirato all’ottagono della piazza Villena, ma anche dalla vicina Fontana Pretoria: infatti il monumento ne imita l’impianto scenico, ma in uno stile decisamente barocco. 

Il Teatro Marmoreo davanti al Palazzo Reale

Una scalinata a pianta quadrangolare, ma con gli spigoli spezzati; balaustre di marmo bianchissimo che lasciano aperte quattro porte e negli otto angoli che si ottengono dai semicircoli, sono poste otto statue di marmo che rappresentano i domini di Filippo IV: Sicilia, Napoli, Milano, Sardegna, Portogallo, Castiglia, Catalogna e America. 
Al centro un grande piedistallo con scudi lapidari, festoni e altre decorazioni, si presenta come un parallelepipedo con quattro pilastri negli spigoli. Nelle facciate quattro sculture in bassorilievo simboleggiano i continenti allora conosciuti: 

  • Europa è una regina in mezzo all’abbondanza che tiene in mano un tempio, simbolo della chiesa-fede;
  • Africa è una donna seminuda tra animali esotici come l’elefante e il leone e tiene in mano un serpente;
  • America, anche lei, quasi nuda, con una  ghirlanda di penne sta seduta su un coccodrillo e tiene in mano un arco;
  • Asia è una Donna riccamente vestita d’oro e di gemme, seduta su di un cammello, porta sul capo una ghirlanda di fiori e frutti e con la mano regge un incensiere.

Al di sopra dei quattro pilastri, quattro figure di prigionieri legati che guardano verso l’alto: rappresentano i condottieri sconfitti nei diversi continenti. Al di sopra di tutto, la statua del monarca.

La statua di Filippo IV degli Asburgo di Spagna

La statua di Filippo IV, realizzata in bronzo, fu posta all’apice del maestoso monumento il 25 luglio 1662, secondo il Diario di Vincenzo Auria.  Abbiamo la descrizione che ne diede Francesco Strada nella sua “Dichiarazione del Nuovo Theatro” del 1663, redatta in qualità di segretario del Senato cittadino. 

Il sovrano viene rappresentato con gli emblemi del potere: una mantellina d’ermellino con borchie quadrate che tengono il lungo mantello, sul capo la corona con la croce. Sul fianco sinistro tiene la spada, ma dentro il fodero, per indicare simbolicamente che il prestigio è tale che non occorre la forza per mantenere il governo, rappresentato dallo scettro mantenuto con la mano destra. Indossa gli stivali e una leggera armatura.
Praticamente una copia in bronzo della medesima opera in marmo collocata ai Quattro Canti.

Nei moti del 1848, il monumento venne danneggiato e la statua di Filippo abbattuta. Si dice per “fondere cannoni” benché, considerando che le statue in bronzo solitamente sono cave, mi chiedo quali cannoni si potevano ottenere… ma! 
In ogni modo, nel 1856, la statua, questa volta in marmo, venne commissionata allo scultore palermitano Nunzio Morello, e collocata di nuovo al suo posto. E qui successe l’inghippo!

Infatti, per non si capisce quale ragione, qualcuno sostenne che il nuovo simulacro rappresentava non più Filippo IV, ma Filippo V! E questa attribuzione è passata come attendibile fino ai giorni nostri, accolta da guide, giornalisti e studiosi, compreso il buon La Duca. In realtà non mi sembra esatto, e basta semplicemente guardare per capire facilmente che il sovrano rappresentato è esattamente chi doveva essere, cioè Filippo IV!

Come sia potuto accadere l’equivoco non si capisce, d’altronde non c’era nessuna ragione plausibile per smontare completamente l’ideologia dell’impianto sostituendo i sovrani. Forse un refuso, cioè la “I” di IV dimenticata? Fu per compiacere il restaurato governo borbonico di derivazione spagnola? Un errore grossolano? Non si sa.
Tuttavia non c’è alcun dubbio sull’identità del sovrano posto ancora oggi sul teatro marmoreo di Palermo. Basta guardare la statua dei quattro canti per notare la somiglianza tra le due opere: la postura, gli emblemi, esclusa la corona che il Nostro non porta, ma ha un elmo ai piedi e ancora più importante il volto.
Entrambi portano capelli lunghi e i baffi ed il pizzetto di Filippo IV, attributi fisici che non appartengono a Filippo V, come si evince dalle immagini che abbiamo di lui. 

Filippo IV teatro marmoreo e quattro canti
Le due statue di Filippo IV ai Quattro Canti e al teatro marmoreo
Filippo IV e Filippo V

Ovviamente non cambia nulla, entrambi i sovrani appartengono ad un passato che non c’è più, ma un monumento è comunque un ricordo e un’opera d’arte che merita la giustizia del giusto riconoscimento, anche se purtroppo nel cuore dei palermitani non è mai entrato abbastanza e nel corso degli anni ha subito mutilazioni e un ingiustificato abbandono ai limiti del degrado. Speriamo che prima o poi chi ci amministra lo faccia restaurare restituendogli il pregio che gli compete.

Saverio Schirò

Fonti:

Ti è piaciuto? Condividilo con gli amici!

Rimani aggiornato su Telegram

Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Staff member. Appassionato di Arte e Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Ti potrebbe interessare anche...

Piazza S. Francesco

La piazza S. Francesco si trova tra le vie Paternostro, Immacolatella, Merlo e Maletto. La piazza prende il nome dalla grande chiesa che si staglia...

Via Argisto Giuffredi

La via Giuffredi va da via D’Ossuna al corso Finocchiaro Aprile. Argisto Giuffredi era un letterato e poeta palermitano, nato intorno al 1535 e morto...

Via Immacolatella

La via Immacolatella va da piazza S. Francesco d’Assisi alla via del Parlamento. La strada prende il nome dal piccolo oratorio a ridosso della chiesa...

Palazzo Artale Tumminello

Palazzo Artale Tumminello è una nobile dimora resa finalmente accessibile alle visite culturali e turistiche dagli attuali proprietari, dopo un lungo periodo in cui...

Pasta chi vruocculi arriminati

La pasta chi vruocculi arriminati è uno dei piatti palermitani per eccellenza insieme alla pasta con le sarde e gli anelletti al forno. Il nome...

Perché chiamiamo i soldi picciuli?

Tra i tanti termini per definire i soldi, in lingua siciliana, probabilmente il più comune è picciuli. Da dove deriva questo termine apparentemente inconsueto? La...