I Monti di Pietà in Italia nacquero attorno alla metà del XV secolo, e i promotori, nella maggior parte dei casi, furono i frati Francescani Osservanti. Il loro fine era quello di soccorrere gli indigenti e combattere l’usura che danneggiava gravemente i ceti più poveri, data l’impossibilità per le famiglie meno abbienti di avere accesso al credito ad un equo tasso d’interesse, e per questo costrette a rivolgersi agli usurai.
L’obiettivo di queste istituzioni era quello di finanziare persone in difficoltà economica, fornendo loro la liquidità necessaria attraverso un prestito senza scopo di lucro. L’erogazione finanziaria avveniva in cambio di un pegno che dopo un determinato periodo, se la somma prestata non era restituita, veniva messo all’asta; meccanismo che garantiva al Monte di Pietà la possibilità di recuperare i fondi prestati e di sostenere la benefica attività.
Il Monte di Pietà di Palermo dal “Pretorio” alla “Panneria”.
Il Monte di Pietà di Palermo venne istituito nel 1541 “per delibera del Senato Civico che sancì la donazione di 50 onze annuali e dei frutti della gabella del molo” (la gabella del molaggio era stata introdotta fin dal 1445 e ad essa erano sottoposte tutte le navi che attraccavano al porto). Il capitale iniziale che l’amministrazione municipale mise a disposizione del Monte doveva essere utilizzato come presidio a garanzia dei prestiti, senza doverne intaccare la consistenza (anche se ben presto il consenso nei confronti dell’istituzione si concretizzò in una serie cospicua di lasciti e legati testamentari che incrementarono significativamente il patrimonio del Monte).
Per almeno un cinquantennio il Monte di Pietà operò in alcune stanze del palazzo Pretorio, sede che divenne ben presto inadeguata per potere gestire un’attività fattasi ormai sempre più complessa, visto il notevole sviluppo che l’istituzione raggiunse.
Nel 1591, il Senato cittadino decise di trasferire gli uffici del Monte nel quartiere del Seralcadio, nella contrada detta “della Panneria”. Il sito scelto era proprio una ex fabbrica di panni comunemente chiamata “la Panneria” che era stata fondata nel 1550 dal mercante di origini lucchesi Vincenzo Lo Nobile, lungo la sponda settentrionale del fiume Papireto. L’opificio del Lo Nobile durò fino a quando il fiume, per motivi di salute pubblica (l’acqua del fiume, che in certi punti ristagnava, creava problemi alla salute della popolazione) fu incanalato, su ordine del viceré Diego Enriquez de Guzmàn, dentro un condotto sotterraneo: l’opificio del Lo Nobile venne a perdere così, l’elemento essenziale per la sua esistenza: l’acqua.
La scelta dell’edificio della Panneria da parte dell’amministrazione cittadina non fu casuale, infatti il luogo dov’era ubicato era un rione abitato da umili categorie di lavoratori che abitavano in povere casupole (tuguri) attorno al vecchio macello del Piano di Sant’Onofrio, l’antico mercato della carne (la Bocceria nuova). Quindi un luogo tradizionalmente povero e degradato che ben si addiceva ad ospitare una istituzione pubblica che proprio alle fasce più umili della popolazione (almeno inizialmente) si rivolgeva.
In un primo tempo – dopo aver apportato alcune trasformazioni per adattarla alla mutata destinazione d’uso – fu utilizzata la vecchia struttura della fabbrica di panni. Successivamente, accresciuto notevolmente il raggio di utenza della pia istituzione, si rese necessaria la demolizione della vecchia fabbrica per riedificare al suo posto un nuovo e più ampio edificio che meglio rispondeva alle aumentate esigenze operative del Monte di Pietà, che sempre più allargava le sue attività e competenze.
Il nuovo edificio del Monte di Pietà di Palermo
Per la progettazione del nuovo edificio il Senato palermitano si rivolse all’architetto di origini toscane Giovanbattista Collepietra, “ingegnere del Regno” e personalità artistica di grande rilievo dell’epoca, già artefice assieme a Giovanni Antonio Salamone del progetto di Porta Nuova.
La nuova costruzione fu realizzata sul medesimo impianto strutturale della vecchia Panneria e tutta a spese dello stesso Monte di Pietà, a testimonianza della prosperità economica che l’istituzione aveva raggiunto.

Il nuovo Monte di Pietà voluto dal Senato risultò una struttura dall’aspetto molto severo: l’impianto dell’edificio, caratterizzato da uno schema compositivo semplice ed essenziale, si presentava come un’austera costruzione a pianta rettangolare, articolata in un’unica elevazione dalle forme rigorose, equilibrate e prive di elementi ornamentali.
La fabbrica originaria era totalmente diversa da quella che oggi possiamo ammirare che è il risultato di diversi rifacimenti, aggregamenti e trasformazioni che si sono succeduti nel tempo: riconfigurazioni che hanno modificato quasi del tutto la composizione architettonica e l’interna fisionomia dell’immobile. Infatti, già nel 1671 l’edificio venne ampliato con l’edificazione del primo dei due piani superiori, esteso per tutta la superficie del palazzo e, esattamente un decennio dopo nel 1681, fece seguito un’ulteriore fase di lavori consistente nell’elevazione di un armonico loggiato a classiche archeggiature adorno da eleganti festoni ornamentali.
Altro intervento il palazzo ebbe a registrare nella prima metà del 700: in un’ennesima fase di “rimodernamento”, vennero effettuati altri interventi innovativi sia negli interni che nella facciata principale del palazzo.
Profondendovi ingenti risorse finanziarie, il Monte di Pietà, frattanto cresciuto in onori e prestigio, volle nobilitare e rendere più armonioso l’aspetto generale del palazzo secondo i nuovi modelli architettonici del tempo: l’agile sequenza di finestre ad edicola classica della facciata principale che caratterizzavano la struttura d’origine vennero incorniciate da plastici timpani spezzati e curvilinei dalle leggiadre forme settecentesche che conferirono all’insieme un carattere di vivace effetto decorativo, proprio dello spirito rococò. Nella stessa circostanza vennero pure tamponati alternativamente gli archi del loggiato superiore al fine di recuperare nuovi spazi utili alla conservazione dei pegni.

In seguito, nel 1786, si ritenne di aggregare all’antico fabbricato un grandioso portico con quattro colonne in stile dorico, chiuso da un timpano triangolare dove al centro, risalta una sontuosa aquila marmorea: progettista del portico fu l’architetto del Senato Pietro Ranieri. Ispirato al gusto neoclassico del tempo il nuovo porticato conferì diversa connotazione al prospetto, alterando profondamente l’equilibrio stilistico dell’intera facciata: nella sua rinnovata veste il magnifico palazzo venne a perdere totalmente la suggestiva e armoniosa composizione prospettica settecentesca.
L’ampio prospetto del palazzo si conclude con una cornice di coronamento scanalata e vivacemente aggettante sopra la quale un tempo vi era un loggiato aperto, oggi interamente chiuso, che presenta piccole finestre quadrate. Alla sommità di tutto campeggia una scultura che raffigura un Ecce Homo simbolo del Monte di Pietà: Gesù Cristo sofferente assiso su un trono e ai lati due aquile senatorie.
Nello stesso tempo venne pure rimodellato l’assetto distributivo dei saloni interni, ambienti caratterizzati dalla smisurata vastità degli spazi, assumendo la definitiva configurazione che è arrivata fino ai nostri giorni.
Il Monte di Pietà di Palermo esercitò la sua attività fino al 1928, quando venne incorporato con Regio Decreto 3 gennaio 1929, n.89 alla Cassa di Risparmio delle Province Siciliane, che lo adibì a propria sede principale del servizio di credito su pegni. Oggi è sede della banca BPER (Banca popolare dell’Emilia Romagna) ex Banca Carige, e occasionalmente nei suoi grandi ambienti, ancora molto belli, vengono organizzate mostre che consentono di ammirare gli interni, dove di grande risalto sono degli eleganti soffitti lignei a cassettoni cinquecenteschi, alcune pregevoli decorazioni in stucco e in marmo ed una preziosa collezione di opere d’arte.
Nicola Stanzione