Il fiume Papireto fratello del Nilo

Il fiume Papireto, sulle cui sponde è nata Palermo, era una parte fondamentale della città in epoca antica. Le sue acque, secondo la leggenda, nascevano da una lunga galleria sotterranea che portava fino al Nilo.

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Uno dei principali fiumi di Palermo, il Papireto, ha svolto un ruolo molto importante nella storia antica della nostra città. Come sappiamo, fino al periodo medievale, Palermo sorgeva in una lingua di terra racchiusa tra due fiumi, in seguito interrati a causa delle frequenti esondazioni.

Tra questi, il fiume Papireto era il più grande, tanto da essere facilmente navigabile praticamente per la sua intera (seppur breve) lunghezza. Tale corso d’acqua, infatti, originava quasi misteriosamente da una grotta detta di Danisinni, nome originato dall’arabo Ayn Abi-Sa’id, ovvero “fonte di Abu Sayd”, che si trovava nell’omonima zona, poco distante dall’odierna piazza Indipendenza.

Papiri in SiciliaSecondo la fantasia popolare, la grotta da cui originava la ricca sorgente di Danisinni, altro non era che l’ingresso di un lungo passaggio sotterraneo che conduceva sino al fiume Nilo, il che rendeva i due fiumi poeticamente fratelli.

La fama di questi due corsi d’acqua che si incontravano segretamente sotto terra era giustificata da alcune somiglianze tra il Papireto ed il Nilo. Innanzitutto, come dice lo stesso nome, il fiume palermitano era abbondantemente costeggiato da piantagioni spontanee di papiro a fusto triangolare, pianta tipica delle regioni egiziane dalle cui canne si fabbricavano gli omonimi fogli, usati anticamente per scrivere.
In secondo luogo la presenza, seppur sporadica di coccodrilli, come ad esempio quello che da secoli adorna un locale della Vucciria.
Infine la tendenza a straripare inondando i campi circostanti, caratteristica che ha fatto la fortuna della civiltà egiziana e che invece ha più volte causato ingenti danni alla nostra città.

Se anticamente le acque del Papireto furono essenziali per proteggere la città ed alimentare giardini, agrumeti e piantagioni di canna da zucchero, con il passare del tempo il fiume iniziò a causare numerosi problemi alla cittadinanza. Durante l’inverno gli acquazzoni causavano lo straripamento del Papireto, con ingenti danni alle abitazioni che lo circondavano. In estate invece il livello del fiume si abbassava, formando vasti acquitrini e zone paludose, terreno fertile per le zanzare e le epidemie di malaria.

Grazie a questa caratteristica un furbo uomo d’affari del XVI secolo sfruttò l’aria malsana della palude per dare vita ad un vero e proprio business della morte. La sua casa, nei pressi del Papireto, veniva affittata a caro prezzo dai mariti che volevano disfarsi delle mogli o delle amanti, che in effetti dopo poche settimane si ammalavano e morivano. Qui tutta la storia.

Visti i disagi e le lamentele della cittadinanza, verso la fine del 1500 il fiume fu deviato in un canale sotterraneo che sfociava alla cala, permettendo alla città di assumere l’aspetto geografico moderno.

Un curioso aneddoto si lega alla storia del fiume Papireto. Nel 1300 il fiume era già un punto di ritrovo per le lavandaie, che andavano a pulire i panni vicino alla sorgente, dove le acque erano più pulite. Un giorno, mentre una donna lavava degli abiti, il suo bambino cadde nel fiume e fu risucchiato da un gorgo. Disperata la madre si mise a pregare la Sacra Famiglia e come per miracolo il bambino riemerse e si adagiò sulla riva, quasi come se il fiume lo avesse voluto restituire. In quel punto per devozione popolare sorse una cappella che in seguito diventò la chiesa di “Gesù, Maria e Giuseppe” del Piano di Danisinni, oggi ancora esistente con il nome di Parrocchia Sant’Agnese Vergine e Martire in Danisinni.

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Samuele Schirò
Direttore responsabile, redattore e fotografo di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

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