La Cappella di Maria Santissima della Soledad

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La Cappella di Maria Santissima della Soledad è una piccola cappelletta di pregevole fattura, voluta da un gruppo di nobili spagnoli dentro la chiesa di San Demetrio, a Palermo.

La notte tra il 29 e il 30 di giugno del 1943, in una delle allora frequenti incursioni aeree dell’aviazione alleata veniva centrata da un grappolo di bombe, assieme ad altre fabbriche poste nelle vicinanze, la cinquecentesca chiesa di “San Demetrio dei Canonici Regolari della SS. Trinità della Redenzione dei Cattivi”, prospicente piazza Vittoria chiamata un tempo, “Piano del Regio Palazzo”. Le deflagrazioni causavano il crollo quasi totale della chiesa.

Restava miracolosamente in piedi, anche se notevolmente danneggiata (rimanevano integri l’altare con la sovrastante nicchia a marmi mischi policromi e tratti del rivestimento marmoreo delle pareti), la prima cappella dell’ala destra della chiesa, denominata Real Cappella di Nostra Signora della Soledad costruita alla fine del XVI secolo per volontà dei Padri Trinitari; con il patrocinio di un gruppo di spagnoli esponenti della nobiltà di origine spagnola che fondarono l’omonima congregazione.
Il culto della Madonna della Soledad, che gli spagnoli veneravano in modo particolare, la cui immagine in legno fu portata, secondo la testimonianza di Gaspare Palermo, dalla Spagna, si divulgò a Palermo quando la suddetta confraternita organizzò la sua prima solenne processione del Venerdì Santo con penitenti che si flagellavano a sangue (il sangue dei flagellanti era il segno della loro penitenza e provocava un forte coinvolgimento emotivo), come era costume in tutta la Spagna dell’epoca; bisogna dire, però, che col tempo la processione perse tale, direi inutile, caratteristica.
Questa tradizione, grazie al prestigioso sodalizio, rimase viva a lungo e divenne una delle tradizioni religiose più celebri a Palermo.
Il 3 maggio del 1732 l’imperatore Carlo VI d’Asburgo conferiva alla cappella della Soledad il titolo di “Imperiale” mettendola sotto la “Real Cesarea proteccion”.

Costruita alla fine del cinquecento, come ho già accennato, dentro la chiesa di San Demetrio, la splendida cappella, a partire dal 1679, fu interessata da lavori di abbellimento intrapresi sotto la guida del celebre architetto gesuita Paolo Amato da Ciminna che aggiunse tre scenografiche arcate separate da due colonne nella zona presbiterale.
Lo stesso Amato fornì i disegni per la decorazione a stucco che fu realizzata da Andrea Surfarello.
Nel secolo successivo è stata ulteriormente abbellita e rifinita e il seicentesco rivestimento marmoreo parietale fu in parte sostituito da marmi mischi disegnati dal noto architetto Giuseppe Venanzio Marvuglia a cui si deve anche la riconfigurazione planimetrica della cappella.
Si accede alla cappella attraversando un piccolo cortile-sagrato dove troviamo un elegante portale in marmo dove campeggia lo stemma reale, con un cancello in ferro battuto elegantemente lavorato che un tempo era la separazione della cappella dalla chiesa.
Entrando vi si trovano lateralmente i busti con le rispettive iscrizioni di Don Martino de Pinedo e di Andrea de Salazar. L'”anticappella” progettata dal Marvuglia in stile neoclassico, precede la cappella vera e propria, un’autentica macchina scenica barocca, piena di simboli, riccamente decorata a marmi mischi di squisita fattura dove trovano posto una serie di pitture situati entro raffinate cornici in stucco che propongono scene ispirate alla passione di Cristo del pittore catanese Olivio Sozzi: nella parete di destra troviamo ”l’Agonia di Gesù nell’orto degli ulivi” mentre nella parete si sinistra si trova la “Crocifissione”, ai lati dell’altare troviamo la “Lavanda dei piedi” a sinistra e “l’Ultima cena” a destra.
L’altare, tutto in marmo con bassorilievi dorati, ospita, dentro una nicchia realizzata in raffinati marmi mischi, la veneratissima cinquecentesca statua lignea di provenienza iberica della Madonna della Soledad, ricoperta dal caratteristico manto in velluto nero: quello attuale è stato donato dalla regina Margherita di Savoia nel marzo del 1895.
Il pavimento è interamente occupato da lapidi sepolcrali di nobili famiglie spagnole.
Dal 1953 al 1957 si portò a compimento un’impegnativo restauro, che ha riportato agli antichi splendori la storica cappella. Successivamente, nel 2007, è stata restaurata la facciata: tutto, come i restauri precedenti, a totale carico dell’Ambasciata di Spagna in Italia che tutt’oggi ne conserva il patronato.
La piccola chiesetta fu gestita, per tantissimo tempo, dalla Venerabile Confraternita della Soledad, come già detto, una delle più antiche e prestigiose della città, ancora oggi attiva anche se per un lungo periodo rimase sciolta: la confraternita si è ricostituita in tempi recenti e tuttora gestisce e organizza la solenne processione del Venerdì Santo nella chiesa di San Nicolò da Tolentino.

Nicola Stanzione

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Innamorato di Palermo ed esperto dei suoi palazzi storici, monumenti, usi, costumi e tradizioni

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