La Cattedrale di Cefalù

Un gioiello dell'arte arabo normanno custodito nella cornice meravigliosa di una perla della Sicilia

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La Cattedrale di Cefalù, cui nome corretto è “Basilica Cattedrale della Trasfigurazione”, per la magnificenza e per il suo carattere singolarissimo, rappresenta uno dei più grandi e straordinari prodotti dell’architettura medievale siciliana, testimonianza suggestiva e tuttora eloquente di un glorioso passato. In essa  in un sincretismo perfettamente armonizzato, si fondono contributi della cultura architettonica cistercense di Normandia con elementi bizantini e arabi.

Dalla leggenda alla Storia

“La leggenda legata alla costruzione della Cattedrale di Cefalù” narra che Ruggero II d’Altavilla primo re di Sicilia, ritornando in Sicilia da Salerno, nell’agosto del 1129, sorpreso da una furiosa tempesta avrebbe fatto voto di erigere un grandioso tempio al Cristo Salvatore e ai suoi Apostoli se fosse scampato al naufragio. Approdati sani e salvi egli e il suo equipaggio nella spiaggia della città di Cefalù o Cefaleddi, come i saraceni l’avevano chiamata, Ruggero volle esaudire la promessa ordinando la costruzione del magnifico edificio religioso nello stesso luogo dell’approdo. Ovviamente questa è una fra le tante leggende popolari delle quali furono facili raccoglitori gli “scribi” del XIII e XIV Secolo.

La realtà storica ci offre una versione diversa, e per certi versi meno suggestiva, delle ragioni che portarono Ruggero d’Altavilla a promuovere la costruzione della Cattedrale di Cefalù.
In un antico diploma di dotazione della chiesa datato 1145, che si conserva nella cattedrale, non si fa nessuna menzione del voto di re Ruggero ancora vivente a quella data. Nel documento, infatti, si legge che il re promosse la costruzione del tempio per il sentimento di devozione e di riconoscenza che egli aveva verso il Santissimo Salvatore che gli aveva permesso di avere in mano lo scettro del potere.
Ancora più esplicativo appare un altro diploma di Ugone arcivescovo di Messina del 1131, dove si parla dell’avvenuta fondazione del tempio per opera del re Ruggero “in suffragio, delle anime di suo padre di più memoria, Ruggiero, primo conte di Sicilia, e della madre sua Adelasia regina, e ancora per sua redenzione e soddisfacimento di tutti i suoi peccati, e per sollievo dei poveri e viandanti”.
Nessuno di questi documenti parla della vicenda della tempesta e del voto; è quindi lecito pensare che si tratti di una invenzione dei tempi successivi, della quale la tradizione popolare, noto, che mostra ancora molto interesse.
Inoltre recenti indagini archeologiche condotte nell’area della basilica hanno portato alla luce resti di mosaici del VI secolo probabilmente da ascrivere ad una struttura di epoca bizantina, che fa pensare che l’area dove sorge la basilica era già occupata da un preesistente edificio religioso.

I lavori per la costruzione del Duomo cefaludese iniziarono, con la posa della prima pietra, il 7 di giugno del 1131, in coincidenza della festività della Pentecoste, presente lo stesso sovrano e l’arcivescovo di Messina Ugone, e si conclusero probabilmente attorno al 1170.

Ruggero ebbe una particolare predilezione per questa chiesa che egli  certamente concepì come mausoleo per accogliere i sacelli per le sue spoglie e quelle dei suoi discendenti: nella Cattedrale infatti erano custoditi, in prossimità del coro, due sarcofaghi in porfido che furono trasferiti per volontà di Federico II, con un atto di prepotenza, nella Cattedrale di Palermo intorno al 1225. Inoltre, l’illuminato sovrano, favorì in vari modi la rinascita di questa cittadina che fece risorgere commercialmente dopo le devastazioni subite nel periodo arabo.
Vi ripristinò anche l’Arcivescovado (di obbedienza regia) considerando Cefalù più adatta ad essere fedele agli Altavilla piuttosto che Palermo dove i Vescovi, troppo spesso, non erano condiscendenti alla politica della corona. La chiesa fu consacrata  ufficialmente solo nel 1267 dal Vescovo Rodolfo, allora legato papale in Sicilia.

L’Architettura

La struttura del magnifico monumento poggia in gran parte sopra un immenso basamento di pietra intagliata recuperata probabilmente da più antichi edifici della città che sorgeva anticamente sulla vetta della rupe di Cefalù. La costruzione ebbe origine da modelli architettonici tipici dell’architettura cistercense di Normandia, importata nell’Italia meridionale dai normanni, in particolare in Calabria, dove i benedettini cistercensi realizzarono esempi notevoli di monumenti sacri di questo tipo. Il Duomo di Cefalù però testimonia anche quanta influenza ebbe la cultura architettonica araba e bizantina nelle maestranze siciliane a cui si deve la realizzazione dell’insigne monumento.

La grande facciata principale, preceduta da un’ampia scalinata che porta al grande sagrato, che in origine era un cimitero, presenta un magnifico portico diviso da tre grandi arcate sostenute da colonne (aggiunto nel XV Secolo, opera di Ambrogio da Como), ed è fiancheggiata da due superbe torri a base quadrata aperte da bifore e monofore che si restringono nella parte superiore terminando con cuspidi a forma piramidale. Queste due torri (che conferiscono alla chiesa l’aspetto di una fortezza più che di un edificio religioso), sono diverse l’una dall’altra e presentano particolari merlature: l’una è decorata con merli a forma di fiammelle e l’altra con merli alla ghibellina, a simboleggiare rispettivamente il  potere spirituale della chiesa e il potere temporale della corona.
L’elevazione della chiesa sovrastante il corpo sporgente del portico si divide in due ordini dei quali sul primo si svolgono, lateralmente ad una grande finestra centrale, otto archetti ciechi ogivali, quattro per ciascun lato, sopra dieci colonnette di ordine corinzio che si intersecano fra di loro. Nella parte alta, corrispondente all’estremità dell’arco della finestra centrale, sopra quattordici colonnette, poggiano tredici archi acuti ornati di arabeschi. Termina la facciata un timpano che asseconda l’inclinazione del tetto.

Duomo di Cefalù - le torriTutte le opere relative alla facciata compresi i lavori ai margini della grande finestra centrale furono eseguiti durante il regno di Federico II di Svevia, intorno all’anno 1240.
Nei secoli successivi continue modifiche e rimaneggiamenti hanno interessato l’edificio religioso, numerose trasformazioni, adattamenti, modifiche architettoniche e aggiunte ne hanno alterato, anche pesantemente, l’originaria configurazione.

Intatta però rimane, nell’interno del portico, l’antica “Porta Regum” unica nel suo genere, non solo per i raffinatissimi fregi in marmo che ne decorano gli stipiti e l’archivolto, ma soprattutto per il suo arco a pieno centro con ghiere concentriche che esprime a meraviglia quanto fu grande e raffinata l’arte di scolpire in Sicilia in quel “glorioso” periodo storico.
Di non minore bellezza della facciata è l’armonioso fronte absidale esterno, che con le pareti ornate da archi intrecciati, esili colonnine con capitelli e lisce lesene, costituisce l’apparato decorativo forse più emblematico della mirabile costruzione.

L’interno

L’interno è a pianta basilicale con croce latina, che testimonia il progresso della liturgia latina su quella greca, maggiormente rispettata nel primo periodo normanno. Secondo lo schema tipico delle chiese del periodo, l’interno è a due ordini, il corpo inferiore ”il Naos”  è diviso in tre ampie navate separate da due file di sedici colonne di stile romanico, di cui quindici sono in granito egiziano e soltanto una  di marmo cipollino delle Madonie, sui quali impostano eleganti archi acuti poggianti su alti piedritti, che danno a questo tempio, nella sua semplicità, un aspetto di grandiosità e di ariosità imponente.
Il corpo superiore contiene la Cappella centrale con il grande abside e due absidi minori.
L’interno in tutto il suo complesso è separato dal grande transetto rialzato rispetto al pavimento delle navi. La copertura delle navate di cui la maggiore al centro è di larghezza doppia rispetto alle due laterali, è stata realizzata in legno a vista arricchito da decorazioni pittoriche, opera di maestranze islamiche.
Duomo di Cefalù - absideMa la cosa che desta meraviglia e più di ogni altra cosa affascina i visitatori di questo tempio è la sua splendida decorazione musiva. I mosaici che adornano l’abside maggiore 
della Cattedrale di Cefalù, in gran parte sopravvissuti alle successive manomissioni, sono considerati fra i più belli che esistono in Sicilia, che pure ne ha di meravigliosi. Furono i monaci o “Calogeri” greci del Monte Athos, insuperabili e finissimi mosaicisti, chiamati espressamente dal fondatore del tempio Ruggero, coadiuvati da un gran numero di allievi siciliani, a realizzare questo immenso capolavoro.
Il presbiterio, rialzato di alcuni gradini rispetto al piano di calpestio del pavimento, in cui originariamente vi erano il trono regale e il seggio episcopale, l’uno di fronte all’altro, è decorato, sia nell’abside centrale che in quelli laterali.
Nella calotta del grande abside centrale sovraneggia, quasi a dominare il tempio, la figura maestosa del “Christo Pantocrator” che benedice, secondo il rito greco, solamente con tre dita della mano destra mentre, con la sinistra regge il Vangelo aperto.
Meraviglioso, oltre la bellezza del lavoro, è l’effetto morale che produce dal fondo del tempio questa figura maestosa, che vi guarda da ogni punto voi la osserviate, rappresentante quasi l’onnipotenza divina.

Sotto la figura del Cristo, è raffigurata la Madonna fra i quattro Arcangeli in atto di pregare e, ai lati, gli Evangelisti, gli Apostoli, i Profeti dell’Antico Testamento e i Padri della Chiesa. Fra i santi spiccano le figure dei teologi San Basilio, San Crisostomo e  San Gregorio, santi prediletti dai monaci del Monte Athos, indicati con un “titulus” in lingua greca mentre quasi tutti gli altri sono indicati in lingua latina. Nella parte alta sono raffigurati serafini cherubini ed altre figure angeliche.

Nel presbiterio trova posto il moderno altare maggiore in bronzo e lamina d’oro (dono del vescovo Emanuele Catarinicchia), opera raffinata dell’artista milanese Virginio Ciminaghi del 1992.
Degne di nota sono le tante opere di inestimabile valore artistico che si conservano all’interno della Basilica, opere pittoriche e scultoree, preziosi manufatti lignei, monumenti funebri e magnifici organi.
Già monumento nazionale dal 1941, la Cattedrale di Cefalù, unanimemente considerata una delle opere architettoniche e artistiche più affascinanti dell’isola, dal 3 luglio 2015 fa parte, direi più che meritatamente, del patrimonio dell’UNESCO nell’ambito del percorso “Palermo Arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale”.

 Nicola Stanzione

Immagine di copertina by: Berthold Werner / CC BY-SA  

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Innamorato di Palermo ed esperto dei suoi palazzi storici, monumenti, usi, costumi e tradizioni

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