La Madonna “a Bedda”: nata dalla devozione di uno schiavo

Una curiosa storia racchiusa all'interno di un Palazzo di Palermo

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Passeggiando nell’odierna via Lungarini ho incontrato una gentile ragazza che stava per chiudere dietro di sé il grande portone ligneo di Palazzo Lungarini. Ha acconsentito a lasciarmi entrare per un breve momento affinché potessi fotografare un’edicola votiva conservata nel pianerottolo della prima rampa di scale del palazzo, poiché le dissi che avevo intenzione di scrivere un articolo su questa, un tempo famosissima, immagine sacra, e oggi impietosamente dimenticata.

La ragazza, della quale non conosco il nome, mi ha chiesto se sapevo il perché si trattava di una immagine malefica, mi ha detto pure che “tutto, in questo palazzo sembra avere un aspetto malefico”, poi mi ha indicato la fontana tardo rinascimentale col Satiro, posta nell’atrio del palazzo.

In effetti questo personaggio mitologico, collocato dentro un’urna ricolma di papiri che lo nascondono, sembra avere un sorriso beffardo, leggermente cattivo, ma non vorrei rischiare di creare un enigma giocondesco. Tuttavia, secondo quello che sono riuscito a scovare attraverso chi già si è occupato vivamente dell’edicola votiva, non posso che tranquillizzare questa mia momentanea amica poiché sul conto della Madonna “a Bedda non si tramandano che opere benefiche. Ma raccontiamone la storia.

In quello che oggi è conosciuto come “vicolo Lungarini”, che prende il nome, così come la via Lungarini, dal suo palazzo più importante fatto edificare nel XVII sec. da Pietro Bonanno e Scamacca, marchese di Lungarini, era collocata l’edicola votiva della Madonna detta “a Bedda”.¹

Antonio Mongitore, canonico e storico palermitano del XVII sec. ci tramanda il nome dello stesso vicolo come la “strada de’ Passeggi” dal nome di una ricca famiglia di mercanti che ivi abitava. Poi delinea la vicenda di questa Madonna che chiama “Madonna la Bella nella Strada de’ Passeggi”.

«L’origine di questa Sacra Immagine, di cui scrivo, s’ha dall’attestazioni di persone accreditate, ancor viventi, nella seguente maniera. Da Messina portato in Palermo uno Schiavo Maomettano di nome Isuf Spanìa, in età di quasi 16 anni, fu comprato da’ Signori Vito, e Bartolo Passeggi, negozianti Palermitani, che fattolo istruire de’ Misteri della nostra Santa Fede, per essere di natura pieghevole al buono, facilmente con la divina grazia si rese alla Cattolica Religione; onde lavato con l’acque battesimali riportò il nome di Gio: Antonio Maria Passeggi. Concepì sin dal principio una tenerissima devozione alla SS. Vergine: e poiché dirimpetto alla finestre della Casa de’ Signori Passeggi v’era dipinta un’Immagine di Nostra Signora della Grazia, che per l’antichità e pe’l fumo, a cui era esposta, era divenuta oscura, il detto Gio: Antonio Maria ne fece ravvivare i colori; e fece ornarla con alcuni freggi a rabesco, ma spiccata poi l’Immagine dal muro, e donata a Suor Rosa Termine, Palermitana, Religiosa nel Monastero delle Vergini in Palermo, padrona della casa; lo Schiavo Gio: Antonio, a soddisfare il suo caldissimo affetto, si portò a ritrovare Carlo Catalano, Dipintore Palermitano, cui espose il desiderio di voler dipinta un’Immagine di Nostra Signora delle Grazie»²
Proseguo io la narrazione del Mongitore affinché non risulti tediosa la citazione. In sostanza, lo schiavo fu talmente amareggiato della scomparsa dell’immagine della Madonna che, seppur non di grandi disponibilità economiche, non tentennò un attimo nel farla riprodurre al pittore Carlo Catalano, al quale chiese di farne una «bella bella bella assai».

E il pittore non tradì le aspettative del giovane committente, tanto che la delineò con così «vivaci, ed espressivi colori, col viso della Vergine e del suo figlio così avvenenti, belli e sparsi di grazia» che passò alla storia come “la Madonna la Bella”, affissa nella strada dei Passeggi, vicino al luogo in cui era collocata l’antica immagine, il giorno 19 aprile 1710.

Il dipinto del Catalano presenta al centro la Vergine Maria che guarda teneramente il biondo figliolo, il quale fissa lo spettatore con uno sguardo incantatore.
I due sono circondati da una corona di puttini e in basso a sinistra si vede Santa Brigida supplichevole con le mani incrociate al petto mentre imbraccia un libro delle ore e un crocifisso; ai piedi del bambin Gesù si vede una scintillante corona.
Questa Vergine dipinta passerà alla storia come “La Madonna la Bella” ma col passare degli anni i palermitani cominceranno a considerare con questo nome un’altra Madonna e cioè quella che si trova tuttora in via Maqueda in prossimità del civico 310.

Già a suo tempo così ci riferiva Nino Basile «Si disinganni subito il lettore se crede che la “Madonna ‘a Bedda” sia quell’immagine che ai giorni nostri si venera in via Maqueda sita tra le case Pincitore ed il Convitto di S. Rocco. L’antica, la vera, la miracolosa immagine della Madonna ‘a Bedda, che i palermitani nel principio del XVIII secolo venerarono sotto questo titolo, non è quella, ma un’altra»³

Ma perché si generò questa confusione? Dobbiamo tornare un po’ indietro. Nino Basile ci racconta che l’edicola della Madonna a’ Bedda fu trasferita all’interno del Palazzo Lungarini (già Settimo) nel 1788 per una migliore custodia e riporta la citazione che si trova nella cornice in alto dell’edicola «Votum feci gratiam accepi, an.1710 Gioa. Ant. Mar. Passicci – Dal vico in scala trasportata per maggior custodia a 3 apr. 1788».

Un’altra iscrizione si può leggere sotto la mensola dell’edicola «Tutte quelle persone che divotamente reciteranno un Ave Maria a questa Gran Sign. Guadagneranno 100 giorni d’indulgenza concessa da monsignore Arcivescovo di Palermo» manca però la data.

La “migliore custodia”, tuttavia, sembrerebbe una scusa poco plausibile per trasferire un’edicola che a suo tempo era famosissima a Palermo perché prodiga di innumerevoli grazie, come si evince tuttora dagli ex voto offerti dalla gente e posti oltre il vetro che protegge l’immagine. Figuratevi che il Mongitore ci racconta addirittura che si effettuavano pellegrinaggi in onore della Madonna la Bella.

Allora com’è possibile che sia stata trasferita in un palazzo nobile alla vista di sole poche, anche se nobili, persone? Non c’è una fonte storica attendibile per dimostrare tale trasloco, ma per puro caso mi sono imbattuto in una rivista del Ventennio nella quale ho letto un articolo dedicato proprio alla Madonna di Lungarini scritto da un certo Carlo Marullo, il quale attribuisce ad un avvenimento miracoloso il trasferimento della sacra immagine entro le mura di Palazzo Lungarini.

«Quella sera il Marchese, come tante altre volte, seguito solo da uno staffiere, uscito da un portoncino del suo palazzo, ad ora inoltrata si era avvicinato a pregare fervidamente davanti a quella icona, ove già stavano in devoto atteggiamento due donne del popolo ed un uomo di età avanzata, che al suo apparire si ritrassero, rimanendo qualche passo discosti nell’ombra. Il marchese ritto di fronte alla immagine, col volto illuminato dalla luce delle candele, pregava. Ad un tratto una delle donne si mise ad urlare: Muove gli occhi! Muove gli occhi! La Madonna ha fatto il miracolo! Il marchese si scosse e guardò. Vide o credette di vedere che la bella immagine della Vergine, dalla espressione di infinita pietà, con un leggerissimo battito delle palpebre dava un segno di vita. Le voci delle donne continuavano intanto altissime: Il miracolo! Il miracolo! La Madonna ha mosso gli occhi! La Madonna ha fatto il Miracolo al Marchese Lungarini […] Tutti si congratulavano col Marchese Lungarini: la Madonna aveva esaudito le sue fervide preghiere! La sua fede incrollabile era premiata! Sarebbero senza dubbio giunte notizie consolanti dei figli prigionieri. […]Di lì a qualche giorno dal palazzo del Viceré giunse la notizia che i figli del Marchese Lungarini erano stati finalmente ritrovati […] e la fama della Madonna miracolosa crebbe a dismisura. […] Ed un pomeriggio, tra un lieto scampanio, e lo sparo di mortaletti; tra musiche e canti di popolo festante, la bella immagine della Vergine miracolosa, fece il suo ingresso trionfale a palazzo Lungarini»⁴.

È chiaro che tutto ciò appare più come un romanzato episodio nato dalla fantasia dell’autore, piuttosto che una cronaca cittadina, ma come sappiamo la nostra città fa apparire reale anche quello che non c’è mai stato e finto quello che continuiamo a vedere ogni giorno, chissà se la Madonna la Bella potrà un giorno invertire questa nostra strana abitudine.

Antonino Prestigiacomo

NOTE

¹Maria Mimmo Gambino, Dietro le quinte del teatro del sole, Brotto Editore, Palermo, 1988

²Antonio Mongitore, Palermo divoto di Maria Vergine e Maria Vergine protettrice di Palermo, Stamperia di Gaspare Bayona, Palermo, 1719, Vol. I

³Nino Basile, Palermo Felicissima divagazioni d’arte e di storia,Pietro Vittorietti Editore, Palermo 1978, Vol. I

⁴ Carlo Marullo in Italia Fascista, 1935-1936

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Antonino Prestigiacomo
Antonino Prestigiacomo
Nato a Palermo, dove vive e lavora, ha frequentato la facoltà di Lettere e filosofia dell'Università degli studi di Palermo, è presidente dell'Associazione socio-culturale “Athos”; da anni si prodiga per la valorizzazione e la promozione territoriale della città di Palermo".

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