La regina Bianca e il Gran Giustiziere: storia vera di una farsa

regina Bianca di NavarraQuando un fatto storico colpisce in maniera particolare la fantasia del popolo, succede spesso che dalla vicenda venga tratta poi una farsa, soprattutto quando a rendere grottesche alcune situazioni, sono personaggi non proprio comuni.
La storia che ha dato vita ad una pantomima che ancora oggi viene raccontata nel carnevale di Mezzojuso, col nome di “Mastro di Campo“, già nel XVIII secolo, il marchese di Villabianca, la descriveva come una farsa che si svolgeva nel periodo di carnevale nei quartieri più antichi e popolari di Palermo, l’ Albergheria, la Kalsa, il Borgo. La farsa si chiamava allora “Atto di Castello” e descriveva l’assalto ad un castello da parte di un Mastro di Campo che intenzionato a rapire la regina, si inerpicava su una scala, ma che veniva buttato sempre a terra  dai soldati che la difendevano…..

La vicenda veramente accaduta, narra della passione senile dell’ormai anziano Gran Giustiziere Bernardo Cabrera, per la giovane e affascinante vedova regina Bianca, un amore insano che univa l’attrazione per la donna e la conquista dei suoi beni….
Quando Martino I d’Aragona, detto “il giovane”sposò Bianca di Navarra, il matrimonio si svolse, come accadeva spesso allora, per procura. Ad accompagnare la giovane regina in Sicilia, fu proprio Bernardo Cabrera, stratega catalano e valido aiuto di re Martino, spietato tanto da guadagnarsi il titolo di Gran Giustiziere. Bianca s’innamorò subito della sua nuova Patria, e quando dopo pochi anni dal suo matrimonio, Martino perse la vita in una spedizione in Sardegna, lei divenne Vicaria del regno di Sicilia, almeno fino a quando un anno dopo non venne a mancare anche Martino il vecchio, lasciando la Sicilia in una confusa situazione politica, e dando al Cabrera la possibilità di prendere le armi contro Bianca di Navarra. Ma trovandosi ad affrontare invano le grandi forze del grande ammiraglio Sancio Ruiz de Lihori che si era schierato a favore della regina, decise di cambiare tattica.
Da tempo il Cabrera spasimava d’amore per la pur detestata navarrese, affascinato dalla bellezza della giovane regina, oltre che dalla sua immensa ricchezza, si convinse così di poter conquistare il suo cuore ed il suo trono. Cominciò a manifestarle il suo interesse, spingendosi al punto di annunciarle di voler contrarre matrimonio per aiutarla nel governo del regno. Ma Bianca non ne volle sapere e, per ben due volte, riuscì a sfuggire all’insano assedio amoroso del Gran Giustiziere, opponendosi fermamente alla sua proposta di matrimonio. Aiutata da Giovanni Moncada, che la scortò fino a Palermo, Bianca si rifugiò nello Steri, il palazzo fortezza dei Chiaramonte, pensando di essere finalmente al sicuro.

Ma non aveva fatto i conti con il vecchio Cabrera, che ferito nel suo orgoglio era più che mai convinto che la bella regina e i suoi averi avrebbero dovuto essere suoi, decidendo di prendersi con la forza quello che con le parole gli era stato negato.
E fu così che la notte del 12 gennaio 1412, Bernardo Cabrera, con a seguito i suoi soldati, irruppe nel palazzo per sorprendere la sua amata , ma Bianca avvisata delle intenzioni del Cabrera, poco prima che questi piombasse nel palazzo, abbandonò lo Steri fuggendo disperata, correndo verso il mare seguita dalle sue ancelle, coperta soltanto da leggere vesti da notte, rifugiandosi su una galea catalana che prese subito il largo. Il Cabrera arrivò nel porto quando già la nave era lontana dalla riva e in un primo momento, preso dalla sua passione, iniziò a chiamare a gran voce Bianca dichiarandole il suo amore, la sua ardente passione. Troppo tardi però, così deluso e inferocito ritornò allo Steri e fattosi indicare la camera della regina, dalla servitù impaurita, si gettò sul letto, fra le lenzuola ancora calde e profumate di lei, urlando frasi sconnesse come invasato per la beffa subita.
Il dramma personale del Gran Giustiziere, che a quel tempo aveva circa settanta anni, e che bramava l’amore di una donna bella, giovane (aveva meno della metà dei suoi anni), e potente come era Bianca di Navarra, portò il popolo palermitano a trasformarlo in una farsa. Questo fino alla fine dell’ottocento, poi il cambiare dei gusti, e la perdita d’interesse per le tradizioni popolari, cancellarono la rappresentazione del “Mastro di Campo”, dalle borgate palermitane.
questa pantomima è solo prerogativa di Mezzojuso.

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