La storia del piccolo borgo di Sant’Erasmo a Palermo, affonda le radici in un tempo passato, quando il rapporto con il mare e la fertile pianura circostante definivano la sua identità. Nel Trecento, l’area che si estendeva tra le mura orientali della città di Palermo e il fiume Oreto era considerata una posizione strategica perché rappresentava la via di collegamento con altri centri costieri e gli interni dell’Isola.
Per questo venne scelta dalla potente famiglia Chiaramonte, una tra le più influenti feudalità siciliane. Del resto, già in epoca precedente, durante il periodo arabo-normanno, la zona era frequentata, come attestano i resti di edifici romani di probabili ville extraurbane o aziende agricole, scoperti nel Piano di Sant’Erasmo vicino al Gasometro nel 1863.
Dopo la decadenza dei Chiaramonte, nel 1392, il terreno passò al demanio e pochi decenni dopo, vicino alla costa, venne impiantata una tonnara che diede il nome di “Tonnarazza” all’area che si sviluppava in direzione di Romagnolo. Il grande piano che si estendeva fino all’inizio della Cala, invece, cominciò ad essere chiamato “Piano di Sant’Erasmo” per via di una chiesetta dedicata a Sant’Erasmo, di cui si hanno notizie sin dal XV secolo. Nel 1658, i Padri Carmelitani edificarono un convento accanto alla chiesa, ma lo abbandonarono pochi anni dopo per le incursioni nemiche che avvenivano in quel tratto di mare.
La chiesa di Sant’Erasmo passò poi alla maestranza dei Cordari poi alla congregazione dei Naufragati, fino a cadere in un completo abbandono. In seguito venne incorporata nella Casina in stile impero costruita in riva al mare dai Filangeri, principi di Cutò, identificata come l’Astrachello, una casina di delizia piuttosto che una vera e propria villa.
L’opera di Padre Messina e la nascita di un polo assistenziale

Un momento significativo per la storia di Sant’Erasmo fu l’arrivo, all’inizio del XVIII secolo, del sacerdote Giovanni Messina. Dedito all’assistenza dei piccoli orfani abbandonati del rione della Kalsa, egli estese la sua missione alla zona di Sant’Erasmo-Romagnolo. Scoperta l’antica chiesetta di Sant’Erasmo, ormai in rovina e adibita a magazzino e stalla dopo essere stata utilizzata per anni come Teatro Oreto, Padre Messina riuscì ad ottenerla. Contemporaneamente, con l’aiuto di benefattori, prese in affitto una parte della Casina dei Cutò dove riunì i primi orfanelli. Nacque così la Casa Lavoro e Preghiera, dove, via via che aumentavano le necessità, innalzò locali di vario genere, dando vita alla sua pia istituzione.
Il fabbricato oggi ingloba l’antica chiesetta di Sant’Erasmo e la Casina dei principi Cutò.
Sant’Erasmo come teatro di eventi e il cambiamento con Villa Giulia
Nei secoli XVII e XVIII, il piano di Sant’Erasmo divenne un luogo rinomato per lo svolgimento di diverse manifestazioni, tra cui parate militari, fiere degli animali durante le festività pasquali e le celebrazioni di alcune “Autodafè” del Sant’Uffizio: il luogo dove venivano bruciati i condannati dell’Inquisizione. Tuttavia, con l’apertura della Villa Giulia nel 1778 e, dieci anni dopo, dell’attiguo Orto Botanico (sorto nella “Vigna del Gallo” di proprietà del Duca di Archirafi), tutte queste manifestazioni vennero spostate altrove.
La creazione di queste ville, che si aprivano sullo “stradone di Alcalà” (attuale via Lincoln), segnò una nuova direttrice di sviluppo della città. A ricordo della sistemazione definitiva dello stradone, nel 1784 fu eretto un obelisco dalla parte del mare, la cosiddetta “Punta a vugghia” (punta dell’ago) per la caratteristica forma.
L’avvento dell’Industrializzazione e il ruolo della Ferrovia
La costruzione della linea ferroviaria a scartamento ridotto Palermo-Corleone, attivata nel 1886 con capolinea a Sant’Erasmo, rappresentò la svolta più significativa per l’assetto urbanistico e socio-economico di questa borgata. Questo evento trasformò radicalmente il piccolo borgo marinaro, facendolo diventare un importante polo economico e sociale.
Il grande padiglione dell’ex Deposito locomotive, probabilmente destinato a scalo merci, stazione passeggeri e deposito delle locomotive, costituì un elemento centrale di questa trasformazione. Oltre a questo edificio, la stazione di Sant’Erasmo comprendeva altre costruzioni, poi andate distrutte, situate sulla sponda opposta del fiume Oreto.
Sant’Erasmo all’alba del Novecento: pesca, industria e villeggiatura
All’inizio del Novecento, il porticciolo di Sant’Erasmo aveva una variegata attività peschereccia. Le piccole barche si occupavano della pesca sottocosta, mentre le imbarcazioni più grandi andavano in mare aperto a caccia di tonni, prima che finissero nelle reti delle tonnare di Mondello, Arenella e Vergine Maria.
Inoltre, la presenza della ferrovia favorì l’insediamento di diverse industrie alla fine del XIX secolo, come fabbriche di laterizi, vetrerie e stabilimenti per le conserve alimentari di prodotti agricoli e ittici. Lungo la costa furono edificate strutture per attività ricreative, stabilimenti balneari, colonie estive e strutture sanitarie.
In questo periodo, diversi nobili costruirono a Sant’Erasmo ville per la villeggiatura, sfruttando la bellezza del litorale, noto per i suoi “bagni della salute”, molto frequentati dai palermitani, quando Mondello era ancora una palude.
Il declino e l’impatto del “Sacco di Palermo”
Il destino di Sant’Erasmo subì un brusco cambiamento nella seconda metà del XX secolo. Con lo sviluppo del trasporto su gomma, la linea ferroviaria Palermo-Corleone perse gradualmente di importanza, fino alla chiusura definitiva nel 1959. Il capolinea fu spostato ad Acqua dei Corsari, segnando l’inizio di un rapido declino per la borgata di Sant’Erasmo. La chiusura della linea ferroviaria favorì la speculazione edilizia selvaggia degli anni ’50-’60 a Palermo, un periodo tristemente noto come il “Sacco di Palermo”.
Motivato dalla necessità di ricostruire dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e di creare nuove abitazioni per l’aumento della popolazione, vennero concesse migliaia di licenze edilizie con una rapida ed esponenziale espansione urbana, spesso priva di una pianificazione adeguata e in violazione delle norme di tutela del patrimonio pubblico.
L’area di Sant’Erasmo, come l’intera costa sud, fu pesantemente colpita da questa ondata edificatoria incontrollata. Le macerie dei bombardamenti e i detriti edilizi provenienti dai cantieri di tutta la città vennero riversati lungo la costa sud alterando radicalmente l’orografia e la socialità del litorale, inquinando le acque marine e deturpando il paesaggio, che perse la sua funzione balneabile.
Il rapporto tra Sant’Erasmo e il mare si deteriorò drasticamente: la costa divenne costellata di edificazioni abusive e muri che ne nascondevano la vista. La pianificazione urbana del secondo dopoguerra, a differenza di quella precedente, relegò il mare a un ruolo marginale. L’area tra la città costruita e la battigia divenne uno spazio residuale, di nessuno o di abitanti abusivi stagionali. Il litorale, un tempo animato da stabilimenti balneari, divenne inaccessibile e degradato.
La situazione attuale e i tentativi di riqualificazione
Oggi, la costa sud di Palermo, inclusa l’area di Sant’Erasmo, si presenta come un “mosaico scomposto di edilizia da borgo e resti di architetture della produzione industriale”. Tuttavia, un importante elemento di memoria e potenziale di riqualificazione è rappresentato dall’ex Deposito locomotive, salvato dalla distruzione e recuperato per ospitare l’Ecomuseo Mare Memoria Viva, un centro culturale ed educativo polifunzionale che offre spazi per eventi, attività culturali ed educative.
Un ulteriore segnale positivo per il recupero dell’identità di Sant’Erasmo è stato il recente intervento di riqualificazione del porticciolo, avvenuto a partire dal 2019. Questo intervento ha restituito alla borgata uno spazio di aggregazione sociale e un rinnovato legame con la sua tradizione marinara. Il porticciolo è tornato ad essere un punto di riferimento per i residenti e un potenziale attrattore per il turismo mentre altri progetti e strategie di intervento mirano a riconnettere l’intera costa sud, inclusa Sant’Erasmo e Romagnolo, con la città e il mare.
La sfida è tuttora aperta e noi siamo speranzosi di vederla realizzata!

Saverio Schirò
Fonti:
- V. D’Angelo, Sant’Erasmo, REGIONE SICILIANA – ASSESSORATO DEI BENI CULTURALI E AMBIENTALI E DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE 2010 in academia.edu
- C. Ceroni – G. Tamarri, Il mare non bagna Palermo, Tesi in Architettura e composizione architettonica III, ALMA MATER STUDIORUM – UNIVERSITÀ DI BOLOGNA – CAMPUS DI CESENA – SCUOLA DI INGEGNERIA E ARCHITETTURA, Anno Accademico 2019-2020
- O. Palazzolo, Palermo oltre l’Oreto, Politecnico di Torino – Facoltà di Architettura – Corso di Laurea Magistrale in “Architettura per il progetto sostenibile”, Anno accademico: 2024/25 in webthesis