Le proprietà degli alimenti secondo la medicina popolare siciliana

Come mangiavano i siciliani di una volta.

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È la scienza della nutrizione che si occupa dello studio sulle proprietà degli alimenti, ma una volta, era la medicina popolare siciliana che aveva le sue credenze e convinzioni che spesso cristallizzava in detti e proverbi coniati su misura.

Come si mangiava in Sicilia

CIotola di vegetaliVuoi per una povertà cronica, vuoi per una forma di saggezza popolare “applicata”, in Sicilia il cibo non era considerato come qualcosa da cui trarre piacere, piuttosto si mangiava quanto bastava per lavorare e vivere: si mancia pi campari, non si campa pi manciari, recitava un proverbio.
Per abitudine, tradizione e per il clima, la dieta del popolo siciliano era a base di vegetali: legumi, farinacei, verdure e ortaggi.
Circa il bere, i dettati igienici riguardavano essenzialmente l’acqua e il vino, non essendo i siciliani inclini agli alcolici (del resto praticamente assenti nelle attenzioni del popolo). Ma anche per queste uniche bevande era raccomandata la massima moderazione.

L’acqua

Bisognava guardarsi dal bere troppa acqua perché cu’ vivi a panzata, sinni penti dintra la iurnata; così come è sconsigliato bere di notte, cu vivi di notti s’accatta la morti. Dopotutto si sa: l’acqua va ‘nta i spaddi, cioè provocherebbe disturbi polmonari anche se tutti sanno che questa è solo una scusa per preferire il vino.

Il vino

Anche riguardo al vino esistevano delle raccomandazioni: il siciliano non amava eccedere e non beveva più di quanto ritenesse necessario alla digestione. Gli ubriachi incontrati per la strada erano ingiuriati dai monelli e compatiti dagli adulti. Lo testimoniano diversi proverbi: lu viviri misurato fa l’omu assinnato mentre pi ‘na vivuta ‘na mala nuttata.
Era terribile se il vino era bevuto insieme al sale giacché avrebbe provocato eccitamento celebrale, ovvero faceva ‘nsarvaggiri’, imbestialire, il bevitore.
Bevuto moderatamente, invece, al vino vengono riconosciuti tanti effetti benefici: riscalda il corpo, comu un cappottu e asciuga i sudori, l’acqua fa sudari e lu vinu fa asciucari; ammazza i vermi, ed era considerato latti pi li vecchi.

Cibi rinfrescanti

Il popolo riteneva “rinfrescanti” quegli alimenti che facilitavano le evacuazioni, ed al primo posto va senz’altro considerato il brodo di carne che purga il ventre. Altri cibi ritenuti tali sono i gelsi neri, che si credevano buoni anche a fare guarire gli ammalati da cui il grido dei venditori: l’ahju sana-malati… e chi su nivuri.
Le susine bianche o del cuore (pruna e core) i fiori di zucca, i tenerumi (rami teneri della pianta di zucchine); la indivia, la cicoria, la borraggine, le ciliegie, il siero di ricotta e il pepe sono considerati alimenti con proprietà “rinfrescanti”.

Cibi digeribili e cibi indigeribili

I ricci marini, i cavoli dei quali si dice che sono uttibili, cioè che fanno bene, sono considerati digestivi, mentre il riso, il quale passa in così breve tempo che uno potrebbe alzarsi dalla tavola a digestione compiuta, risu: mi calo e mi jisu, è considerato altamente digeribile. Ma probabilmente il detto potrebbe riferirsi alla presunta scarsità nutrizionale di questo alimento rispetto al pane e alla pasta.
Al contrario sono considerati cibi indigeribili le uova, la carne di pecora o di capra e il latte. Secondo questi detrattori del latte, bevuto da adulti come “contro natura”, sarebbe “verminoso” e acido, come poi la scienza alimentare ha dimostrato in caso di intolleranza al lattosio. Se poi il latte si mischia con brodo, con limone, con vino, diventano veleno perché si sciarrianu, ‘nta lu stomaco, cioè riescono incompatibili fra loro.

Cibi eccitanti cioè afrodisiaci

C’è poco su questo argomento (forse per tabù atavico), è tuttavia noto che il brodo di piccione si dava come rianimante le forze degli sposi l’indomani delle loro nozze, così come agli ammalati molto depressi.

Cibi da evitare o preferire in caso di allattamento

alimenti2Da evitare perché ritenute irritanti per la puerpera sono le noci e le noccioline così come il vino, la ricotta e il latte.
Per aumentare invece la quantità del latte erano consigliati i maccheroni, il pesce, la lattuga, i cavoli bolliti, il sesamo, la pasta con cipolla, il prezzemolo e i finocchi di campagna.

Cibi diuretici e cibi astringenti

Pomidoro, finocchio dolce, asparagi, meloni, fichidindia, sedano e carciofi erano considerati alimenti che aumentavano la diuresi (per alcuni di essi è vero!).
Erano considerati cibi astringenti, cioè che favorivano la stitichezza di nuovo i fichidindia (per i semi che si dicevano che “attuppano” cioè creano un tappo fisico), ma anche i pesci, le fave bollite, il polpo, le cotogne, il riso, il cacio cavallo fresco, la tuma, il brodo di piedi di bue e di pollo e le carrubbe per le quali dice il proverbio: cu mancia carrubbi caca ligna.

Cibi verminosi e cibi antiverminosi

Si tratta di alimenti che secondo le credenze popolari favorirebbero lo sviluppodi vermi intestinali, o li debellerebbero. Erano considerati verminosi i dolci, specie quelli con la ricotta, il cacio, il molto pane mangiato dai bambini, le mandorle, le noci e le nocciole, le castagne.
Per contrastare i vermi, ucciderli o favorirne l’espulsione erano consigliati l’aglio, le cipolle, le pesche specialmente se mangiate con la buccia, il limone specie se mescolato con l’olio di oliva. L’aglio, insieme all’aceto e alla menta era anche considerato un ottimo disinfettante dell’apparato digerente.

Cibi velenosi o dannosi per la salute

I funghi e alcune melanzane sono considerati a rischio, come ricorda il proverbio: comu l’ha apparicchiatu beni, jettali a li cani. Comprensibile per i funghi velenosi che sicuramente mietevano vittime e procuravano disturbi notevoli,  più strano per le melanzane che sono un alimento molto amato e consumato in Sicilia.
Provocherebbero capogiri le more ed i corbezzoli i quali, secondo l’etimologia popolare si chiamano ‘mbriaculi (erroneamente da qualche parte intese “miracoli”) appunto perché produrrebbero gli effetti dell’ubriacatura.

Si capisce che si tratta di sapienza popolare, a volte suffragata dall’esperienza quotidiana, altre da credenze che non hanno riscontro scientifico. Ovviamente nessuno più oggi si affiderebbe a questo tipo di cura empirica, tuttavia qualche indicazione utile ancora si può trarre oltre all’aspetto tradizionale che rimane comunque un valore.

       Saverio Schirò

tratto da: G. Pitré, Medicina popolare siciliana

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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