Un intrigo Vaticano in salsa Siciliana

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Tra la fine dell’800 e i primi del ‘900, uno degli uomini più potenti della Chiesa Cattolica era il cardinale Mariano Rampolla del Tindaro. Nativo di Polizzi Generosa, in provincia di Palermo, questo alto prelato fu principale collaboratore e Segretario di Stato di papa Leone XIII, e negli ultimi anni di vita del pontefice, si dice che fosse lui a comandare in realtà.

Alla morte di papa Leone, il siciliano divenne subito il principale indiziato come suo successore, tuttavia sorprendentemente la sua elezione sfumò a causa di un inatteso colpo di scena durante il conclave.

Scopriamo questa storia.

Chi era Mariano Rampolla del Tindaro

Nato a Polizzi Generosa nel 1843, Mariano Rampolla del Tindaro apparteneva ad una delle famiglie nobiliari più importanti della zona, da sempre attivamente coinvolta nella vita politica. Lo zio (fratello di sua madre) era Vincenzo Errante, ministro dell’Istruzione e dei Lavori Pubblici del Governo Siciliano e dal 1870 senatore del Regno d’Italia.

Sin da giovanissimo Mariano manifestò la sua volontà di intraprendere la carriera ecclesiastica, contro il volere del padre Ignazio Rampolla, conte del Tindaro. A soli 13 anni decise così di trasferirsi a Roma, per iniziare la via del sacerdozio lontano dalla disapprovazione della famiglia.

Frequentò il seminario Vaticano e la facoltà di giurisprudenza alla Sapienza, conseguendo i dottorati in filosofia, teologia e diritto civile e canonico (utroque iure).
Nel 1866 fu ordinato sacerdote e poco dopo ammesso nella Pontificia Accademia Ecclesiastica, porta d’accesso alla carriera politica nella Chiesa.

La sua ascesa lo portò rapidamente a ricoprire ruoli prestigiosi, tra cui segretario del nunzio in Spagna, segretario di Propaganda Fide per gli Affari di rito orientale, segretario della congregazione degli Affari ecclesiastici straordinari e poi anche nunzio di Spagna e arcivescovo di Eraclea nel 1882.

L’apice della sua carriera avvenne nel 1887, con la nomina a Cardinale di Santa Cecilia e l’incarico di Segretario di Stato di papa Leone XIII, del quale divenne il principale collaboratore.

La capacità ed il carisma di Mariano Rampolla del Tindaro furono tali che, negli ultimi anni di pontificato, si dice che fosse lui a prendere tutte le decisioni in vece del santo padre, ormai ultra novantenne.
Papa Leone morì nel 1903 e il suo braccio destro sembrava il miglior candidato per ascendere al soglio pontificio. Tuttavia durante il conclave avvenne un inatteso colpo di scena.

Il conclave del 1903

Come detto, alla morte di papa Leone XIII il cardinale Rampolla del Tindaro era uno dei favoriti come suo successore. Le sue possibilità crebbero ulteriormente dopo la seconda votazione, quando il suo principale avversario, il cardinale Gotti, ritirò la propria candidatura.

Quando ormai l’elezione sembrava decisa, avvenne un clamoroso colpo di scena. Il cardinale Jan Puzyna, arcivescovo di Cracovia, pose il veto sul nome di Mariano Rampolla del Tindaro per conto dell’imperatore Francesco Giuseppe I d’Austria. Quest’ultimo, infatti, era uno dei pochi sovrani (insieme ai re di Spagna e Francia) e godere delle Ius exclusivae ovvero l’antico privilegio di proibire l’elezione a pontefice di un candidato a loro sgradito.
In questo caso furono decisive alcune politiche filo-francesi e anti-austriache che il siciliano adottò nel corso degli anni.

Queste le parole che il cardinale Puzyna pronunciò in latino:

«Mi faccio onore, essendo stato chiamato a questo ufficio da un ordine altissimo, di pregare umilissimamente Vostra Eminenza, come Decano del Sacro Collegio degli Eminentissimi Cardinali di Santa Romana Chiesa e Camerlengo di Santa Romana Chiesa, di voler apprendere per sua propria informazione e di notificare e dichiarare in modo ufficioso, in nome e con l’autorità di Sua Maestà Apostolica Francesco Giuseppe, Imperatore d’Austria e Re d’Ungheria, che, volendo Sua Maestà usare un antico privilegio, pronuncia il veto d’esclusione contro l’Eminentissimo Signor Cardinale Mariano Rampolla del Tindaro».

L’episodio fu accolto con sdegno dalla maggior parte dei presenti, visto che il cosiddetto veto laicale, era un privilegio considerato ormai obsoleto, inutilizzato da oltre mezzo secolo e particolarmente superfluo da quando, con la scomparsa dello Stato Pontificio, il papa aveva perso la maggior parte dei suoi poteri politici e militari.

Fatto sta che l’influenza dell’imperatore d’Austria fece sentire i suoi effetti e, nonostante il cardinale siciliano mantenne parte dei consensi fino all’ultima votazione, alla fine fu Giuseppe Sarto ad ottenere i voti necessari all’elezione, diventando papa con il nome di Pio X.

Nonostante il beneficio ricevuto, una delle prime iniziative del nuovo papa fu proprio l’abolizione dello Ius exclusivae.

Dopo il conclave, Mariano Rampolla del Tindaro continuò a svolgere diversi ruoli all’interno del Vaticano. Nonostante fosse ancora considerato uno dei possibili successori di Pio X, il siciliano morì improvvisamente nel dicembre 1913, pochi mesi prima del pontefice.
Il successivo conclave elesse papa Benedetto XV, al secolo Giacomo Della Chiesa, uno dei principali collaboratori del cardinale Rampolla del Tindaro, in una specie di rivincita morale.

Leggi anche: Agatone e Sergio: i due papi di Palermo

Fonti: J.M. Ticchi – RAMPOLLA DEL TINDARO, Mariano – Dizionario Biografico degli italiani – 2016
G. Zizola – Il conclave, storia e segreti, Roma – Newton & Compton – 2005
Wikipedia.org – Mariano Rampolla del Tindaro / Conclave del 1903

Foto copertina: Philip de László – Ritratto del cardinale Mariano Rampolla del Tindaro – 1900

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

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