L’Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-1892, fu un evento straordinario che attirò visitatori da tutta Italia e oltre, presentando una vasta gamma di attrazioni e innovazioni mirate a mettere in mostra i progressi industriali e artistici dell’Italia dall’unificazione del paese nel 1861. Rappresentò un evento culturale e civico di grande rilevanza per l’Italia, in particolare per la città di Palermo.
Fu organizzata sotto il patrocinio di Francesco Crispi, allora Primo Ministro d’Italia, ed era parte di una tendenza più ampia di esposizioni nazionali che cercavano di promuovere un senso di identità e orgoglio nazionale attraverso la presentazione dei successi industriali e artistici. Le esposizioni precedenti si erano svolte in città come Firenze, Milano e Torino, ma l’evento di Palermo era particolarmente significativo poiché rappresentava la prima grande esposizione tenutasi nel Sud Italia.
La Progettazione Architettonica fu affidata ad Ernesto Basile

Il design architettonico dell’esposizione fu progettato da Ernesto Basile, coadiuvato dagli ingegneri Ernesto Armò, Lodovico Biondi e Alfredo Raimondi. Il progetto trasse ispirazione dagli stili arabo-normanni, caratteristici del ricco patrimonio storico della Sicilia, insieme a elementi formali di epoche differenti dell’architettura sicula.
Il complesso espositivo occupava la vasta area non edificata del “Firriato” di Villafranca che collegava Piazza Castelnuovo all’odierna Piazza Crispi: un percorso di circa 600 metri lungo il margine del viale della Libertà. L’architetto pose l’ingresso monumentale proprio ad angolo tra la via della Libertà e quella che in seguito sarebbe diventata la via Dante.
Nel grande spazio interno, attraversato da una linea ferrata che favorì il trasporto dei materiali per la costruzione e l’allestimento dell’Esposizione, furono realizzate dodici sezioni con una galleria delle belle arti, una mostra etnografica siciliana e una mostra di elettricità, con i padiglioni separati da spazi aperti, giardini e fontane.
Dopo circa otto mesi di lavoro, l’Esposizione Nazionale di Palermo fu inaugurata il 15 Novembre del 1891, dal re Umberto I e dal nuovo presidente del consiglio, il palermitano Antonio Starabba, Marchese di Rudinì, con un grande ricevimento organizzato nel grande Salone delle Feste. Sarebbe rimasta aperta circa sei mesi, fino al 5 giugno del 1892, attirando numerosi visitatori e partecipanti da vari settori dell’arte e dell’industria italiana.
La struttura dell’Esposizione Nazionale di Palermo

L’ingresso all’Esposizione era caratterizzato da un portico con tre archi, inquadrato da due torri. Da queste torri si dipartivano ulteriori portici curvi, che davano forma a un’esedra. Questo portico con torri richiamava uno dei temi tipici delle chiese normanne di Sicilia, come la Martorana, San Giovanni degli Eremiti, San Cataldo e la Magione. In particolare, il portico d’ingresso vero e prorprio era chiaramente ispirato al portico sul lato sud della cattedrale di Palermo.
Attraversando alcuni vestiboli dal portico d’ingresso, si giungeva al grande Salone delle Feste, un ambiente quadrato coperto da una grande cupola. Questo salone richiamava lo stile bizantino declinato secondo il linguaggio siculo-normanno, con la cupola centrale, il tamburo finestrato e le tre esedre semicircolari. Il passaggio dal quadrato di base alla cupola avveniva tramite pennacchi a muqarnas, citazione delle volte di matrice islamica presenti in edifici normanni.
Seguivano, collegati tra di loro, gli edifici che ospitavano le diverse gallerie: delle industrie Chimiche e Meccaniche, Elettricità e Locomozione, industrie Estrattive e Metallurgiche, Agricole e Materiali alimentari.
Il blocco destinato alla Galleria del Lavoro, con il suo fronte principale rivolto a sud verso via Dante, aveva uno schema compositivo con la struttura che si dilatava per adattarsi alle grandi dimensioni dei macchinari esposti.
Il padiglione destinato al Palazzo delle Belle Arti era collegato al primo lungo l’asse di via Libertà ed accoglieva la galleria dove erano in mostra oltre 720 dipinti e 301 sculture, ceramiche e vetrerie, mobili, industrie tessili e oreficeria che evidenziavano sia le tendenze artistiche contemporanee che l’artigianato tradizionale.
In piccoli padiglioni separati, Giuseppe Pitrè curò la mostra etnografica divisa in nove sezioni.
Esposizioni e innovazioni: le attrazioni principali
L’esposizione presentava numerose attrazioni e innovazioni tecnologiche per l’epoca. Un Belvedere alto 55 metri, accessibile tramite due ascensori in legno e vetro, permetteva ai visitatori di godere della vista panoramica dell’esposizione.

Una Fontana Luminosa, progettata dall’ingegnere Emilio Piazzoli, posta nel giardino ottenuto nello spazio centrale, era considerata una delle meraviglie dell’esposizione ed incantava i visitatori affascinati dalla sua bellezza e dalle sue spettacolari illuminazioni notturne.
Manifestazioni Popolari venivano organizzate durante l’esposizione, con concerti tzigani, balli in maschera, gare musicali e tornei di scherma, contribuendo a creare un’atmosfera festosa e vivace. Una delle attrazioni più singolari fu il villaggio eritreo, dove si svolgevano rappresentazioni folkloristiche con esotici e coinvolgenti danze e canti tradizionali del popolo africano.
Uno degli eventi più attesi fu la prima corrida che si tenne il 19 maggio 1892, con la partecipazione di toreri spagnoli e tori provenienti da Barcellona. L’evento attirò oltre 5.000 spettatori e divenne uno dei momenti clou dell’esposizione.
Ovviamente non mancarono le grandi innovazioni tecnologiche per l’epoca, come la Macchina Eliotermica, l’antenato del moderno frigorifero, in grado di produrre freddo e ghiaccio, ed il progetto del Ponte sullo stretto di Messina dell’ingegnere Angelo Giambastiani, che avrebbe dovuto collegare Sicilia e continente: progetto di un ponte a cinque archi già presentato anni prima e mai realizzato.
Impatto Culturale
L’Esposizione Nazionale di Palermo può essere considerata come la prima esposizione a carattere “nazionale” dal momento che nelle precedenti, il Meridione era stato scarsamente rappresentato. Un modo per far conoscere l’industria siciliana al resto d’Italia appena riunita che avrebbe dovuto mettere in mostra il progresso tecnologico e la potenzialità della Sicilia sul piano della produzione commerciale, ma probabilmente servì anche da catalizzatore per il cambiamento sociale, sfociato nelle rivendicazioni e nei disordini del 1894 che avrebbero inevitabilmente aumentato la cesura Nord-Sud.
Nonostante ciò, l’evento contribuì a una crescente consapevolezza delle identità regionali all’interno dello stato italiano unificato, simboleggiando l’ottimismo e le ambizioni dell’Italia all’alba del XX secolo in un momento cruciale nell’evoluzione culturale del Paese.
Saverio Schirò
Immagini tratte da wikimedia commons di Sconosciuto – L’illustrazione popolare, Fratelli Treves Editori – Milano, 1892. Pubblico Dominio