L’impianto di defibrillatore: ecco cosa c’è da sapere

Un defibrillatore può salvare la vita, ecco le informazioni più importanti su come si impianta

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La procedura di impianto di defibrillatore è praticamente identica a quella di impianto di pacemaker e viene eseguito da un cardiologo interventista specializzato in Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione. Quasi tutti gli Ospedali maggiori e molte cliniche private a Palermo, come in altre città, sono perfettamente in grado di eseguire questo tipo di impianto.

Perché ho bisogno di un defibrillatore?

Per avere tutte le informazioni necessarie sulla vita col defibrillatore ti invito a leggere questo articolo: “Vivere con il defibrillatore”. Semplificando al massimo posso dire che l’indicazione all’impianto di un defibrillatore può essere effettuato

“In prevenzione secondaria” – significa che hai già avuto un episodio di aritmia ventricolare grave, magari trattata con defibrillazione esterna: è dunque imperativo proteggerti da una eventuale ricaduta con un defibrillatore impiantato.

In “prevenzione primaria“- significa che hai un potenziale rischio di avere una aritmia ventricolare grave per cui è necessario essere protetto in caso di episodio aritmico.

Possibili indicazioni all’impianto di un defibrillatore sono le forme gravi di alcune malattie cardiache genetiche (sindrome di Brugada, Sindrome del Q-T lungo o corto, Displasia Aritmogena del ventricolo destro e altre ancora) oppure quelle condizioni in cui il cuore ha “perso la forza” di pompa, come dopo un infarto importante. Ovviamente sono situazioni che dovrai discutere e approfondire col tuo cardiologo.
Una volta stabilito che hai bisogno di un defibrillatore, ti spiego come si effettua di norma l’impianto.

Come si effettua l’impianto di defibrillatore

Defibrillatore
vari tipi di defibrillatore

In genere  l’intervento avviene in regime di ricovero ordinario, con due o tre giorni di degenza.
Se si tratta di un defibrillatore sottocutaneo puoi guardare questo articolo: “Il defibrillatore sottocutaneo, domande e risposte.
Se il defibrillatore da impiantare è del tipo tradizionale o come si dice “transvenoso” ecco come si procede.
In una saletta operatoria dedicata, il medico anestetizza la regione sotto la clavicola nella parte superiore del torace dove praticherà una piccola incisione: l’anestetico locale blocca il dolore, ma durante l’impianto è possibile avvertire la sensazione di essere toccati o anche di pressione.
Gli elettrocateteri vengono 
introdotti fino al cuore attraverso una piccola puntura nella vena succlavia che passa proprio da quel punto e arriva fino al cuore. Il passaggio degli elettrocateteri viene seguito attraverso uno schermo chiamato fluoroscopio, una specie di immagine radiografica mobile, fino al posizionamento all’interno delle camere cardiache. A questo punto vengono effettuate delle misurazioni per accertarsi che gli elettrocateteri si trovino nella posizione migliore per erogare l’energia al cuore. Dopo di che, viene collegato il dispositivo e posizionato in una “tasca” ottenuta sotto la cute.
La durata dell’intervento dipenderà dal tipo di dispositivo impiantato (a uno, due o tre elettrocateteri), dalle caratteristiche anatomiche del paziente e dal tempo che occorrerà per individuare una buona posizione per gli elettrocateteri. In genere circa un’ora o poco più.

Cosa accade dopo l’intervento?

Subito dopo l’intervento, il paziente verrà portato in reparto e per qualche tempo potrà avvertire un certo indolenzimento in corrispondenza della sede di impianto. Nulla di particolarmente insopportabile, una terapia antidolorifica potrà essere prescritta se fosse necessaria. Dopo l’intervento sarà necessario seguire attentamente tutte le istruzioni del medico a partire dalla immobilità dell’arto corrispondente al lato dell’impianto per le prime 24 ore (meglio rimanere a letto). Poi via via l’autonomia sarà ampliata.
La degenza in ospedale può durare un paio di giorni o prolungarsi se le condizioni generali del paziente lo richiedessero. La ripresa in genere poi è abbastanza veloce, ma molto dipende dalle condizioni di partenza del paziente.

Dopo la guarigione della ferita la maggior parte delle persone noterà solo una piccola cicatrice e un piccolo rigonfiamento sotto la clavicola sinistra. Nelle persone molto magre o di corporatura minuta il dispositivo potrà essere più evidente. Se la magrezza è eccessiva o l’aspetto estetico preoccupa particolarmente il paziente, si può valutare la possibilità di impiantare il dispositivo dove sia meno visibile (per esempio sotto il muscolo mammario).

Quali rischi sono associati all’impianto di defibrillatore?

Come ogni intervento chirurgico, anche l’impianto di un defibrillatore include una serie di rischi ( Rischi nell’impianto di PM o ICD) . Sono rari, ma comunque presenti, per questo, prima dell’intervento, viene fatto firmare un foglio di consenso che illustra rischi e benefici dell’impianto.
Una piccola percentuale di pazienti sviluppa complicazioni causate dall’impianto, tra cui infezione, reazione allergiche ai farmaci impiegati durante l’intervento, perdita di sangue o danneggiamento dei vasi sanguigni, della parete cardiaca o di altri organi (come ad esempio la perforazione del polmone) o sviluppo di aritmie di vario genere, anche gravi. Sono rischi sporadici, ma calcolati e quasi sempre rimediabili, nell’immediato o dopo terapie adeguate, ed il personale è pronto a fronteggiarle adeguatamente.
Dopo l’intervento si potrebbero avvertire un certo fastidio e un senso di stanchezza, ma entrambi questi sintomi dovrebbero scomparire dopo un periodo di convalescenza. Alcuni pazienti continuano ad avvertire fastidio nell’area dell’impianto della sede dei punti, ma col tempo anche questo disturbo tende a passare e tornare a farsi sentire con sintomi vari e vaghi nei cambiamenti climatici. Un gonfiore anomalo, un rossore intenso o una perdita di sangue dalla ferita, invece, vanno segnalate tempestivamente al Centro dove è avvenuto l’impianto.

Dopo l’impianto, il defibrillatore va controllato a scadenze programmate

controllo pacemaker impianto di defibrillatore

Una volta impiantato, il defibrillatore va controllato regolarmente in ambulatorio:

dopo un mese o due dall’impianto;
poi ogni circa 6 mesi
– poi ogni anno se si viene dotati di trasmettitore per il controllo in remoto, cioè da casa, ⇨ Controllo Remoto del defibrillatore.

Se durante la visita in ambulatorio vengono apportate molte modifiche, lo specialista potrà prescrivere un’altra visita a breve distanza di tempo per verificare che queste abbiano avuto l’effetto desiderato. Queste visite sono molto importanti perché consentono di verificare che il dispositivo stia funzionando correttamente.

A volte può rendersi necessario effettuare piccole regolazioni, utilizzando un computer chiamato programmatore (⇨ Controllo pacemaker e defibrillatore).
Sul punto in cui è stato impiantato il dispositivo viene poggiata una sonda che collega il dispositivo al programmatore (spesso in modalità wireless). Vengono così verificati lo stato della batteria, il controllo del sistema, il ritmo cardiaco e gli eventi occorsi dall’ultimo controllo.
Attenzione: questo controllo è di tipo tecnico, cioè è mirato al funzionamento del dispositivo e non sempre prevede una visita cardiologica. Per cui questo controllo non sostituisce le normali e necessarie visite cardiologiche che il paziente deve effettuare a scadenze regolate dal proprio cardiologo o ambulatorio di competenza.

Quanto dura la batteria di un defibrillatore?

I dispositivi impiantabili (pacemaker e defibrillatori) sono alimentati da batterie speciali progettate per durare a lungo. La maggior parte delle batterie dura dai 6 ai 12 anni, a seconda del dispositivo e della frequenza con cui vengono inviati impulsi elettrici al cuore. In ogni modo, non si scaricano improvvisamente, ma segnalano con molto anticipo la fine della carica. 
Quando il dispositivo indica che la batteria è quasi scarica verrà programmata la sostituzione dell’ICD.
I dispositivi impiantabili sono sigillati, perciò le batterie non si possono sostituire. Si dovrà quindi impiantare un nuovo dispositivo, in genere questo intervento non dura quanto quello del primo impianto, di solito si esegue in Day Hospital, poiché basta collegare il nuovo dispositivo agli elettrocateteri già inseriti nel cuore
(⇨ La sostituzione di pacemaker e defibrillatore).

Per altre informazioni o domande sul defibrillatore ti invito a leggere gli articoli dedicati:

Saverio Schirò

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Disclaimer

I contenuti degli articoli, per quanto frutto di ricerche accurate, hanno uno scopo esclusivamente informativo e non sostituiscono in alcun modo l’intervento o l’opinione del medico o la sua diagnosi in relazione ai casi concreti. Tutte le terapie, i trattamenti ed i consigli di qualsiasi natura non devono essere utilizzati a scopo diagnostico o terapeutico per qualsiasi malattia o condizione psicofisica. Conseguentemente si consiglia in ogni caso di contattare il medico di fiducia.

Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
40 anni di esperienza in ambito sanitario come infermiere di cardiologia e tecnico di pacemaker e ICD. Appassionato di Arte, Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

3 COMMENTI

  1. Buonasera Dottore
    Dovrei fare un un’intervento alla mano dx x rizoartrosi
    Essendo portatrice di defibrillatore come funziona il procedimento dell intervento, ? Il chirurgo della mano mi ha detto che bisogna disattivare il defibrillatore. Cosa mi comporta , sono un po’ preoccupata.

    • Buongiorno Anna.
      Disattivare le terapie del defibrillatore è indispensabile se si eseguono interventi chirurgici con l’uso del dell’elettrobisturi, per non incorrere nel rischio di ricevere scariche inappropriate.
      Non comporta nessun rischio perché nelle sale operatorie ci sono personale e strumenti per fare fronte a qualsiasi emergenza.
      L’unica accortezza è di spegnere le terapie del defibrillatore solo all’interno della sala operatoria e non prima!
      Di solito è lo staff medico che si deve preoccupare di prendere accordi con il centro dei pacemaker e organizzare la procedura.

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