Ma quantu mi siḍḍìa? Origine di un verbo caro ai siciliani

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Lo abbiamo detto e sentito dire migliaia di volte, perché quando una cosa siḍḍìa, siḍḍìa e basta.
Per chi non lo sapesse, il verbo siḍḍijari in italiano è traducibile come scocciare, essere infastiditi o spesso non avere voglia di fare qualcosa.

Ma da dove viene questo termine? Le sue origini sono curiose e meno scontate del previsto.

Le origini del verbo siḍḍijari

Sebbene oggi venga spesso italianizzato con la parola “seccare” (ad esempio: mi secca; non ti seccare), le origini del termine siciliano siḍḍijari non hanno nulla a che vedere con l’equivalente della forma italiana, sebbene alcuni significati siano in qualche modo sovrapponibili.

L’italiano “seccare” infatti è un termine gergale figurativo che allude ad una forma di inaridimento, così come la parola stessa suggerisce. Sebbene non si conoscano per certo le origini di questo significato del termine, il suo equivalente siciliano sarebbe siccàri e non siḍḍijari.
Da dove viene allora questo verbo?

Tafano – Depositphotos

Secondo molti esperti di lingua e filologia siciliana, il termine proverrebbe dal latino asilum, ovvero tafano. Questo insetto particolarmente sgradevole per uomini e bestiame ha la caratteristica di infliggere fastidiose punture e di non essere facile da scacciare. Una volta allontanato, infatti tende sempre a ritornare sulla sua “preda”.

Nel tardo latino il termine asilum si trova spesso scritto come asillum, dal quale origina anche il verbo italiano “assillare”.

Con il tempo e le evoluzioni linguistiche, il siciliano ha adottato il termine, trasformando la doppia L in una doppia Ḍ, ovvero la D dal suono retroflesso tipica della nostra lingua, ma anche di molte altre lingue d’influenza araba. La trasformazione della doppia L in doppia avviene anche in molti altri casi, come ad esempio nei termini beḍḍu (lat. bellus), nuḍḍu (lat. nullus), cavaḍḍu (lat.caballum).

Quindi anche asillum è stato trasformato in asiḍḍum e poi gradualmente nel verbo siḍḍijari che ha dato origine a tutti gli altri termini, inclusa la forma riflessiva siḍḍijarisi.

L’accezione originale del termine dunque si riferiva ad una situazione di fastidio, come appunto suggerisce il legame con il tafano. Tale significato è valido ancora oggi, come nel caso in cui a siḍḍijari sia una determinata azione, per esempio, tipicamente siḍḍia il dover fare la fila in banca o il dover fare troppa strada per raggiungere un posto; insomma implica il compimento di un’azione in qualche modo sgradevole.

Il verbo però si è ulteriormente evoluto nel siciliano moderno, fino ad indicare una seconda accezione, quella in cui semplicemente non si ha voglia di fare qualcosa, quindi non più legato ad una situazione di fastidio, come invece prevedeva il vocabolo in origine.

Potrei dilungarmi ulteriormente sull’argomento, ma detto sinceramente mi siḍḍiò.
Alla prossima.

Leggi anche: Da dove viene il termine Locco?

Foto: Depositphotos

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

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