Natale a Palermo: storia e antiche tradizioni

Come si viveva il Natale tanti anni fa

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Il Natale a Palermo, come in tutto il mondo Occidentale, è una festa molto sentita, anche da coloro che sono indifferenti all’evento religioso della nascita del bambino Gesù. Le città si addobbano con luci, le persone vanno in fibrillazione alla ricerca dei regali da comprare, mentre i bambini attendono che passi  la notte per aprire i regali posizionati sotto l’albero di Natale. Babbo Natale, elfi, gnomi e altre creature della fantasia hanno ormai preso il posto del tradizionale presepe che si vede sempre più raramente.

Una volta non era così…

Il Natale a Palermo nella storia

Per conoscere come si viveva il Natale nei secoli passati ci aiuta Giuseppe Pitrè con la sua raccolta delle tradizioni popolari siciliane.

A quanto pare, fino al 1700 la festa del Natale era una ricorrenza molto sentita dalla popolazione, ma più che altro dal punto di vista religioso, senza alcuna manifestazione pubblica come processioni, feste in piazza o spettacoli di alcun genere. Pensate che non esisteva ancora la tradizione dell’albero di Natale, che sarebbe arrivato in Italia nella seconda metà dell’Ottocento pare grazie alla regina Margherita, moglie del re Umberto I, che lo volle al Quirinale.

Il presepe era allestito solamente nelle chiese, almeno fino al ‘700, poi cominciarono a vedersi alcuni presepi nelle case dei nobili, con i personaggi costruiti in cera: attività esercitata a Palermo dai cirari, mentre i bbamminiddari  (di cui la via bambinai ce ne ricorda il toponimo) erano specializzati nella fattura dei “Bambin Gesù” da esporre nelle chiese nel periodo natalizio.

Con l’avvento dell’opera dei pasturara, gli artigiani che sostituirono la terracotta alla cera per costruire i personaggi, l’allestimento dei presepi cominciò ad interessare anche le case del popolo perché, costruiti con gli avanzi della creta, il prezzo dei singoli personaggi divenne più accessibile. 

Il Natale a Palermo era una festa religiosa che si radicava nella tradizione

Una tradizione caratteristica del Natale era una novena popolare “laica”, celebrata di casa in casa, prima ancora che fosse in uso celebrare l’odierna Novena religiosa (che si sviluppò solo alla fine del XVIII secolo!).

Zampognari durante il Natale a Palermo
Zampognari a Palermo

Questa Novena era “cantata” da Cantastorie, violinisti e ciaramiddari (suonatori di cornamusa) che dal 16 al 24 dicembre andavano in giro per la città accompagnati da un ragazzo o da un adulto. La caratteristica curiosa era che si trattava di suonatori ciechi! Per questo era necessario l’accompagnatore. 

Si fermavano davanti alle edicole sacre cantando le filastrocche natalizie e se qualche famiglia era disponibile, dietro un compenso in denaro, i cantastorie per nove sere consecutive si fermavano davanti alle loro porte per intonare i ninareddi, cioè i canti della Novena.

L’ultima cantata si eseguiva il 24 sera per questo, ci ricorda il Pitrè, si dice che “l’orvi fannu nasciri a lu Bamminu un jornu prima” (i ciechi fanno nascere il Bambino Gesù un giorno prima del Natale).

Cibo, giocate e funzioni religiose

Con la Nuttata di Natali iniziava la festa a tavola con i cibi ed i giochi in famiglia inframezzati dalla celebrazione liturgica: perché il Natale era una festa di famiglia, che si doveva trascorrere tra le mura domestiche insieme ai propri cari, abitudine dalla quale si sviluppò il proverbio «Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi». 

dolci natale

I cibi tradizionali sono stati quasi sempre gli stessi. Un po’ più magro la notte del Natale e più ricco e grasso il pranzo natalizio. Ovviamente non esisteva il panettone, almeno in Sicilia, ma per quanto riguarda i dolciumi, la cucina siciliana non aveva rivali. Non dovevano mancare i buccellati e per i più piccoli le sfinci fritte e zuccherate (frittelle semplici da preparare anche durante il carnevale).

La pasta ncasciata (un pasticcio al  forno), gallina ripiena di riso con fegatini, arancine, sfincione, caponata di melanzane ed altri ortaggi fritti con la pastella, olive, capperi conditi con aceto, erano tra i pasti più comuni nel popolo, mentre i ricchi prediligevano mangiare pesce, e più precisamente anguilla o murena che a quanto pare avevano un costo piuttosto elevato.

In prossimità della mezzanotte si andava in chiesa per le funzioni sacre. Ma qui da tempo immemore venivano denunciate alcune usanze non proprio edificanti. Già dal ‘500 si segnalava il cattivo costume di portare cibo in chiesa che veniva consumato durante la celebrazione. Poi, alcuni uomini, già piuttosto alticci per il vino bevuto durante la cena, continuavano a bere nelle osterie, uscendo brevemente dalla chiesa per poi rientrare ormai ubriachi. In queste condizioni, talvolta la chiesa si trasformava in una specie di stadio con fischi e schiamazzi non proprio adeguati al clima di preghiera.

Il Villabianca riporta un provvedimento del governo borbonico che per la notte del 24 dicembre del 1779, proibì le celebrazioni nelle chiese della città escluse la Cattedrale, la Cappella Palatina, la chiesa della Magione e di Santa Rosalia sul Monte Pellegrino. Probabilmente fu un caso raro, tant’è che nelle cronache degli anni seguenti non se ne parlò più.

L’ultimo atto della festa di Natale, si concludeva con i tradizionali giochi 

Una nota curiosa che spiega il detto palermitano che con ironia ricorda la serietà di un evento: “‘nun stamu jucandu ai nuciddi!” Infatti, nel giorno prefestivo del Natale, era uso acquistare noccioline avellane che venivano poi usate soprattutto dai bambini per i giochi natalizi oppure per essere messe in palio nella tombola.

I grandi prediligevano giocare a carte con i giochi molti dei quali ancora sono in uso. Ecco come li descrive Giuseppe Pitrè: 

«Si giuoca ordinariamente a carte tra amici che si raccolgono in veglia. Altri preferisce la tombola, ed altri i dadi (lu jocu e l’ali), lu pillirinu ecc. ma i più amano giocare con le carte a minicheddu, a cucciari, a trentunu, a setti e menzu, a belladonna, ne’ quali vince colui a cui capiti, durante il giro, la carta del due di spada (a minicheddu), o a cui venga qualche carta d’oro (a cucciari), chi faccia 31 punto (a trentunu); chi ne faccia 7 e mezzo ecc. Se ne’ giuochi entrano uomini adulti, l’arrischiata zicchinetta annulla tutti gli altri giuochi e tira a sè le brigate.»

Buon Natale a tutti!

Saverio Schirò

… e per ridere un po’ ecco un video sul Natale a Palermo, fatto dal nostro simpatico concittadino Giuseppe Ricotta.

Immagine di copertina by Depositphotos.com

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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