I segreti del Carcere di Palazzo Steri

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Tra i tanti tesori nascosti di Palermo uno dei più suggestivi è senz’altro il Carcere di Palazzo Steri (o Carcere dei Penitenziati), utilizzato dall’inizio del ‘600 alla fine del ‘700 dall’inquisizione spagnola per imprigionare, torturare ed uccidere tutti i cittadini scomodi per la vita sociale, politica e soprattutto religiosa dell’antica città di Palermo.

L’emozione di questo luogo è data soprattutto dalla forte testimonianza che, tramite le centinaia di graffiti e disegni ad opera degli stessi detenuti, arriva direttamente a noi e ci fa respirare l’atmosfera della vita da condannati.

I graffiti riscoperti di recente, in quanto espressione più sincera dell’arte, ci comunicano pensieri e stati d’animo struggenti, che arrivano a noi in modo diretto, senza artifizi, opere realizzate nel buio per rimanere nel buio e che ci raccontano il dramma della prigionia più infame, perché spesso ingiusta.

L’inquisizione spagnola in Sicilia

ferdinando II il cattolicoNel 1487 Ferdinando II il Cattolico, Re di Spagna, inviò i suoi inquisitori delegati ad istituire il primo Tribunale dell’Inquisizione in Sicilia, causando un grandissimo tumulto. Fino ad allora, infatti, nessuna carica pubblica straniera, ad eccezione dei viceré aveva mai avuto alcun ruolo nella gestione dell’amministrazione e della giustizia e per legge dell’epoca solo un siciliano poteva esercitare il ruolo di giudice in Sicilia.
Per questo motivo lo sbarco di questi austeri spagnoli non fu visto di buon occhio, tuttavia nessuno poteva prevedere il clima di terrore che questi avrebbero instaurato nell’isola per tre lunghi secoli.

Sebbene i famigerati roghi di streghe ed eretici fossero meno comuni di quanto si creda (in Sicilia se ne contano 114 in tre secoli), la presenza dell’Inquisizione mise in subbuglio una società cosmopolita, in cui cristiani, ebrei e musulmani convivevano pacificamente da secoli.

sambenito
Sambenito indossato da un condannato – Goya

Una denuncia, anche se frutto di false accuse, poteva portare a mesi di detenzione, interrogatori e torture, alle quali spesso seguiva una confessione con la conferma di tutte le accuse. Le pene per le colpe più lievi (abiura de levi) prevedevano un pentimento pubblico che culminava con una sfilata del condannato per le strade della città, con in pugno una palma (simbolo di redenzione) ed una candela accesa (simbolo della fede ritrovata).
Per le pene più gravi era prevista anche l’interdizione dai pubblici uffici, il sequestro dei beni e l’obbligo di indossare per un periodo il sambenito, una casacca che lo identificava pubblicamente come “peccatore”.

In caso di ricaduta o persistenza nel reato (o peccato che dir si voglia), le pene venivano inasprite comprendendo l’esilio, la condanna “al remo” (come rematore nelle galere), l’ergastolo o, nei casi più efferati, il rogo in pubblica piazza tramite le famigerate cerimonie dell’autodafé.

Le sedi dell’Inquisizione

Il “Santo Uffizio” inizialmente si stabilì a Palazzo dei Normanni, dove rimase fino al 1551, per poi trasferirsi nel Castello a Mare. Tuttavia le carceri a disposizione non erano sufficienti e i detenuti venivano spesso chiusi in case private di proprietà dei nobili palermitani, tra cui il Casalotto, nei pressi di Casa Professa e una struttura nella zona di Piedigrotta, vicino alla Cala.
Queste strutture però non erano adatte ad effettuare operazioni militari e durante la detenzione o i tragitti verso le aule di tribunale, i prigionieri riuscivano talvolta a fuggire.
Per questo motivo gli inquisitori, Pedro del Hoyo e Domingo Llanes, commissionarono all’architetto Diego Sànchez la realizzazione di uno spazio carcerario idoneo alle loro esigenze. Per la costruzione di tale struttura venne scelto uno spazio alle spalle di Palazzo Chiaramonte Steri, che dai primi anni del 1600 divenne la nuova sede dell’Inquisizione Spagnola.

Il Carcere dei Penitenziati

Il Carcere di Palazzo Steri presenta diverse tipologie di celle, che venivano utilizzate a seconda degli scopi e delle pene che i detenuti dovevano scontare.

Le celle più diffuse erano quelle cosiddette Pubbliche, in cui venivano tenuti i prigionieri colpevoli di reati morali, ad esempio i sospettati di bigamia, blasfemia, falsa testimonianza e sodomia. Qui venivano anche rinchiusi i progionieri politici, con le accuse di opposizione allo stato o all’Inquisizione.
Tra queste vi erano le celle della Penitenza, dove i condannati potevano essere riabilitati tramite un percorso di rieducazione religiosa, prima di essere rimessi in libertà.

Poi vi erano delle celle particolarmente comode e dotate anche di qualche confort. Qui stavano i cosiddetti familiari, delle vere e proprie spie che agivano per conto della stessa inquisizione.
Infine vi erano le segrete, umide ed oscure, situate nei sotterranei. Qui venivano reclusi i sospettati dei reati più gravi, tra cui le streghe, i bestemmiatori e gli eretici. Tra questi, i più pericolosi venivano tenuti in isolamento nelle cosiddette perpetue, in modo da non consentirgli di entrare in contatto con altri detenuti ed “indottrinarli al peccato”.

La fine dell’Inquisizione

Il 16 Marzo 1782 il tribunale del Sant’Uffizio venne ufficialmente abolito ed il viceré Caracciolo, profondamente contrario alle pratiche inquisitorie, non tardò ad ordinare la scarcerazione immediata dei prigionieri ed il rogo di tutti gli atti del tribunale (che oggi avrebbero costiutito un’inestimabile fonte storica).

A testimonianza della difficile vita in carcere, rimangono i graffiti dei detenuti, nonché le poesie di quel periodo. Tra queste il Pitré ne riporta una attribuita a Simone Rao che recita:

Cui trasi in chista orrenda sepultura
vidi rignari la [gran] crudeltati
unni sta scrittu alli segreti mura:
nisciti di spiranza vui chi ‘ntrati
chà non si sapi si agghiorna o si scura
Sulu si senti ca si chianci e pati
pirchì non si sa mai si veni l’hura
di la desiderata libertati.

 

 

Il museo è aperto  ogni giorno dalle 10.00 alle 18.00

Fonti: Città Metropolitana di Palermo
Cafféstorico.it
Wikipedia.org

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile, redattore e fotografo di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

3 COMMENTI

  1. Bellissimo articolo, ho avuto occasione di vedere le carceri dello steri qualche mese fa e ne sono rimasto incantato. Bellissime anche le foto.

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