Tama Kiyohara, la palermitana giapponese

O'Tama è stata un'artista giapponese che ha vissuto a lungo a Palermo insieme al marito Vincenzo Ragusa, noto scultore.

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Tama Kiyohara, anche nota come Otama o Eleonora Ragusa, è stata una pittrice giapponese che ha trascorso a Palermo oltre 50 anni della sua vita.

Questa storia inizia nel 1876, quando il governo giapponese decise di istituire una prestigiosa scuola d’arte presieduta da docenti italiani. Questa iniziativa faceva parte di una più grande opera di rinnovamento voluta dal famoso Imperatore Mutsuhito, noto per aver inaugurato la Restaurazione Meiji, in cui il Giappone si aprì al mondo occidentale dopo secoli di oscurantismo.
A tale scopo furono chiamati diversi specialisti europei per aggiornare i giapponesi su tecnologie militari, medicina, agricoltura, giurisprudenza e, appunto, arte.
Dopo una accurata selezione, la cattedra di scultura fu offerta al palermitano Vincenzo Ragusa, che accettò e si trasferì a Tokyo, nel quartiere di Minato.

Tama Kiyohara Ragusa

Proprio qui viveva la giovane Tama, figlia del custode del famoso tempio Zojo-ji, amante dell’arte e della pittura. Secondo quanto si racconta, Vincenzo Ragusa la vide per la prima volta mentre dipingeva dei ventagli in giardino, e subito ne rimase colpito.
A soli 17 anni la convinse a posare per una sua scultura, diventando la prima modella giapponese ad essere rappresentata da un artista occidentale e, nonostante i 20 anni di differenza, i due presto si innamorarono.

Quando, qualche anno dopo, Vincenzo Ragusa concluse la sua esperienza nipponica e dovette tornare a Palermo, la giovane Tama lo seguì insieme alla sorella ed al cognato. Il loro ambizioso progetto era quello di aprire una scuola d’arte orientale in Sicilia, unica nel suo genere, nella quale insegnare ai palermitani la pittura, il ricamo e la laccatura, tipiche dell’arte giapponese.

Purtroppo il progetto si arenò dopo pochi anni a causa della burocrazia e della difficoltà di reperire i materiali necessari all’insegnamento, così la scuola fu chiusa e il “corpo docenti” si sciolse. Tama e Vincenzo rimasero a Palermo, mentre la sorella ed il cognato tornarono definitivamente in Giappone.

Nel capoluogo Siciliano i due vivevano comunque felicemente. Vincenzo Ragusa era un apprezzato scultore e O’Tama (così firmava le sue opere) si dilettava nella pittura e nelle illustrazioni, arti che le consentivano di immortalare delle scene di vita che sono giunte fino a noi.

Dopo la conversione al cattolicesimo ed il battesimo con il nome italiano di Eleonora, Tama poté anche coronare il sogno di sposare il suo amato Vincenzo, diventando così la signora Eleonora Ragusa.

Insomma, ormai Tama era una palermitana a tutti gli effetti.



Nel 1884 Vincenzo Ragusa riuscì finalmente ad aprire una sua scuola d’arte industriale a Palazzo Belvedere (ancora oggi esistente come Liceo Artistico Vincenzo Ragusa e Otama Kiyohara) e la sua amata Tama fu nominata direttrice della sezione femminile dell’istituto.

Quando nel 1927 Vincenzo morì, all’età di 85 anni, Tama volle restare a Palermo, che ormai considerava casa sua.

Entro pochi mesi la sua storia fu scoperta da due famosi quotidiani giapponesi che pubblicarono un romanzo a puntate su di lei, rendendola famosa in tutta la nazione. Sulla scia di questa inaspettata fama, i suoi discendenti mandarono una pronipote a Palermo, con lo scopo di riportarla nel paese natìo e, per ragioni che non conosciamo, Tama alla fine accettò. Ha vissuto a Palermo per 51 anni.

Al suo arrivo, nonostante le difficoltà di ambientamento (ormai non parlava quasi più il giapponese), Tama aprì una bottega di pittura a Shiba, in cui insegnò l’arte e la cultura Siciliana a molti giovani apprendisti.

Alla sua morte, secondo le sue volontà, il suo corpo fu cremato e le sue ceneri divise a metà. Una parte fu custodita nel tempio di famiglia, a Tokyo, l’altra parte fu portata a Palermo. Qui riposano insieme al marito nel cimitero dei Rotoli, sotto un monumento funebre con in cima una colomba scolpita proprio da Vincenzo Ragusa.

Leggi anche: Gli artisti che hanno fatto bella Palermo

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

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