Chi ha memoria del Conte Cappello?

Nella poliedricità di una città come Palermo, di certo non mancano i personaggi, anche storici, che si sono distinti per la loro particolarità, le loro abitudini ed il loro impatto nella società.
Uno di questi è senza dubbio il Conte Cappello, un personaggio molto noto e controverso che frequentava la “Palermo Bene” tra gli anni ’60 e ’70.
La sua biografia è tutt’altro che ufficiale e, come spesso accade in questi casi, le notizie che si hanno su di lui sono spesso ricavate da dicerie popolari di non certa attendibilità.

Il Conte Cappello era un omosessuale, conosciuto da tutti per il suo aspetto singolare, sempre vestito in maniera eccentrica ma elegante, con i suoi pantaloni attillati di lino bianco, la sua giacca, ed il suo cappello a falde larghe da cui uscivano lunghi capelli biondi. In quegli anni fu addirittura annoverato nell’elenco dei pazzi di Palermo, stilato e pubblicato da Roberto Alaimo, ma che fosse davvero pazzo non è appurato.

Si racconta che la sua omosessualità fosse stata la causa del suo allontanamento dai parenti, una nobile famiglia palermitana che pur di evitare uno scandalo ha preferito rinnegare un figlio. Altri invece raccontano che la sua nobiltà non fosse reale, ma che i suoi modi raffinati fossero frutto di tanti anni di servizio come maggiordomo in una delle più importanti casate nobiliari siciliane.

via LibertàL’unica verità che ci resta, sta nelle testimonianze di chi lo visto per anni, frequentando parruccherie e sale da gioco o mentre passeggiava in via Libertà specchiandosi nelle ricche vetrine, con una catasta di LP sotto il braccio, la sigaretta sempre accesa ed un cagnolino, forse sua unica fonte di compagnia. Era una persona schiva e gentile, che di rado parlava con la gente e non reagiva di fronte alle prese in giro dei ragazzini, che fecero del suo nome un’offesa.
Tuttavia qualcuno si fermava a parlare con lui, incrociandolo per strada o sull’autobus che dalla sua casa, in via Pitrè, lo portava in zona Libertà/Notarbartolo, dove era solito passare le sue giornate. A queste persone lui raccontava la sua vita e la sua condizione di omosessuale, il suo disagio nel trovarsi imprigionato in un corpo non adatto a lui e l’amarezza per le offese subite. Qualcuno lo ricorda seduto all’angolo di un bar, intento a piangere di nascosto.

Il Conte Cappello, il cui vero nome pare fosse Elio, è morto ormai da qualche anno. In un periodo in cui essere omosessuali era considerato una forma di malattia, la battaglia manifesta di questo personaggio è certamente ammirevole, per questo lo vogliamo ricordare.

Samuele Schirò

Un sentito ringraziamento al gruppo Facebook di Palermo in Bianco e Nero che mi ha fornito numerose testimonianze.

12 COMMENTI

  1. Anche io lo ricordo. Ricordo anche un particolare che vorrei qualcuno confermasse: guardando un cavallo disse questo è mio padre.

  2. mi ricordo abbastanza bene una persona molto educata con viso sempre triste qualche volta sotto il braccio portava dei LP E GIORNALI, PARLVA molto POCO . viveva vicino dove abbitavo io in via pitrè lo incontravo sempre dentro lautobus il 27 qualche volta qualche ragazzo cercava di prenderlo in giro ma lui non apriva bocca stava seduto triste r.p.s elio

  3. Lo ricordo con grande malinconia ,quando forse costretto dal bisogno ( dato che un lavoro normale era impossibile da trovare a Palermo in quegli anni per un tipo come ELIO detto ”conte Cappello” e quindi usciva fuori dai suoi consueti percorsi, si inoltrava in parti della citta piu’ periferiche dove chiedeva qualcosa ai negozianti , e dove in un niente si formavano enormi capannelli di curiosi per ammirare questo ”ALIENO per fine anni 60 inizi 70,” con lineamenti delicati ,capelli lunghi e biondi sulle spalle con numerose forcine in metallo che si intravedevano ,un filo di matita sugli occhi che gl dava un’aria mistica e misteriosa, ed un cappello bianco tipo ”Panama” libri o giornali sottobraccio da un lato ed un borsello a tracolla dall’altro, oggi dal’aspetto potrebbe essere definito ”il nostro David Bowie di via Pitre”’cui somigliava moltissimo quando ancora giovane e magro,cosi’ lo ricordo una persona perbene, malinconico, taciturno,educato MAI volgare, un’anima in pena , un precursore dei tempi nell’esternare in quegli anni la sua omosessualita’ cosi’ palesemente e coraggiosamente cosa che in questa citta ‘ non era stata ancora fatta da nessuno. Ciao Elio r.i.p.

  4. Elio ” conte” Cappello il nostro ” David Bowie di via Pitre’ ”cui somigliava tantissimo quando ancora giovane e magro, con lunghi capelli biondi ossigenati sulla spalla con evidente ricrescita nera e numerose forcine in metallo che si scorgevano sparsi , un filo di matita nero sugli occhi che gli dava un ‘aria mistica e un cappello bianco tipo ”Panama” oltre ai libri o giornali sempre sottobraccio e l’immancabile sigaretta fumante,certo che per fine anni 60 inizi anni 70 era scioccante un look cosi’ anticonformista, anche se la nostra citta’ fortunatamente ha sempre tollerato sufficientemene la diversita’ Conte Cappello un artista , una persona malinconica,gentile,MAI volgare un vero anticipatore dei tempi ostentando con coraggio una omosessualita’ nuova cosi’ mai esibita da nessuno prima di allora. ciao Elio r.i.p.

  5. Anche io lo ricordo. Era una persona che spiccava tra la folla, anche se si distingueva per la sua aria malinconica. Secondo me non era affatto pazzo, piuttosto direi che era incompreso, soprtautto per quei tempi.

  6. Non ricordo di averlo mai visto, ma lo conosco di nome, perché ai tempi ne sentivo parlare. Raccontavano che andasse in giro con un gran numero di giornali sotto il braccio, che alcuni malignamente dicevano fossero di qualche giorno prima, e la sigaretta che, raccontavano, prendeva da una scatola delle famose “Serraglio” in cui prima aveva diligentemente sistemato le nazionali….. debitamente schiacciate.

  7. Io lo ricordo agli inizi degli anni ’70.
    La nostra era una comitiva di bravi
    ragazzi e, spesso gli davamo passaggio
    anche per salvarlo da certa “gente”.
    Aveva lo sguardo sempre triste ….

  8. Da ragazzo lo incontravo spesso sulla linea n° 27. Saliva all’altezza dell’oratorio di via Pitrè. Sempre schivo e con fascio di giornali, libri e dischi sotto il braccio. L’aspetto eccentrico mi faceva domandare chi mai fosse.
    Sull’autobus mai una parola con nessuno e lo sgurdo perso nel vuoto della sua solitudine. La notizia della sua scomparsa mi desta una certa malinconia.

  9. Anch’io lo vedevo spesso la domenica in viale della Libertà con tanti giornali e riviste sotto il braccio. Spesso era preso di mira da giovani che lo schernivano per la sua evidente omosessualità, ma lui non rispondeva e accelerava il passo.

  10. Io lo ricordo… e ricordo anche le bande di bulli che in via liberta’ o in piazza San Francesco di Paola otraggiavano il suo stato.Addirittura c’erano i soliti stupidi di quartiere, che si riunivano per andare a cercarlo per schernirlo.

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