33 “Lasciare libero lo Scarrozzo”: La storia – “I manifesti”

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 I manifesti del nostro gruppo hanno avuto una storia a sé

Infatti, quando un gruppo è neonato l’idea di fare dei manifesti ti mette trepidazione. Potersi vedere esposti nelle vie della città o anche con delle foto è sicuramente qualcosa che ti mette orgoglio, qualcosa che ti fa dire agli altri “sono importante”.

All’inizio ci bastava vedere scritto nelle saracinesche “Lasciare libero lo Scarrozzo, anche di notte grazie” per millantare una pubblicità irreale, ma ricordo ancora che quando le prime locandine iniziarono ad essere esposte davanti un locale la cosa cambiò d’aspetto.

Infatti nei locali facevano delle locandine molto artigianali, nei pub erano un po’ barocche, alcune erano scritte con i pennarelli in pannelli bianchi: “Stasera cabaret con i lasciare libero lo scarrozzo”. Qualcuno azzardava un titolo di spettacolo tipo: Il garage o Passo Carrabile che poi diventarono titoli effettivi regolarmente iscritti in SIAE.

Piano piano, cominciando a fare spettacoli nelle feste di piazza, il manifesto diventata indispensabile ed è allora che nacquero delle idee carine. Mi ricordo quello che ci vedeva in una auto tipica da banda Bassotti con le nostre facce giganti vicino ad una saracinesca con scritto “Lasciare Libero Lo scarrozzo”. Vederle appese nelle vie dei paesi era sicuramente molto emozionante e qualcuno di noi si fermava volutamente davanti, sperando che qualche avventore scorgesse la somiglianza e magari chiedesse lumi sullo spettacolo o un insperato autografo. Ma non succedeva quasi mai. In alcuni paesi addirittura nemmeno li esponevano per pigrizia o perché semplicemente il passa parola era già efficace.

Non mi posso dimenticare di un episodio in un paese in provincia di Agrigento, una volta arrivati la prima cosa che facciamo solitamente è andare al bar, Giuseppe e Giorgio si dividono il solito caffè e io la allora immancabile lattina di coca, e chiediamo al barista se sapeva chi fosse l’Assessore alla cultura o allo spettacolo. Ebbene il barista gira dal bancone si leva il grembiule e ci dice: “piacere eccomi desiderate?”. Noi senza scomporci ci presentiamo come il gruppo che la sera si sarebbe esibito e se sapesse dove erano i manifesti e lui molto innocentemente li tirò fuori da dietro la cassa dicendo semplicemente “Eccoli”. In pratica noi li avevamo diligentemente inviati e lui li aveva diligentemente conservati. Alla nostra domanda perché non li avesse esposti, rispose che in un paesino così piccolo bastava montare il palco per attrarre la gente ed era perfettamente inutile. Ci salutò pagammo la consumazione e ci diede appuntamento per la sera in piazza, ovviamente non si ricordava il nome del gruppo, perché non era importante, bastava che fosse un gruppo di cabaret.

Il nostro desiderio di vedere i nostri volti stampati nelle vie non sempre corrispondeva con i modi di vedere locali.

Con l’andare del tempo le cose, grazie a Dio, sono cambiate e i manifesti li abbiamo visti esposti in giro, anche molto grandi, soprattutto per iniziative dei teatri o per le rassegne di relativi cartelloni.

Devo dire che li abbiamo quasi sempre creati noi, idee particolari erano quelle dei tre ghiaccioli con le nostre facce, o con tre uomini primitivi, o con i tre testoni giganti, oppure con le facce sorprese mentre sembra che facciamo pipì e ci giriamo un po’ impertinenti, oppure in barca a forma di vasca da bagno con Giuseppe che ha il tappo in mano destinandoci a colare a picco.

Ma una cosa carina è successo con uno dei pochi manifesti creato da un’agenzia pubblicitaria, tre facce poco raccomandabili con alle spalle New York di notte con scritto “non fatevi illudere, parino bravi ma su delinquenti”. L’idea ci sembrò carina e quell’anno avevamo tantissime serate in provincia di Agrigento, per cui senza vedere il prodotto finito di stampare, abbiamo subito inviato alcuni pacchi di manifesti all’impresario della zona. Lui immediatamente li smistò ai vari comuni che li fecero mettere nelle varie vie. Sembrava tutto perfetto, senonché ci chiamò l’impresario, mezzo arrabbiato e mezzo divertito dicendoci: “Avete annerito tutta la provincia di Agrigento”. Che era successo? Praticamente la tipografia aveva sbagliato alcune tonalità e il manifesto era prevalentemente nero. La cosa non era terribile ma il fatto di aver creato questo effetto cromatico ci dava spunto ad ogni spettacolo per prenderci in giro. Chiaramente (è il caso di dirlo) nella seconda stampa le cose erano tornate al loro posto.

Mi ricordo anche dei manifesti dove dividevamo la scena con altri colleghi, e ognuno misurava le proporzioni per vedere che importanza ci davano nel contesto della rassegna o dello spettacolo, per cui ognuno faceva le sue considerazioni.

Io mi ricordo che avevo ormai un calibro nell’occhio, bastava un secondo per dire siamo il gruppo su cui puntano di più oppure, possiamo riposarci tanto puntano su altri. Per te Giorgio eravamo sempre più piccoli degli altri per cui non c’era bisogno del calibro

Io invece dicevo di vederli tutti uguali e che non era spesso voluto ma semplicemente dipendeva dal tipo di foto che davamo e noi sulle foto siamo sempre stati “scarsi”, infatti prima di convincerci a cambiare le foto dovevamo essere irriconoscibili, come una patente nella cui foto hai diciotto anni e al posto di blocco sei un sessantenne. Su questo hai pienamente ragione Giuseppe, tu hai sempre avuto l’occhio tecnico. Però ogni tanto, a prescindere da che foto davamo, ci rimpicciolivano apposta, io sono alto un metro e novantasei e non potevo essere più basso di colleghi che fanno della bassezza una prerogativa di umorismo…

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Enzo Buffa
Enzo Buffa
Palermitano DOC! Da 37 anni attore di teatro e cabaret con il gruppo "Lasciare libero lo scarrozzo"... ma questo è solo il lato artistico

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