“Lasciare libero lo Scarrozzo”: La storia – nona puntata

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“Grand Hotel Cabaret”

Una trasmissione molto fortunata!!!!

Era nata dal genio di Gianni Nanfa e dalla bravura di Ignazio Mannelli e aveva incoronato Palermo come la regina del cabaret. In quel tempo non esisteva né ZeligColorado Cafè ma c’era una grande fame di risate e di cabaret.
Se ne parla ancora oggi poiché è rimasta nell’immaginario collettivo, abbiamo avuto Grand Hotel Cabaret “uno” “due” e addirittura il “tre”, inoltre, udite bene, era andato in nazionale con il circuito televisivo Cinquestelle.
Un fattore importante era il fatto che andava in onda in tanti canali a tutte le ore e tutti i giorni, era un martellante ma esilarante spettacolo, la trasmissione era composta in parte da una fiction e in parte da esibizioni teatrali. Vi abbiamo partecipato tutti: cabarettisti della vecchia e nuova guardia, palermitani, catanesi, agrigentini e nell’ultima edizione anche nazionali (Nosei e Zucca).

Noi abbiamo partecipato sia alla fiction, insieme a Raffaele Sabato e Giorgio Li Bassi, sia al teatrino ed è stato anche l’inizio della collaborazione con il grande Nanfa che da lì in poi avrebbe firmato la regia di tanti nostri spettacoli.
Era bello vedere la gente che ci riconosceva nelle piazze e per strada, vedere la gente sognare, mi ricordo ancora di una persona che, con grande candore, ci disse: “M’immagino le risate che vi fate a stare tutti insieme a girare!”.

Oggi molti retroscena delle trasmissioni si conoscono grazie alla rete, invece allora c’era ancora molto da immaginare e il fatto che ognuno girava le sue scene e ci si incontrava in pochi artisti non sembrava credibile, così la magia della televisione dava l’illusione della grande famiglia dei comici, anche se, nella realtà, la famiglia si riuniva poco.
Ricordo ancora di una sera (si faceva sempre molto tardi) che eravamo veramente in tanti a girare una scena, e il solito Giorgio Li Bassi prendeva un po’ tutti in giro con il suo umorismo particolare cercando di far passare il tempo e attendere che finalmente arrivasse il suo turno. Ovviamente tutti quelli che eravamo fuori dalla scena, per ripagarlo delle sue attenzioni, abbiamo iniziato a tirargli addosso di tutto cercando di colpirlo mentre girava e lui, che non si perdeva d’animo, riusciva ad acchiappare tutto quel che arrivava per evitare di rigirare la scena: non amava ripetere le scene, perché diceva che poi non si sarebbe più divertito nel rifarla e, non divertendosi lui stesso, non si sarebbe divertito neanche il pubblico…

-Traduzione: era tardi e voleva sbrigarsi presto. Grazie Giuseppe della puntualizzazione ma mi piaceva pensare che era un eccesso di cura dei particolari.

-Ma se era da due ore che ripeteva a bassa voce a Raffaele: “quando tocca a noi e andiamo via?”. Olè caro Giorgio, ci mancava la tua precisazione.

Se inizialmente tiravamo palline di carta e piccoli oggetti e la sua dote di portiere di serie A aveva funzionato, vedendo la sua resistenza, siamo passati a mele, arance e per finire un ananas che ha dovuto scansare per evitare che lo colpisse in piena testa. Fu così che, derogando al suo convincimento e con nostro sommo piacere, la scena si è rigirata…ma riuscì a convincere il regista a non rigirarla tutta, infatti, fino al momento in cui le arance arrivavano magicamente in scena, Giorgio convinse il regista a mandarla in onda comunque.

Che personaggio Giorgio Li Bassi! Noi, data la lunga collaborazione con Raffaele Sabato, abbiamo diviso molte esperienze insieme, anche momenti artistici e infatti capitava che in qualche spettacolo fosse con noi anche lui.

-Giorgio amava prendere in giro tutti. Proprio così caro Giuseppe.

-Mi ricordo il giorno del suo cinquantesimo compleanno quando organizzò al Convento una festa invitando quello del panino della milza, quello del polpo a Mondello, quello della calia e della semenza, quello del mellone… E mi ricordo che hai mangiato in modo sproporzionato con la scusa di dover per forza girare tutti i punti gastronomici per il piacere di conoscere i venditori uno per uno, caro Giorgio

La cosa più incredibile che abbiamo vissuto è accaduta una sera in uno spettacolo al Foro Italico dove nel cartellone era scritto: “Spettacolo di Cabaret con Giorgio Li Bassi, Raffaele Sabato e i Lasciare Libero Lo Scarrozzo”. Bene, dopo un paio d’ore di spettacolo nel quale c’eravamo alternati noi con Raffaele, la gente chiamava a gran voce Giorgio Li Bassi, tanto che anche noi e Raffaele ad ogni uscita chiedevamo a Giorgio quando volesse entrare e lui con tranquillità rispondeva “dopo”. Certamente pensavamo che un divo come lui dovesse essere la giusta conclusione dello spettacolo. Finalmente siamo giunti alla fine e la gente lo acclamava a gran voce, del resto c’era la sua foto nella locandina; qualcuno lo aveva intravisto dietro le quinte ma lui non voleva sapere nulla di salire sul palco, ripeteva la frase: “Mi siddia, del resto si sono divertiti con voi, possono essere contenti” e noi ad insistere sull’importanza del suo prezioso contributo alla serata. Finalmente si è convinto e, con la sua inconfondibile camminata dinoccolata, è salito sul palco dicendo: “…E Buona notte a tutti” E giù una valanga di applausi…

La gente è rimasta comunque contenta di averlo visto e salutato e per lui è stato il massimo che quella sera avrebbe concesso.

Ovviamente tra di noi è rimasto epico quel “buonanotte a tutti” e nel nostro immaginario, quando oggi pensiamo con nostalgia al caro Giorgio, non possiamo fare a meno di ricordarne la faccia dopo che, uscendo dal palco soddisfatto, disse: “Ho preso più applausi io con una frase che voi con due ore di spettacolo” … ed era vero.

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Enzo Buffa
Palermitano DOC! Da 37 anni attore di teatro e cabaret con il gruppo "Lasciare libero lo scarrozzo"... ma questo è solo il lato artistico

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