“Lasciare libero lo Scarrozzo”: La storia
– parte sesta

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…Vi prego comprate il libro!

Erano i tempi delle collaborazioni: i favolosi anni ’90.

Nella nostra “carriera”, se così si può chiamare, le presentazioni sono sempre state importanti, erano una sorta di catena di Sant’Antonio. Mi ricordo che un amico ci presentò a Giusy Randazzo che ci presentò a Raffaele Sabato, che ci presentò a Giorgio Li Bassi, che ci presentò a Gianni Nanfa… “che al mercato mio padre comprò” (“Alla Fiera dell’Est”).

La cosa bella è che ogni frequentazione ci lasciava grandi ricchezze professionali, umane e belle esperienze.
Mi ricordo di un locale che è sempre stato al centro del nostro cuore e la partenza di queste collaborazioni.
“Il Convento”, (noto locale/teatro palermitano) l’abbiamo sempre frequentato, dapprima come clienti con le nostre fidanzate (poi mogli) quando c’erano “I Frati” (Raffaele Sabato, Giorgio Li Bassi e Franco Piombo) che passavano per i tavoli e facevano ridere spesso prendendo in giro i commensali che ne erano felici. Il menù era “quello che passa il Convento”, ci si divertiva da matti e alla fine c’era lo spettacolo con i vari cabarettisti del periodo.

Era un locale gettonatissimo, era sempre pieno e bisognava prenotare con largo anticipo.
Grazie alle suddette presentazioni, abbiamo iniziato una collaborazione per recitare al Convento in uno spettacolo insieme a Raffaele Sabato, il famoso comico con i suoi mitici personaggi di Patrizia, Sulino e l’indimenticabile Sindaco Siroro (case popolari per tutti) che si sarebbe intitolato “Mi…che confusione”.
Ovviamente, dopo essere stati solo clienti del Convento e aver recitato nelle parrocchie o in pub o club, la prospettiva di calcare un palco così importante ci rendeva orgogliosi e nello stesso tempo timorosi.
Ma c’era Raffaele con noi e nulla poteva andare male.
Lo spettacolo era composto da parti recitate da noi, alcuni monologhi recitati da Raffaele e una canzone parodiata di satira politica che si chiamava “E futti Italia” (Era il 1994 e nasceva un nuovo mondo politico) dove eravamo in scena tutti e 4 con un Raffaele che, seppur stonato, faceva un pupo siciliano meraviglioso.

Il maestro Raffaele dispensava consigli su come dovessero essere recitati i pezzi e soprattutto “quel pezzo”.
Non vi inquietate, “quel pezzo” era quello del nostro personaggio “il Poeta” che fino a quel momento si era chiamato “Cabbasiso Fiorello” e che Raffaele aveva ribattezzato “Fiorello Di Paola”. Credo che sia il pezzo più noto che abbiamo ancora oggi in repertorio.
Ebbene, per chi non abbia mai visto la scenetta, il nostro poeta Fiorello di Paola ad un certo punto presenta il suo libro, il suo cavallo di battaglia, dal titolo: “Minchiate Orbe” e normalmente a questo punto il pubblico ha sempre riso.
A quel punto Raffaele ci disse che il poeta doveva scendere tra il pubblico e “vendere” davvero il libro. Anzi precisò, rivolto minaccioso a Giuseppe: “Non devi risalire sul palcoscenico fino a quando qualcuno del pubblico non acconsenta a comprarsi il libro”.
Quando qualcuno del livello di Raffaele ti dice una cosa, tu la prendi come una sorta di diktat, un consiglio al quale bisogna attenersi scrupolosamente.

Arriva la sera del debutto e tutto era andato bene, aldilà delle nostre aspettative, il pubblico era contento e molti applausi ci erano stati tributati. Normalmente mettiamo il pezzo del poeta verso la fine dello spettacolo perché è tra quelli più comici e così era stato fatto.
Dopo l’introduzione andata molto bene, il poeta si trova tra il pubblico a dover “vendere” a tutti i costi il libro e purtroppo la cosa non funziona, non viene capita. Normalmente un attore prova una gag e se non ha il risultato sperato la interrompe immediatamente ma Giuseppe (il poeta), temendo la reazione di Raffaele, continuava senza guardare l’effetto sul pubblico, al punto che avrei comprato io stesso il libro pur di far smettere quella cosa, ma nulla…

-Io, che ero insieme con lui in mezzo al pubblico, cercavo di dissuaderlo ma lui niente… Giorgio lo so, c’ero anche io e ho letto il tuo terrore negli occhi!
Insomma, dopo un tempo infinito (che potrebbe essere stato anche 4 lunghissimi minuti) finalmente Giuseppe si era deciso a desistere. Per fortuna la poesia era carina e il pezzo si riprese.
Anche lo spettacolo si concluse con la citata parodia sulla politica e il pubblico andò via contento.

Ci siamo guardati come quelli che avevano passato un brutto quarto d’ora ma che si erano salvati, non sapevamo però cosa ci aspettasse. Infatti alle 2 circa, dopo che alcuni del pubblico ci hanno salutato calorosamente andando via, salutiamo per andar via anche noi.
A qual punto Giorgio Li Bassi, socio di Raffaele Sabato nella gestione del Convento, ci dice di sederci perché ci doveva dire qualcosa. Inizia una sgridata che non finisce più: “Vendere il libro? Ma come vi è venuto in mente? Qui siamo al Convento, il tempio del Cabaret siciliano” ed era vero, non esisteva il fenomeno Zelig e in Italia erano pochi i locali di riferimento, sicuramente una sorta di locale “Derby” (famosissimo locale di Milano) della Sicilia.
La cosa bella era che Raffaele, che ci aveva suggerito la scellerata vendita del libro, ovviamente dava ragione a Giorgio Li Bassi e per circa 2 ore siamo rimasti spalmati nelle poltrone, responsabili di tutto e in silenzio.

La sera dopo e in tutte le altre repliche lo spettacolo è stato fantastico tanto che la collaborazione con Raffaele, e spesso con Giorgio Li Bassi, è durata per oltre 4 anni… fino a quando Giuseppe non tentò di vendere nuovamente il libro: ovviamente scherzo.

Il nostro connubio con il Convento è durato molto di più e di questo ne parleremo più avanti.

Ora che Giorgio Li Bassi non c’è più, lo vogliamo ricordare con tutto l’affetto che merita, tributandogli uno scrosciante applauso per le splendide cose che ha fatto nella sua carriera artistica e per i momenti di amicizia che ci ha regalato ma anche adesso abbiamo nelle orecchie le grida di quella sera e la lezione che ci siamo portati dietro per sempre è che se qualcuno ti dice di fare qualcosa, tu ascoltalo fino ad un certo punto.

Sì, ma se io fossi salito sul palco senza vendere il libro invece di sentire le urla di Giorgio avremmo sentito le urla di Raffaele… conclude un Giuseppe che mai ammetterà che avrebbe potuto portare un amico che si comprasse il libro per finta!
Anche a Raffaele va il nostro grazie per la pazienza che ha avuto con noi e per le tante cose che ci ha insegnato.

-Sì, ma quella sera avrebbe potuto dire a Giorgio Li Bassi che era stato lui a insistere per vendere il libro… Giuseppe, se fossi stato tu al posto di Raffaele Sabato che avresti fatto

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Enzo Buffa
Enzo Buffa
Palermitano DOC! Da 37 anni attore di teatro e cabaret con il gruppo "Lasciare libero lo scarrozzo"... ma questo è solo il lato artistico

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