17 “Lasciare libero lo Scarrozzo”: La storia – “Il gelato e dintorni”

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Il gelato era una scenetta in cui Giorgio aveva una parte molto particolare!

Era pressappoco così: in scena c’era Giuseppe che faceva il gelataio ed entravamo io e Giorgio (padre io e figlio “scemo” lui). Giorgio insisteva per farsi comprare un gelato e io cercavo di convincerlo che non fosse capace di mangiarlo.

Dopo vari tentativi era lui ad averla vinta e si avvicinava al gelataio chiedendo un cono Fragola e Pistacchio, Giuseppe con modi garbati diceva: “Pistacchio non c’è piccolo caro bambino” e Giorgio tranquillo: “Allora mi dia Nocciola e…Pistacchio” e Giuseppe ribadiva: “Caro e gentilissimo bambino Pistacchio ti ho detto che non c’è”. Giorgio senza desistere: “Allora questo e questo” (indicando 2 gusti), Giuseppe pronto: “A vuoi Fragola e Nocciola?” e Giorgio: “No fragola e nocciola, questo e questo”. Giuseppe: “Caro simpatico pacioccone (Giorgio era magrissimo, pesava 50 kg compresi i vestiti) bambino questo e questo che tu indichi sono i gusti di Fragola e Nocciola” e Giorgio: “L’ho detto che lei ce l’ha con me, io non voglio Fragola e Nocciola ma questo e questo cioè Pistacchio e Zuppa Inglese”. E Giuseppe “Ora ti faccio un cono al gusto che dico io e se non te lo prendi caro e gentile bambinetto prendo questo pozzetto di gelato al pistacchio e te lo tiro in testa a te e a questo deficiente di tuo padre!” e Giorgio “Mi piace il gusto che dico io”. Giorgio prendeva il cono (fatto con schiuma da barba per sembrare gelato) e iniziava a guardarlo, io con grande apprensione dicevo: “Attento, fai piano, lo sai che non te la fidi a mangiare il gelato!”. E lui “Che bello il gelato” e boommm… si spiaccicava il cono sulla fronte.

La scenetta, lo ammetto, non era eccezionale ma vi posso garantire che in quel periodo e grazie alla mimica di Giorgio “Il gelato” era uno spasso, anche perché Giorgio si sporcava tutto e noi godevamo dello spettacolo.

Riguardo a questa scenetta una volta successe che nel periodo in cui il quarto del gruppo era Ciro (quello degli attuali Petrolini) dovevamo fare uno spettacolo ad Alia (ridente paesino della provincia di Palermo, dico “ridente” perché Giuseppe è originario di quelle parti e mia moglie pure, pertanto o dico ridente o non avrò più i denti sani per ridere!) e precisamente alle famose Grotte della Gurfa. Era la festa del Pane e noi eravamo una parte importante della festa. Lo spettacolo si era svolto all’aperto, Ciro faceva i suoi monologhi e una canzoncina con noi, io e Giuseppe facevamo “Palermo oh cara” e Giorgio aveva una sola gag “Il gelato” appunto.

E fu così che la scenetta andò molto bene fino al finale quando Giorgio doveva stamparsi il solito gelato alla schiuma da barba. L’unico problemino è stato che poco prima della fatidica spiaccicata iniziò violentemente a piovere e la gente iniziò a scappare dentro le grotte: così Giorgio concluse la scenetta sporcandosi tutto ma nessuno vide la performance…oltre il danno la beffa, perché lo spettacolo continuò all’interno delle suggestive grotte che, grazie alla forma a cono, hanno un’acustica stupenda, ma il povero Giorgio aveva esaurito il suo monco intervento e rimase con il gelato in fronte e…un palmo di naso.

Alia è stato un po’ il crocevia del cabaret: pensate che i fratelli Pizzuto, Valentino e Fabrizio, hanno origini aliesi, Ciro dei Petrolini è di Alia, anche come detto Giuseppe del nostro gruppo ha origini aliesi e io, avendo sposato un’aliese e avendo bazzicato questo piccolo comune da ragazzo grazie a Giuseppe, ho tanti ricordi lì e soprattutto tanti spettacoli.

Ricordo, in particolare, uno spettacolo in una discoteca dove ci siamo esibiti addirittura in cinque, infatti oltre noi tre c’erano Ciro e Francesco, con una sorta di adattamento di “Palermo oh cara” e i monologhi di Ciro. Giorgio faceva, oltre al gelato, anche il personaggio di Giacomino che era la storia di un ragazzo molto sfortunato che si esibiva in pigiama.

Abbiamo fatto altri spettacoli negli anni in tutte le piazze di Alia e per tutte le varie feste ma sempre col piacere di tornare al “nostro” paese.

Ma gli spettacoli nelle piazze dei paesi sono stati una nostra prerogativa che ci ha contraddistinto sempre, c’erano estati che giravamo la regione in lungo e in largo. Capitava che se iniziavamo l’estate in una provincia, come ad esempio quella di Messina, il passaparola induceva gli assessori a richiederci nei paesi limitrofi e ci capitava di fare più di 22 spettacoli in tutta la provincia, stessa cosa per Trapani, Palermo, Agrigento, ecc.

Col fatto che abbiamo sempre fatto il cabaret non come lavoro principale, la sera siamo sempre rientrati a casa, per cui si partiva alle 16 di una giornata estiva e si tornava intorno alle 4 del mattino per andare al lavoro e via di seguito per mesi con il copione ormai uguale. Io guidavo, Giorgio mi teneva “relativamente” compagnia (perché spesso si assopiva) e Giuseppe (che doveva stare davanti nell’auto a causa del mal d’auto) dormiva profondamente. Alle volte non si rendeva conto dove eravamo, lo spettacolo era una pausa tra la dormita dell’andata e la dormita del ritorno, assumendo posizioni in auto incredibili con la testa a penzoloni che veniva sballottata al ritmo delle curve.

E il bello che quando lo lasciavamo a casa diceva sempre: “il viaggio è stancante!”

E noi a ridere, ma tanto lui non capiva mai perché ridevamo e se ne andava ciondolando verso casa e ogni tanto si girava chiedendo: “Domani a che ora passate?”

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Enzo Buffa
Enzo Buffa
Palermitano DOC! Da 37 anni attore di teatro e cabaret con il gruppo "Lasciare libero lo scarrozzo"... ma questo è solo il lato artistico

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