“Lasciare libero lo Scarrozzo”: La storia – tredicesima puntata

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“Montepellegrino Festival”

Era il Festival più atteso dell’anno, forse più di quello di Sanremo!

Ha segnato un’epoca. Dagli anni ’80 fino al 1995 a Palermo si svolgeva questo festival nello splendido sito della parte più alta di Monte Pellegrino: “Il più bel promontorio d’Europa” a detta di un certo Goethe, si proprio Johann Wolfgang Goethe, il più grande poeta tedesco che, in un suo viaggio a Palermo, alla vista del nostro caro e santo Monte, era rimasto estasiato.

Quando ti abitui alla visione di una meraviglia non la vedi quasi più! Parlando con alcuni amici romani dico che se abitassi a Roma, nel vedere quelle meraviglie, non potrei fare che pochi metri all’ora con la macchina per ammirare quei capolavori. Uno di loro, con accento smaccatamente romanesco, mi dice “Aò vedi che anch’io a la matina faccio pochi metri all’ora, ma no pe vedè er Colosseo, ma perché cor traffico che ce stà a Roma non camini con la maghina”. Entrando poi, in maniera più seria, nel problema mi diceva che erano mesi che passava davanti al Colosseo ed erano mesi che non lo vedeva, era una macchia informe persa nei suoi pensieri distratti.

Così capita spesso a noi di non vedere il grande Monte che ci guarda da lassù e ci vede come delle formiche troppo intenti a fare altro piuttosto che ammirare le sue bellezze.

Dicevamo che in quel periodo c’è stata la possibilità di salire a Monte Pellegrino non solo per andare a trovare la nostra Santa Rosalia, che sempre ci protegge, ma anche per trascorrere una bella serata estiva al fresco (freddo qualche sera anche in agosto), vedere uno spettacolo e godersi la meraviglia che è Palermo vista dall’alto.

Negli anni il programma è stato davvero vasto: film, spettacoli musicali, teatro, cabaret, concerti (Lina Sastri, Renato Carosone, ecc) e tanta allegria.

Anche noi abbiamo avuto la possibilità di esserci con alcuni nostri spettacoli di cabaret, ma anche partecipando ad una bellissima kermesse che è stata l’opera “Viva Santa Rosalia” nell’estate del 1996.

Potevamo definirlo un colossal, per parlare con linguaggio cinematografico, infatti, eravamo circa quaranta in scena, io facevo il cantastorie, il “Maestro Pinnuzza”, e c’erano ben dieci elementi di orchestra (percussioni, archi, fiati, chitarra) con alcune musiche originali scritte dal mio caro amico Valerio Romeo. Giuseppe Biondolillo, insieme a Raffaele Sabato e a Michele Perricone, erano i comici dell’opera.

-Io non ho partecipato in quanto avevo la moglie in procinto di partorire. Ce lo ricordiamo caro Giorgio, e tu la aiutavi a portarne il peso: in quel periodo pesavi più di tua moglie!

C’era anche un folto cast di attori e ballerine con la regia di Lollo Franco e Angelo Butera.

La storia era quella che ogni Palermitano deve conoscere bene, la vita di Santa Rosalia, mista alla tradizione del Trionfo che si suole far cantare nei giorni della Sua festa in un tipico quartiere popolare dove si disegnava una Palermo devota e popolare.

Un’opera davvero bella! Nelle venti repliche di quella stagione venivano a vederla più di duemila persone a sera e tutti andavano via contenti per la trama, la bravura degli attori, la bella musica e le risate che si erano fatti e questo bastava per definirlo un successo.

Dal momento che, però, abbiamo detto che non avremmo parlato dei successi, un fatto strano mi è rimasto impresso.

Dopo la lettura del testo fatta al chiuso, iniziavano le prove all’aperto e spesso si continuava fino alle tre di notte… Monte Pellegrino, lungi dall’ essere un monte delle Dolomiti per altezza o temperatura, posso assicurare che a luglio, passata mezzanotte, potevamo parlare anche in austriaco e vedevamo passare dei Tirolesi con a guinzaglio i pinguini.

Capite bene che dopo tante sere in cui io cantavo con quelle temperature e dopo le prove a casa per imparare il testo (l’originale era del Pitrè in un siciliano arcaico, bello ma difficile), la sera della prima non sarebbe stato strano che io fossi senza voce e così, per fare uno scherzo e far preoccupare Lollo, tutti avevano messo in giro la burla che effettivamente la suddetta voce era andata via e per questo io volutamente ritardavo.

Lollo ovviamente era molto preoccupato, capite che cosa significa per un regista, dopo mesi di prove, la sera della prima trovarsi senza un personaggio essenziale come il cantastorie che imbastiva la trama cantando per tutto lo spettacolo. Passeggiava nervosamente non vedendomi arrivare e diceva: “non vi preoccupate che stasera gliela faccio uscire io la voce anche se da una parte che non è elegante dire”.

-deretano! …Grazie Giorgio se uno dice che non è elegante dirla perché ti premuri a precisarla

-Che nemmeno c’era! Perché ti devi occupare di una delle poche storie che ti vede assente? Io vedevo aggirarsi Lollo nervosamente dalle mie parti ripetendo più volte “Ma il tuo amico a che ora arriva?” e cercando di non ridere per la situazione. Giuseppe devo dire che siamo stati cattivelli… ma, dopo il freddo che avevamo preso, ci poteva stare.

Finalmente arrivo con passo lento e da lontano si scorge una vistosa sciarpa che avvolge il collo. Ovviamente Lollo mi viene incontro e lo saluto con un fil di voce che sembra confermare i suoi timori. Iniziano i consigli su come “impostare” la voce ma, con suo sommo stupore, durante lo spettacolo al primo ritornello, la voce esce “stranamente” normale e dura senza problemi per tutto la serata, compresa la ballata finale che è davvero una maratona canora difficilissima (Lu ballu di li Vergini).

Tutti alla fine ridiamo tranne Lollo che chiaramente ci ricorda la serietà del teatro dimenticando la nostra giovane età e lo spirito del cabarettista.

Ma la cosa più strana doveva ancora accadere. Un paio di sere dopo il nostro caro Lollo (che faceva tantissimi personaggi oltre a curare la regia) si trova quasi totalmente afono, e questa volta non era uno scherzo!

Lo abbiamo sostenuto ed è riuscito, da grande attore, a portare avanti lo spettacolo ma, sicuramente, gli saranno tornate in mente le parole che aveva detto a proposito di perdere la voce…

Non è stato semplice replicare ogni sera per tanto tempo uno spettacolo complesso con una temperatura e un’umidità non adatte alle voci, agli strumenti e senza nessun incidente serio: addirittura una sera, per un problema tecnico, siamo rimasti gli ultimi quindici minuti senza energia elettrica e abbiamo concluso lo spettacolo senza microfono, in pratica a viva voce. Sicuramente dobbiamo dire grazie all’intervento celeste della Santuzza e concludo con le stesse parole con cui si chiudeva lo spettacolo: “Viva Santa Rosalia!”

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Enzo Buffa
Palermitano DOC! Da 37 anni attore di teatro e cabaret con il gruppo "Lasciare libero lo scarrozzo"... ma questo è solo il lato artistico

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