“Lasciare libero lo Scarrozzo”: La storia
parte quinta

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…. La paura fa 90

Ricordo un bel locale: l’Onyx ed era un “Club”.

Qualcuno si è forse perso quel periodo ma a Palermo, ad un certo punto negli anni 80, sono nati i “club”, locali dove i giovani si recavano per passare le serate mangiando un panino, ascoltando musica dal vivo, anche giocando a dama, a scacchi o a Risiko e, grazie a Dio, si faceva anche Cabaret. Oltre l’Onyx c’era “L’orso bruno” il “Masnada”, “lo Zelig”, il citato “DAG” ed altri.

Era un Cabaret povero, senza scenografie tipiche dei teatri, c’eravamo noi, i Treeunquarto (quando erano in 4: oltre ai fratelli Pizzuto c’erano Ponte e Vespertino), i Petrolini (nella formazione originaria con Chimento, Mannino e Contino), Gino Carista e Caterina Salemi; successivamente anche i Chiamata Urbana Urgente (al secolo Ficarra e Picone quando all’inizio erano un trio) e i Carpe Diem (I fratelli Li Vigni più Ivan Fiore) e sicuramente dimentico qualcuno che poi mi dirà…e io dove ero?
Il bello di questi locali era che facevano Cabaret a giorni fissi, per esempio per l’Onyx il giorno fisso era la domenica e avevano un pubblico che pressappoco era sempre lo stesso.

Una domenica abbiamo fatto lo spettacolo e la gente era andata in visibilio! E’ vero, avevo detto che non raccontavamo dei successi, ma questa volta è propedeutico a ciò che verrà dopo. Il proprietario, che non si sbottonava mai (il grande Filippo Barbaro), si avvicinò alla fine dello spettacolo e noi facemmo la solita domanda retorica: “Come siamo andati?”. Retorica in quanto, a meno che tu non sia cieco e sordo, capisci se il pubblico si è divertito, ma a noi piaceva passare per deficienti e la risposta fu: “Domenica prossima via aspetto per un altro spettacolo”, che equivaleva a: “Siete stati bravissimi, però non ve lo dico altrimenti magari mi chiedete 100.000 lire in più”. Ma la domanda che aggiunse dopo merita nota: “tanto l’avete uno spettacolo diverso …no?”.

Potevamo rispondere semplicemente: “No” e invece, contenti di essere stati riconfermati subito senza dovere fare la “solita trafila”, abbiamo urlato: “Si! Ci vediamo domenica prossima”.

-Io veramente volevo dire no… Giorgio non dire fesserie! Tu sei quello che per tutta la strada diceva che eravamo stati talmente bravi che fosse giusto che ci dessero un’altra serata!
Quale era la tanto fastidiosa “solita trafila” per trovare spettacoli? Eccola:

1) Farsi un giro dei club e dei locali salutando e sedendosi per prendere da bere nella speranza che il proprietario si ricordasse di noi e ci desse una data. Oppure che qualcuno nel locale ci riconoscesse e dicesse al proprietario: “Quando sarà lo spettacolo dello Scarrozzo che non me lo voglio perdere?” Cosa che succedeva poche volte, ma che alimentava le speranze.
Dopo un’ora e varie “cose da bere” (che per noi che non amiamo gli alcolici erano  o coca cola o aranciata o il solito chinotto di Giorgio, per cui avevamo le pance piene di aria), se il proprietario non ci aveva chiesto ancora nulla o non ci aveva riconosciuto nessuno, uscivamo allo scoperto e chiedevamo se per caso in quel locale si organizzasse cabaret e se magari potesse essere interessato ad una nostra eventuale data. Per presentare il gruppo mi ero organizzato una brochure con le foto e i ritagli dei giornali dove parlavano di noi…non si sa mai!

2) Non avevamo degli impresari ma mandavamo qualcuno che chiedesse una data per noi che poi compensavamo con un regalino.

3) Stare vicino al telefono di casa (allora non c’erano i telefonini), sperando che il   proprietario ti chiamasse per dirti: “ma voi fate ancora cabaret?” e ti desse una data.

Ecco spiegato perché la conferma era una cosa eccezionale, e la tentazione di dire quella bugia era troppo forte.
Non vi dico che settimana infernale è stata quella, dovevamo trovare almeno un’ora di spettacolo nuovo: scriverlo di sana pianta non era proponibile, bisognava cercare nei meandri del nostro trascorso di gruppo parrocchiale…bocciata la “Creazione”.
Errare è umano, perseverare è da stupidi!
Cosa fare, cosa inventarsi…con la solita responsabilità che contraddistingue il nostro gruppo di persone mature e consapevoli che lo studio e il sacrificio sono alla base di ogni riuscita delle cose che ti sei prefissato…
-…ci siamo detti la domenica sera: “Ci sentiamo in settimana…vedremo cosa fare”… Giorgio alle volte tacere è meglio!
-E non ci siamo per niente sentiti… Giuseppe ho detto che tacere…vabbè lasciamo perdere!
Più la domenica si avvicinava e più non ci telefonavamo, la rimozione, dice Freud, è il rimedio dei problemi a cui non si può dare una soluzione.
Il sabato ci si vedeva per altri motivi e in quella fugace “vista” ci siamo detti che avremmo fatto 2 o 3 scenette del repertorio parrocchiale e una “molto carina” che si chiamava (proprio così “chiamava”, perché dopo quell’ultima volta seguì la sorte della “Creazione”) “O il culo o la vita” che tanto faceva ridere i nostri amici….

Era arrivato il giorno così temuto e iniziava il 1^ tempo dello spettacolo:
uno schifo totale!! Sì, Giuseppe… io l’avrei detto con altre parole ma rende l’idea.
Il gruppo che tanto aveva fatto ridere la domenica precedente, che aveva richiamato tante altre persone (il passaparola funziona sempre) aveva deluso, facendo quasi dimenticare il successo della domenica prima, lo sgomento era palpabile… finisce finalmente il 1^ tempo.

Come succede in questi casi l’intervallo si trascorreva litigando tra noi sui seguenti argomenti:

a) Chi ha avuto il coraggio di prendere lo spettacolo?

b) Chi non ha avuto il coraggio di dire la verità sul fatto che lo spettacolo nuovo non c’era?

c) Che cosa facciamo ora nel 2^ tempo?

d) Un’uscita secondaria per scappare e sparire dove è?

e) Tutta la settimana che cavolo abbiamo fatto?

Per un pronto accomodo alla serata, Giorgio perde la voce per l’eccessivo stress.  
-Così si chiama la fifa quando non si vuole ammettere! e qui Giuseppe hai ragione.
Sì proprio così, perde la voce e pensavamo: bene, se in tre abbiamo fatto schifo…in due, figurarsi!
Esco e dico: “Adesso inizierà il secondo tempo” e si sente una voce, non proprio
Sommessa, che dice: “Perché, quando è finito il primo?”
Antefatto: noi facevamo gli aspiranti cabarettisti ma la cosa più bella era ed è vedere i colleghi o maestri all’opera. Infatti quella domenica pomeriggio io e Giuseppe con le rispettive fidanzate (lo diciamo perché sono le nostre attuali mogli, altrimenti avremmo detto …da soli) eravamo andati a vedere il nuovo spettacolo del grande Gianni Nanfa.
Qualcuno dirà “E allora?” Allora, alle volte arriva il colpo di genio, di fortuna o l’aiuto Celeste: Io e Giuseppe ci guardiamo con occhio complice, causa il terrore e iniziamo a recitare pari pari lo spettacolo di Gianni Nanfa con grande approvazione del pubblico che si era, per nostra fortuna, dimenticato del 1^ tempo disastroso.
Alla fine dello spettacolo fra gli applausi il proprietario si è avvicinato, ci ha fatto i complimenti e ci ha chiesto: “Per domenica prossima…” in coro abbiamo risposto interrompendolo: “Purtroppo abbiamo già uno spettacolo in un altro locale”.
Dimenticavo: abbiamo risposto tutti e tre, perché “stranamente” a Giorgio la voce era tornata.

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Enzo Buffa
Enzo Buffa
Palermitano DOC! Da 37 anni attore di teatro e cabaret con il gruppo "Lasciare libero lo scarrozzo"... ma questo è solo il lato artistico

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