Il Trionfo della morte di Palermo: un capolavoro avvolto nel mistero

Un’opera d’arte ricca di fascino e significato, conservato nella Galleria Regionale al palazzo Abatellis di Palermo.

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È sorprendente il mistero che da più di cinque secoli avvolge il Trionfo della morte di Palermo: un enorme affresco, staccato dalla sua sede originale, il trecentesco palazzo Sclafani, e collocato nella sede attuale, la Galleria Regionale della Sicilia nel Palazzo Abatellis di Palermo.
Per apprezzare quello che c’è di bello in un’opera d’arte, occorre saperla guardare con gli occhi del cuore. Occhi attenti ed esperti come quelli di Picasso, per esempio, che, come ci assicura Renato Guttuso, vi ha colto l’ispirazione per eseguire il suo meraviglioso quadro dedicato a “Guernica”. Certo, sono passati cinque secoli tra una e l’altra opera, ma come non riconoscere la stessa struggente angoscia che attraversa i due capolavori?

L’epoca di realizzazione è riconosciuta ormai con verosimile certezza: la data proposta è il 1446, alcuni anni dopo il passaggio del palazzo Sclafani a sede dell’Ospedale Grande e Nuovo che servisse ai malati indigenti della città.

La nascita di questa Istituzione sanitaria, che confluirà poi nell’odierno Ospedale Civico e Benfratelli nel 1870, si deve al monaco benedettino del Monastero di S. Martino delle Scale, fra Giuliano Mayali, che lo chiese al re Alfonso di Aragona il quale ne approvò l’atto di fondazione il 21 agosto del 1429. L’ospedale Grande e Nuovo fu affidato al patronato della Città e retto da quattro cittadini palermitani, due scelti per elezione e due appartenenti alle confraternite di S. Bartolomeo e di S. Giovanni. Grazie a lasciti, eredità e rendite di vario genere, il Nuovo Ospedale di Palermo incrementò notevolmente il proprio patrimonio: ampliò il nucleo originario di Palazzo Sclafani con una infermeria ed una “ruota” per i bambini abbandonati dalla nascita.
Risale appunto a questo periodo la committenza di questo affresco, posto proprio nel cortile del grande palazzo Ospedale. 

Il primo mistero ancora insoluto è legato all’autore del “Trionfo della morte“.

Chi ha realizzato il Trionfo della Morte?

Trionfo della morte ritratto dell'autore
In alto a sinistra si vede l’autore col pennello in mano

Purtroppo non esistono documenti che attestano la commissione, per cui gli unici indizi si devono desumere dallo stile dell’opera che lo colloca nel periodo gotico.

Dell’autore abbiamo il suo volto, dipinto come un autoritratto insieme ad un collaboratore nello stesso quadro, ma non ne conosciamo il nome. Il suo viso è il suo autografo perché a quel tempo e per molti secoli ancora, gli autori non firmavano le proprie opere. Si è ipotizzato che fosse di origini catalane per associazione al governo spagnolo dell’epoca, e comunque che fosse d’oltralpe e che sarebbe venuto appositamente per la sua realizzazione.

Il soggetto è la Morte che incombe sugli uomini

Il titolo “Trionfo della Morte” è una attribuzione di fantasia data dai critici per via della rappresentazione dell’affresco ma nulla sappiamo delle intenzioni dei committenti e di chi lo realizzò.

Il tema del Trionfo della morte fu abbastanza in auge per diversi secoli a partire dal Trecento quando malattie e peste falcidiavano larghissimi strati della popolazione senza fare distinzione tra ricchi e poveri, potenti e miserabili. Un senso di impotenza e di richiamo al giudizio Universale che prima o poi sarebbe piovuto sugli uomini, un senso di invocata giustizia, un monito per ogni uomo a ricordarsi della caducità della vita terrena in favore di una speranza oltremondana.

Qui il tema è trattato con una sottovelatura laicale, se possiamo dirlo: la morte arriva improvvisa e si abbatte su ciascuno ma nulla lascia presagire una qualche redenzione o punizione. Non ci sono riferimenti espliciti a passi biblici sul tema della fine di ogni uomo se non una vaga assonanza col Vangelo di Luca, quando riferisce che alla fine dei tempi alcuni saranno presi ed altri no. Qui allo stesso modo, alcuni vengono trafitti dalle frecce mortali e altri, pur vicini, risparmiati. Ad essere precisi, nel nostro affresco, pare che i più colpiti siano le classi dirigenti, i ricchi, i nobili, monaci e vescovi: strano per una committenza di chiara origine ecclesiale!

Oggi, senza le dichiarate intenzioni dell’autore, ogni critico può sbizzarrirsi a interpretare il significato di ogni dettaglio secondo la propria sensibilità, gusto e opinione culturale per cui conviene immergersi nell’opera, gustare ogni particolare e lasciarsi emozionare dalle riflessioni che inevitabilmente il tema suscita: chiunque tu sia e qualunque ruolo tu abbia in questa vita, ricordati che dovrai morire!

Il trionfo della Morte di Palermo: la descrizione dell’opera

Si tratta di un affresco di 6 metri per 6,40, “staccato” cioè estratto dal cortile del palazzo Sclafani dopo i danni per i bombardamenti nel 1944,  e collocato in una sala apposita del palazzo Abatellis. Fu inviato a Roma per essere restaurato e per questo diviso in quattro pannelli. Sfortunatamente il taglio ne rese fragili i margini che col tempo si sono deteriorati. Resta comunque un’opera magnifica ed i colori e i dettagli si possono ammirare nella loro freschezza.

L’opera rappresenta il momento in cui la morte, a cavallo del suo destriero, fa irruzione dentro un giardino rigoglioso e lancia frecce mortali sulle persone che incontra trafiggendo alcune mortalmente. Un’istantanea che coglie le espressioni e i sentimenti di coloro che stanno per essere raggiunti dalla morte e lascia indifferente altri impegnati nelle loro faccende. Da notare che neppure una goccia di sangue è rappresentata in tutta l’opera.

I personaggi rappresentati

Il cavallo è il pezzo forte. Scheletrito ed energico, viene rappresentato al centro del quadro nell’atto della corsa turbinosa, la bocca aperta che mostra denti e lingua, sembra davvero un personaggio cubista ante litteram: la somiglianza col cavallo del Guernica di Picasso è davvero sorprendente. 

La morte, secondo un cliché ormai consolidato, viene rappresentata da uno scheletro con la falce al fianco e la faretra, nell’atto di lanciare frecce mortali a coloro che incontra. La sua posa è plastica, il grido di guerra e il braccio in aria la fanno somigliare a un cavallerizzo in una giostra medievale. Si può immaginare con precisione a chi ha lanciato l’ultima freccia: quel giovane in basso sulla destra del quadro che colpito al collo si inginocchia a terra guardando in alto mentre una mano pietosa lo assiste nell’ultimo momento prima di lasciare questa vita.

Trionfo della morte - morte e cavallo
La morte sopra il cavallo scheletrico
Trionfo della morte, gruppo di destra
Il gruppo delle nobildonne che si tengono le dita

Il gruppo in basso sulla destra è composto da sette donne, di cui una sola è colpita a morte sul collo. Due la stanno assistendo, la terza in piedi apre le braccia in segno di sorpresa e dolore. Interessanti il gruppo di altre tre nobildonne in piedi anch’esse, con le mani intrecciate a sorreggere ciascuna il dito indice delle altre: sarebbe forse una forzatura a immaginarle come le stesse tre grazie che pochi anni dopo Botticelli avrebbe rappresentato nella sua Primavera? Anche lì, le tre donne intrecciano le loro mani.

Completa il gruppo un liutaio nell’atto di accordare il proprio strumento mentre sul suo braccio destro uno scorpione, simbolo della morte incombente, sembra prepararlo al medesimo destino.

Al di sotto della morte sono raggruppate le persone già colpite dalle frecce mortali: sorprendentemente queste rappresentano le dignità del mondo. Si riconoscono infatti il papa, un vescovo, frati e monaci di ordini importanti. Addirittura un imperatore e un sultano, un uomo di legge come l’allora famoso giureconsulto Bartolo da Sassoferrato, identificato dalla scritta in caratteri gotici sul libro che tiene in mano.

Ma come è possibile? Proprio i potenti sono i primi ad essere trafitti e si contorcono nell’estrema agonia, mentre a sinistra, i gruppo dei miseri, poveri, storpi e vecchi sembra siano risparmiati.

Dunque la morte sembra non essere uno strumento imparziale che riguarda tutti ma una specie di angelo super partes che punisce i ricchi e gaudenti. Oppure, come altri hanno ipotizzato, una crudele scelta quella di ignorare le suppliche dei malati che vorrebbero essere sollevati dalle sofferenze di questa vita.

Anche questo rimane un mistero, ancor di più perché tra questi derelitti sono rappresentati lo stesso autore dell’affresco col pennello in mano, ed il suo aiutante con la boccetta di colore. 

Trionfo_della_morte, gruppo dei trafitti
Il gruppo dei trafitti

E infine i personaggi in secondo piano che sembrano totalmente estranei e indifferenti a quello che sta accadendo davanti a loro. Il gruppo a destra è composto da quattro uomini tutti vicini ad una fontana che pare rappresenti la vita e la giovinezza: due conversano tranquillamente mentre uno suona la cetra, il quarto è un falconiere dedito alla caccia, ai suoi piedi un cane ringhia non si sa a chi. Completa i personaggi un uomo che conduce a passeggio nel giardino due flessuosi ed eleganti cani.

Una riflessione personale

Si capisce che non è facile interpretare i riferimenti allegorici dell’ignoto autore, tuttavia non bisogna mai dimenticare che si tratta di un’opera commissionata e realizzata per un ospedale, un ospedale destinato agli strati più indigenti della città. Dunque sembrano naturali i riferimenti alla malattia, alla morte e forse anche all’assistenza e al conforto che gli ammalati avrebbero ricevuto in quel luogo di sofferenza.

Chi avrebbe attraversato quel cortile d’ospedale avrebbe così ricevuto un messaggio consolatorio: non era un disgraziato per la sua condizione sociale, dal momento che non solo i poveri, ma tutti sono destinati a questo trapasso mentre il mondo là fuori continua ad eseguire le ordinarie faccende della vita. Una morte, dunque, che riguarda tutti, indipendentemente dal valore, dal ruolo, dalla notorietà delle persone e tutti accomuna come avrebbe detto secoli dopo il grande Totò in poesia:

‘A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella.
‘Nu rre, ‘nu maggistrato, ‘nu grand’ommo,
Trasenno stu canciello ha fatt’o punto
C’ha perzo tutto, ‘a vita e pure ‘o nomme…

Come visitare il Trionfo della morte di Palermo

Il Trionfo della morte si trova nella Galleria Regionale di Palazzo Abatellis
Indirizzo: Via Alloro, 4, 90133 Palermo PA, Telefono: 091 623 0033
Orari:
Da Martedì a Venerdì 9:00- 18:30
Sabato e Domenica 9:00-13:00
Lunedì chiuso

Prima Domenica del mese ingresso gratuito

Saverio Schirò

Fonti:

  • Claudio Strinati, Il trionfo della morte di Palermo, in archivio RAI
  • Museo Nazionale Radio3, 100 opere d’arte spiegate: Trionfo della morte di “Maestro del Trionfo della morte, youtube.com 
  • www.blogosfera.varesenews.it/la-bottega-del-pittore, Il trionfo della morte di Palermo
  • Mariasole Garacci: Modernità del Trionfo della morte in micromegaonline
  •  Montagno Elena, Ospedale Civico e Benfratelli di Palermo in www. siusa.archivi.beniculturali.it/
  • Grasso Sebastiano, Sul trionfo della morte, Archivio storico del corriere della sera
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    Saverio Schirò
    Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
    Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

    4 COMMENTI

    1. Allo stato dei fatti e delle circostanze, di cui farò un breve cenno, l’autore e aiuto (ancora visibili nell’opera) del “Trionfo della Morte (alias il “Cavaliere della Morte” con riferimento a quello apocalittico) restano ancora ignoti.

      L’attribuzione ad Antonio Crescenzio si deve ad una ipotesi di Agostino Gallo, il quale (ne scrive nell'”Elogio di Pietro Novelli…”, 1830) sostiene che dalla pulitura del polsino del pittore (quello che, nel dipinto, ha in mano un pennello e un puntatore), vennero fuori le lettere C R E, da cui il Gallo desume CRESCENZIO e congettura che l’aiutante (nel dipinto con un vasetto in mano) possa essere il più noto allievo del Crescenzio stesso, ossia Tomaso de’ Vigilia.

      Negli anni ’60 dello scorso secolo, Giuseppe Consoli-Guardo, sulla scorta delle indagini strumentali allora possibili, e delle lettere che egli ritiene di individuare non solo sul polsino dell’autore (si veda sopra), ma anche su quello dell’aiuto, ipotizza che l’affresco in questione – ritenuto nell’Ottocento un encausto – sia opera del borgognone Guillame Spicre e che il suo aiutante sia stato… Antonello da Messina (“Antonello e Spicre: una ipotesi sul ‘Trionfo della Morte’ di Palazzo Sclafani”, 1966).

      Tuttavia, nel 1983, durante un “restauro” dell’opera a Roma, le lettere (o e presunte tali) rinvenute dal Gallo e poi dal Consoli-Guardo vengono inopinatamente distrutte, con ovvio corollario di polemiche – anche accesissime – e persino di una interrogazione dell’allora parlamentare Leonardo Sciascia.

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