Eleonora de Moura y Corterreal y Moncada de Aragón è stata, de facto, l’unica donna a governare la Sicilia come viceré, per quanto la sua amministrazione sia durata pochissimo, praticamente meno di un mese.
Ma come fece ad assumere il governo dell’isola? E perché fu destituita tanto in fretta?
Scopriamo la sua storia.
Eleonora de Moura, la donna viceré
Nella nostra epoca, un capo di governo donna non è certo una notizia, basti pensare ad alcune delle più alte cariche europee o al lunghissimo regno della Regina Elisabetta II. Ma nel XVII secolo la storia era ben diversa, almeno dalle nostre parti.
La Sicilia Spagnola era amministrata da una lunga serie di viceré, fedeli alla corona iberica, che regnavano sull’isola in vece del sovrano. Nel corso dei secoli questa carica è stata ricoperta da religiosi, politici e nobili di ogni genere, con una evidente caratteristica comune, erano rigorosamente uomini.
Tale regola, tuttavia, venne meno il 16 aprile 1677, quando il viceré in carica Aniello de Guzmán y Carafa, in punto di morte e senza figli che potessero succedergli, designò sua moglie Eleonora de Moura come erede alla carica di viceré.
Nello smarrimento generale, e in attesa di ricevere indicazioni dalla corte spagnola, si decise di rispettare la volontà dell’appena trapassato viceré, affidando il governo dell’isola alla donna, con la convinzione che sarebbe comunque stata una facile pedina nelle mani della nobiltà e del clero.
Ma la de Moura, donna intelligente e di grande visione politica, era di tutt’altro avviso. Si prese giusto il tempo per le esequie del marito, sepolto nella chiesa inferiore della Cappella Palatina, prima di iniziare a rimboccarsi le maniche e dare vita ad alcune delle riforme più progressiste della sua epoca, in barba a chi pensava che sarebbe stata solo una traghettatrice a capo di un governo di mera rappresentanza.
Nel giro di pochi giorni si rese protagonista di norme rivoluzionarie in favore delle classi meno agiate della popolazione. Fece leggi per abbassare il prezzo del pane e per ridurre sensibilmente le tasse alle famiglie numerose, istituendo per queste ultime anche numerosi benefici e privilegi. Stanziò anche dei fondi da concedere in dote alle ragazze povere che dovevano sposarsi.
Costituì il Magistrato del Commercio, un’istituzione che riuniva tutte le maestranze di Palermo, al fine di sviluppare l’artigianato e l’economia.
Ripristinò infine alcuni conservatori femminili precedentemente chiusi per mancanza di fondi. Tra tutti, quello delle Repentite, destinato alle ex-prostitute che volevano cambiare vita, e quello delle Vergini Pericolanti, destinato alle ragazze povere e orfane, al fine di non costringerle alla prostituzione per vivere.
Nel giro di due settimane il nuovo governo al femminile aveva davvero fatto la differenza per alcuni ceti della popolazione, tuttavia non trovò il favore della nobiltà e del clero, che invece sperava di avere a che fare con una persona di tutt’altra pasta e di sfruttare la momentanea “sede vacante” per guadagnare potere e favori al di fuori del controllo spagnolo.
Alla fine si trovò la soluzione per destituire questa figura tanto scomoda. Per quanto tecnicamente nessuna legge impedisse ad Eleonora di diventare viceré di Sicilia, ne esisteva una che impediva a qualsiasi donna di ricoprire la carica di Legato Pontificio, ruolo che sull’isola era indissolubile dal trono vicereale.
Così grazie a questo cavillo la de Moura fu ufficialmente destituita e al suo posto fu eletto il vescovo di Toledo, Luis Manuel Fernàndez de Portocarrero-Bocanegra, un politico astuto ed abilissimo che non tardò a restituire alla nobiltà tutti i privilegi a cui erano abituati.
Il rivoluzionario governo di Eleonora de Moura, si concluse così dopo soli 27 giorni, ma lasciando un segno perenne nella storia e nella memoria dei Siciliani.
Immagine di Copertina: Antea – Parmigianino, raffigurata sulla copertina del romanzo “La rivoluzione della luna” di Andrea Camilleri, ispirato proprio alla figura di Eleonora de Moura.
Fonti: Wikipedia.org – E. de Moura