La scuola dei “Superdotati” sulle Madonie

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C’era una volta una scuola speciale, che accoglieva ragazzi con caratteristiche eccezionali. No, non è l’inizio di X-Men o Harry Potter, ma la vera storia del Villaggio Maurizio Carollo a Cerasella, un polo scolastico situato sulle Madonie, a pochi chilometri da Petralia Soprana. Qui venivano ammessi solo gli studenti (maschi) che riuscivano a superare un complesso test d’intelligenza, allo scopo di ricevere un’istruzione avanzata ed alternativa, che li avrebbe instradati verso una vita di successi.

Ecco la storia di questa vicenda romanzesca.

La scuola dei geni al Villaggio Cerasella

Era il 1967 quando il parroco di Petralia, don Calogero La Placa, riuscì a realizzare un progetto estremamente ambizioso. La sua idea consisteva nel creare una scuola sperimentale, in cui impartire un’istruzione avanzata ad un gruppo di studenti, provenienti da tutta la provincia di Palermo, scelti accuratamente in base ad un complesso test d’intelligenza, sviluppato in collaborazione con alcuni esperti del MENSA (associazione a cui possono accedere solo gli individui con un quoziente intellettivo superiore a 148), di cui anche don Calogero faceva parte.

Una volta superato il test d’intelligenza, gli studenti venivano invitati a trasferirsi nel villaggio Maurizio Carollo, anche detto “del Superdotato”, un piccolo complesso di edifici sito a Cerasella, a un paio di chilometri da Petralia Soprana, in provincia di Palermo.
Qui i ragazzi studiavano secondo metodi alternativi, senza libri di testo, voti o interrogazioni. Piuttosto si analizzavano i testi della biblioteca, si tenevano discussioni e dibattiti e si cercava di incoraggiare ogni singolo studente sulla base delle proprie inclinazioni e del proprio talento, affinché lo sviluppasse.

L’idea di fondo consisteva nel non porre limiti e paletti alla creatività, lasciando così la fantasia libera di esprimersi in ogni sua forma.

Le attività didattiche erano molto varie, con lezioni tenute da un corpo docenti proveniente da tutta la Sicilia, ma anche da paesi come Stati Uniti, Francia e Nicaragua. Si insegnavano le scienze, inclusa la chimica in laboratorio, la musica, gli scacchi e le lingue, con insegnanti madrelingua.

Nel complesso c’era persino una piccola fattoria e l’esperienza didattica includeva anche la mungitura delle mucche e la produzione di formaggi.
Erano previste anche numerose attività sportive, ginnastica, calcio, pallavolo, equitazione e addirittura sci, nella stagione fredda.

La giornata iniziava presto, alle 6 e mezza del mattino, i ragazzi facevano colazione insieme al refettorio, poi si dividevano tra le aule, laboratori e attività all’aperto come sport ed escursioni. Il tutto era all’insegna della libertà, senza pressioni. Si sceglieva quali corsi seguire in base alle proprie attitudini e ai propri obiettivi. Si facevano spesso riunioni per confrontarsi sulle esperienze svolte e su quanto si era appreso nei giorni precedenti.
Alla fine la sera si cenava, poi ci si riuniva per suonare e cantare, prima di ritirarsi tutti nei bungalow circostanti, dove si alloggiava in gruppi.

Il fortunato esperimento si protrasse fino al 1975, quando a causa dei problemi economici e dell’assenza di supporto da parte delle istituzioni, il villaggio del superdotato fu costretto a chiudere per sempre.

Alcune considerazioni odierne

Il progetto di don La Placa oggi è visto come pionieristico. Seppur gestito con approcci pedagogici adesso considerati antiquati, l’idea di costituire un percorso scolastico alternativo, che permetta agli studenti più dotati di esprimersi al di fuori delle costrizioni dei classici sistemi educativi “seriali”, è oggi predicata da numerosi insegnanti e sociologi.
Già all’epoca l’esperienza con i ragazzi plusdotati ha attirato l’attenzione di attenti osservatori da tutto il mondo, inclusa la nota antropologa statunitense Margaret Mead, che giunse apposta a Cerasella e fu ospitata anche nel polo didattico per alcune settimane.

L’impressione è che l’esperimento del villaggio di Cerasella avrebbe ancora potuto dare molto in termini di risultati, sviluppi ed approcci all’educazione.

Cosa resta oggi del villaggio e degli studenti?

Al termine dell’esperienza formativa da “Superdotati”, gli studenti sono andati avanti nel loro percorso di studi nel modo più classico. Molti hanno avuto buone carriere nella medicina, nell’imprenditoria e in altri ambiti dell’economia e della politica. Altri semplicemente hanno avuto vite e carriere normalissime, ma a prescindere da questo, si dice che moltissimi siano ancora in contatto, a 50 anni dalla loro memorabile esperienza.

Il villaggio Maurizio Carollo invece è stato trasformato in una struttura alberghiera, portando avanti in qualche modo, la memoria di cosa è stato quel luogo e dell’ideale che per quasi un decennio ha rappresentato.

Leggi anche: La Casa del Dispetto, storia di una ripicca siciliana

Fonti: G. Giallombardo – I PICCOLI GENI DI CERASELLA ‘LA FANTASIA TRA I BANCHI’ su Repubblica.it
G. Giallombardo – Le menti geniali di Cerasella: quando le Madonie fecero scuola – Magazine Le Vie dei Tesori

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

2 COMMENTI

  1. Un’idea che ha i suoi perché, anche se per certi versi potrebbe essere discutibile. Sarebbe interessante conoscere il pensiero di “prima mano” di qualche studente di quel complesso che ha fatto l’esperienza. Chissà!

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