Anche Palermo aveva il suo Colosseo

Avete mai sentito parlare del Colosseo di Palermo? Sì, anche noi avevamo un anfiteatro romano, ma anche un teatro ed un circo. Scopriamo di più su questo pezzo di storia che in pochi conoscono.

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Sapevate che anche nella Palermo romana c’era un Colosseo? Certo di sicuro non raggiungeva le dimensioni né l’importanza del celeberrimo anfiteatro di Roma, ma era comunque un grande monumento dedicato allo spettacolo, di cui purtroppo oggi si sono perse le tracce.
Oltre all’anfiteatro le cronache riportano la possibile esistenza di altri due edifici dedicati all’intrattenimento dei nostri concittadini dell’epoca, un teatro e un circo per le corse dei cavalli.

Scopriamo di più su questo pezzo di storia che in pochi conoscono.

Il Colosseo di Palermo

Della Palermo romana ormai rimane ben poco, anzi quasi nulla. A parte i resti di abitazioni nobiliari ritrovati nell’attuale Villa Bonanno e nella zona della Cattedrale, sembra quasi che l’epoca romana non abbia lasciato segni nella nostra città.

I motivi per cui oggi questi antichi edifici sono praticamente scomparsi, sono molteplici e complessi. Tra tutti possiamo evidenziare il fatto che all’epoca, quando la città si sviluppava entro in confini naturali dei fiumi Kemonia e Papireto, era più ovvio costruire i nuovi edifici sopra quelli vecchi, piuttosto che occupare delle porzioni di terra poste al di fuori delle mura cittadine, dunque esposte a pericoli di ogni tipo, sia in caso di attacchi di banditi e pirati, sia in casi di veri e propri assedi.

D’altronde l’abitudine di smantellare edifici ormai appartenenti ad epoche passate, era ampiamente diffusa in un’epoca in cui la preservazione storica godeva di tutt’altra sensibilità rispetto ai nostri tempi. Inoltre era più facile ed economico smontare delle pietre e altri materiali da costruzione da edifici in fase di smantellamento, piuttosto che cavare nuovi blocchi dalle montagne e poi trasportarli in città.

Nel caso dell’anfiteatro di Palermo molto probabilmente è avvenuto qualcosa del genere. Va inoltre detto che in epoca romana tali edifici, per ragioni legate alle loro dimensioni e alla necessità di far affluire e defluire il pubblico in modo più agevole, venivano quasi sempre costruiti al di fuori dei confini cittadini. Proprio per questo motivo, con il declino dell’impero ed il conseguente incremento delle invasioni barbariche, in molte città proprio gli anfiteatri vennero saggiamente demoliti perché grazie alla loro conformazione, rappresentavano una possibile roccaforte strategica per gli invasori, un luogo facilmente difendibile a due passi dalle mura cittadine.

Viste queste possibili motivazioni, è facile capire perché già da secoli, le tracce della Palermo romana siano praticamente scomparse.

Dove si trovava l’anfiteatro romano di Palermo?

Colosseo Palermo

Rispondere a questa domanda è tutt’altro che semplice, visto che dal punto di vista archeologico non esiste alcuna prova concreta della loro presenza. Abbiamo tuttavia le fonti storiche, che raccontano la costruzione dell’anfiteatro e degli altri edifici ludici di epoca romana, nonché alcune fonti successive che ne abbozzano la fine.

La prima fonte che racconta la presenza dei teatri a Palermo, è un’epigrafe del II secolo, nella quale si elogia un certo Aurelianus (probabilmente un governatore o un notabile locale), che regalò molte ore di divertimento ai cittadini di Palermo, organizzando giochi gladiatori e spettacoli venatori, nei quali venivano uccisi molti animali esotici, importati dalle più remote province asiatiche e africane.

La stessa epigrafe, fa riferimento al fatto che tali attività venivano svolte in luoghi distinti, e questo è un possibile riferimento alla coesistenza di un teatro ed un Colosseo, cioè un anfiteatro.

Un indizio sulla posizione di almeno uno di questi edifici, ce la fornisce lo storico Tommaso Fazello, nel 1628. Lui ipotizzò l’esistenza di un antico teatro romano nella “Sala Verde”, un’ala del Palazzo Reale di Palermo. Si trattava di una stanza grande e spaziosa, abbastanza per tenervi spettacoli e giochi al suo interno, che fu in seguito smantellata, utilizzandone la pietra per l’ampliamento della cinta muraria. Queste le parole del Fazello:

«(era) tanto grande, che si potevano far dentro spettacoli e giochi, e già i Re facevan quivi le concioni al popolo. Tutto il pavimento era fatto di marmo, e il muro, che lo circondava verso mezzogiorno, era al mio tempo tutto intero, e vi si vedeva dentro una meravigliosa grandezza di sassi, e una bellissima antichità di Palermo, ma la poca considerazione, e la ignorantaggine dei ministri del Re, sono state cagione della sua rovina, perché l’hanno rovinato per servirsi di quei sassi nella fabbrica delle nuove muraglie, il che fu l’anno 1549, come se la città di Palermo non avesse dentro e fuori le cave delle pietre da potersene servire in così fatti bisogni. La piazza del detto Theatro al mio tempo s’arava, e si zappava e i contadini spesso s’imbattevano in qualche bella lastra di marmo. Ma l’anno 1554 fu tutta quanta insabbionata e col cilindro fatta uguale e spianata».

Va detto che l’edificio descritto dal Fazello, al tempo doveva apparire già molto diverso da un teatro, anche perché un suo massiccio smantellamento era già avvenuto nel 1447, quando i blocchi di pietra della Sala Verde furono usati per la costruzione del convento di Sant’Antonio e altre 200 carrozzate ne furono vendute qualche anno dopo dal castellano del Palazzo Reale.

Quello che tuttavia possiamo intuire da questa descrizione, è che qui doveva trovarsi il teatro romano, informazione deducibile sia dalla toponomastica dell’epoca (piazza del Theatro), sia dalla presenza di pavimentazioni in marmo, caratteristica delle orchestre dei teatri, non certo di anfiteatri e circhi.

Colosseo di Palermo
Possibile localizzazione dell’Anfiteatro Romano di Palermo – base da Google Maps

Ancora più complessa è l’identificazione del luogo in cui si trovava l’anfiteatro. Come detto, tali edifici venivano costruiti al di fuori delle mura cittadine, dunque nel caso di Palermo, nelle aree al di fuori dei fiumi Kemonia e Papireto.
Alcuni studiosi oggi ipotizzano che il cosiddetto Colosseo di Palermo potesse trovarsi nelle attuali aree di via Roma, piazza San Domenico, via Monteleone e vicolo San Basilio.
Gli indizi principali consistono nella consultazione di mappe antiche e moderne, in cui si riscontra una peculiare disposizione degli edifici di quest’area, che in alcuni casi erano costruiti con una strana forma vagamente trapezoidale, seguendo un insolito andamento circolare. Tale particolarità sarebbe spiegabile con la presenza di più antiche fondazioni sottostanti, sulle quali sono stati poi ricostruiti altri edifici.

Un altro labile indizio ce lo da una delle denominazioni di quest’area nel XV secolo, conosciuta come la zona dei “postriboli pubblici”, sappiamo infatti che una volta in disuso, alcuni anfiteatri romani furono utilizzati come bordelli (documentati ad esempio ad Arezzo e all’Arena di Verona), visto che la loro struttura chiusa agli occhi del pubblico e la presenza di molte stanze e zone appartate, erano ideali per le attività delle prostitute, lontane da occhi indiscreti.

Lo stesso studio ipotizza la possibile presenza del circo, poco distante dall’area dell’anfiteatro, e precisamente nell’area che va da piazza Olivella all’attuale via Mariano Stabile. Come per gli altri edifici, anche in questo caso non vi sono indizi sicuri, solo l’andamento di alcune strutture nelle mappe della zona e uno degli antichi nomi popolari proprio di via Mariano Stabile, riportata dal Pitrè come “U Circu”.

In attesa di nuovi studi e sensazionali scoperte archeologiche, ci limitiamo ad immaginare che aspetto doveva avere Palermo nei secoli passati, una città che visti i presupposti, faticheremmo a riconoscere.

Fonti: P. Storchi – Per l’identificazione dell’anfiteatro di Palermo romana e considerazioni su altri edifici per spettacolo – Atlante Tematico di Topografia Antica 2013
G. Pitrè – La vita in Palermo Cento e più anni fa, Firenze 1944
T. Fazello – Le due deche dell’Historia di Sicilia – Palermo 1628

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

1 COMMENTO

  1. Articolo interessante, che ho condiviso; era ovvio che la nostra Città, data la sua importanza, avesse avuto un anfiteatro al tempo degli antichi Romani.

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