Oratorio di Santa Maria delle Grazie detta del “Sabato”

L'oratorio cattolico che diventerà Sinagoga

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In un luogo molto importante per la storia della nostra città, in quella parte di centro storico che una volta era la Giudecca, il quartiere ebraico di Palermo che, com’è noto, comprendeva parte del quartiere Albergheria, il Giardinaccio e l’attuale via Calderai, si trova – nel complesso di San Nicolò da Tolentino, edificato proprio dove fino al 1493 sorgeva la grande Sinagoga della città – l’oratorio di Santa Maria delle Grazie detta del “Sabato”.

Storia dell’Oratorio di Santa Maria delle Grazie

La fondazione dell’oratorio, tipico esempio delle realizzazioni architettoniche promosse nel sec. XVII dalle confraternite palermitane, fu opera dei confratelli della Compagnia di S. Nicolò da Tolentino agli inizi del secolo, che trasformarono una porzione dell’ex refettorio dell’omonimo convento in via Maqueda, concesso loro dai Padri Agostiniani Scalzi, in un oratorio. Questi stessi confrati successivamente acquisirono una casa confinante in vicolo della Meschita e vi realizzarono un nuovo ingresso che ancora oggi si può vedere.

Qualche anno dopo, a causa di contrasti nati tra i membri della Compagnia con i Padri Agostiniani e con i confratelli della Congregazione del Sabato, anch’essa ospitata nel convento, la Compagnia fu espulsa dai Padri: i confratelli abbandonarono l’edificio e in poco tempo presero a censo dei corpi terrani nei pressi della chiesa del Carmine (vicolo Del Bosco) e iniziarono le pratiche per costruire un proprio oratorio.

Per un paio di decenni l’oratorio, come ricordano le testimonianze del tempo, fu concesso ai confrati della Congregazione di S. Maria degli Agonizzanti, che vi svolsero le loro attività fino al 1630. Liberato, da allora l’oratorio passò alla Congregazione del Sabato sotto il titolo della Madonna di Tutte le Grazie, costituita nel 1602. Questa Congregazione, “formata tutta d’artisti”, traeva la sua denominazione dal fatto che i confratelli erano soliti “questuare” di sabato per la raccolta di denaro da utilizzare per l’edificazione di una chiesa da dedicare alla Vergine Madre.

Questa gloriosa Congregazione, che si caratterizzava per l’alto senso religioso, effettivamente, fondò la chiesa di S. Maria di Tutte le Grazie o del Fiume detta anche delle Anime dei Corpi Decollati, ricostruita sulle sponde del fiume Oreto e consacrata nel 1785.

Infine, nella prima metà del XIX secolo, l’oratorio accolse la prima Congregazione di Gesù e Maria che aveva perso l’uso del proprio oratorio ubicato nei pressi della “Fieravecchia”: i confratelli della Congregazione, in quel caso, si adoperarono a rendere più decoroso l’edificio. Estinta quest’ultima Congregazione iniziò per l’oratorio un lungo cammino con varie vicissitudini, che specialmente negli ultimi anni hanno determinato un notevole stato di degrado e spoliazione.

Oggi l’oratorio, che nel 2017 è stato concesso dall’Arcivescovo di Palermo in comodato d’uso alla comunità ebraica di Palermo per farne una Sinagoga (gesto dal forte significato simbolico), si presenta in una veste molto dimessa. I lavori che la dovrebbero trasformare nella Sinagoga della città sono fermi e il suo stato di conservazione è, ovviamente, non ottimale.

L’oratorio com’era e come è adesso

L’oratorio della Madonna del Sabato nel vicolo della Meschita foto PW

Si arriva all’ingresso dell’oratorio attraversando l’Arco della Meschita, un passaggio che si trova lungo la via Calderai.

All’esterno, l’oratorio si sviluppa con estrema semplicità, con pochi dettagli ornamentali. Gli unici elementi decorativi della facciata li troviamo nel semplice portale, sormontato da un oculo chiuso da una grata in ferro dove si trova una piccola campana, e dalle leggere modanature che contornano le finestre del lato sinistro dell’immobile, le uniche visibili dall’esterno.

All’interno, l’oratorio, costituito da una semplice aula con volta a padiglione preceduta da un vestibolo, dopo decenni di ruberie, incuria e misteriose dispersioni conserva ben poco del suo primitivo aspetto: nulla o quasi, resta degli arredi, delle opere e degli elementi decorativi che un tempo ornavano l’edificio religioso.

Purtroppo l’impossibilità di poterlo visitare (è sempre chiuso) non ci consente di stabilire esattamente quali elementi superstiti sono ancora presenti nell’edificio. Ma cerchiamo di vedere ora più da vicino come si presentava l’oratorio, almeno fino al 2017, anno dell’assegnazione alla comunità ebraica.

Un tempo l’Oratorio di Santa Maria delle Grazie…

Il vestibolo, coperto da un soffitto rettangolare, conteneva a destra un’edicola lignea che presentava una tela raffigurante la Madonna del Carmine sotto cui, sopra un basamento in legno, stava una Pietà del XV secolo, scolpita in pietra. A sinistra si trovava un interessante Crocifisso ligneo settecentesco ai cui piedi rimangono tre lapidi marmoree murate che ricordano eventi che riguardano alcune delle confraternite che nel tempo si sono succedute nella gestione dell’oratorio. Di fronte era presente una piccola cappella con altare in legno dove, collocata dentro una piccola teca, stava una statuetta vistosamente ridipinta che rappresentava Santa Lucia. Da una porticina posta a sinistra si sale alla cantoria, mentre dalle usuali porticine laterali si accede all’aula oratoriale.

La controfacciata è occupata in alto dalla cantoria ornata con raffinati motivi tardo barocchi, in cui, fino a non molto tempo fa si conservavano ancora i resti di un piccolo organo.

In basso sta l’antica spalliera lignea del seggio dei Superiori opera di buona manifattura locale.

Oratorio di Santa maria delle Grazie detta del Sabato - interno
Interno dell’Oratorio del Sabato – foto di Stendhal55 via wikimedia commons CC BY-SA 4.0

Nelle pareti lunghe dell’aula, dove in alto troviamo le finestre ornate da cornici con pregevoli stucchi, si trovano, addossate al muro, ancora i resti degli scanni lignei, oggi mancanti di tutte le mensole di sostegno, dove i confratelli prendevano posto nelle riunioni della confraternita. Una cornice in stucco che cinge superiormente i sedili era interrotta, a destra, da un altare in legno che presentava una tela settecentesca rappresentante il Sacro Cuore della Vergine e la S.S.Trinità e una teca con il simulacro dell”Addolorata in cera; a sinistra, entro una nicchia, era un manufatto ligneo dell’Ecce Homo. Un tempo fra le alte finestre, ai lati dell’arco di trionfo e sulle pareti della cantoria erano presenti delle tele ovali, verosimilmente settecentesche, asportate parecchi anni fa, che raffiguravano i Santi Apostoli.

La zona presbiteriale, ricavata in un piccolo spazio nella parete di fondo, è decorata con motivi a stucco nelle pareti e nel catino absidale. Essa ospita ancora l’altare marmoreo della prima metà dell’ottocento, nel cui paliotto sono raffigurati in bassorilievo le effigi dei Quattro Evangelisti e al centro, in un tondo, il Matrimonio della Vergine e San Giuseppe. Ai lati dell’altare, dentro due riquadri in stucco erano due dipinti raffiguranti la Presentazione di Gesù al Tempio e l’Annunciazione. In alto dietro l’altare, si trovava, fino al 1988, quando è stata rubata, una tela seicentesca raffigurante la Madonna delle Grazie attribuita a Leonardo Bazzano.
Due porticine ai lati del presbiterio, mancanti delle ante settecentesche dipinte che un tempo le decoravano, anch’esse trafugate, portano ai locali di servizio.

In alto, sopra l’arco, un oculo con decorazioni a stucco da ulteriore luce all’edificio. Il pavimento in marmo a scacchi dell’aula, in discrete condizioni, non dovrebbe essere quello originario.

Conclusioni

Il progetto di restauro è stato rallentato dalla pandemia e da altri intoppi di varia natura. Ma l’interesse che c’era inizialmente sembra essersi affievolito: attualmente sembra come “messo da parte”.

Non conosciamo i motivi di questo ritardo e non abbiamo notizie al riguardo, ma auspichiamo che al più presto possano avere inizio i lavori, che in parte dovrebbero essere finanziati dal Comune di Palermo (era stata anche lanciata una raccolta fondi internazionale) per portare a compimento la ristrutturazione e la messa in sicurezza dell’edificio.

Significativo è il fatto che dopo oltre cinque secoli dall’Editto di Granada dei Reali di Spagna che decretò l’espulsione degli ebrei dai territori del Regno, Palermo, quando sarà portato a termine il restauro dell’immobile, avrà di nuovo una Sinagoga, un luogo che dovrebbe diventare centro di studio e di culto per gli ebrei di Sicilia. Comodatario dell’immobile è la Comunità ebraica di Napoli e, se il progetto si realizzerà, non esistendo ancora formalmente una comunità ebraica ufficiale a Palermo, la gestione sarà affidata all’Istituto Siciliano di Studi Ebraici fondato negli anni novanta dalla compianta Evelyne Aouate, che tanto si è impegnata per la realizzazione del progetto e per non far dimenticare il passato ebraico di questa città.

Nicola Stanzione

Fonti:

  • P. Palazzotto, Gli oratori, 1999
  • A. Chirco, Palermo. La città ritrovata, 1996
  • A. Mongitore, Dell’Istoria Sagra
  • Immagine by Stendhal55 via wikimedia Commons CC BY-SA 4.0

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Nicola Stanzione
Nicola Stanzione
Innamorato di Palermo ed esperto dei suoi palazzi storici, monumenti, usi, costumi e tradizioni

1 COMMENTO

  1. Bravissimo Nicola.Prosegui così a narrarci della Palermo che fu di cui cogliamo le tracce oggidi’.Beh è’ strano che non comincino i lavori pure finanziati dal Comune.Ma gli Ebrei di Palermo vogliono veramente questa chiesa vicino le comunità’ islamiche?

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