I segreti della Congregazione degli Agonizzanti

Una pia confraternita nata da un macabro evento: l’impiccagione di un malfattore

Autore:

Categoria:

Aiutaci a far crescere la pagina con un semplice clic sul pulsante...Grazie

22,394FansLike
1,067FollowersSegui
633FollowersSegui

La Congregazione degli Agonizzanti nacque a Palermo quando alcuni alcuni fedeli sentirono il bisogno di associarsi per pregare per l’anima delle persone in procinto di morire, affidandosi alla Madre di Cristo che assume per questo scopo il titolo di Santa Maria degli Agonizzanti.

Storia della Congregazione di Santa Maria degli Agonizzanti

Questo titolo della Madonna pare sia nato per la prima volta proprio a Palermo nei primi anni del Seicento, grazie all’iniziativa di don Vincenzo Di Maria, cappellano maggiore della chiesa di S. Vincenzo dei Confettieri, il quale riferì di avere ricevuto in sogno la visione della Vergine Maria che lo invitava a pregare per le anime degli agonizzanti affinché ricevessero la grazia del perdono per i loro peccati.

Così, un piccolo sodalizio si raccolse attorno al sacerdote fino a che non ebbe un’impennata decisiva nel 1613 a causa di un macabro evento: l’impiccagione di un malfattore a piazza Marina.

L’esecuzione di Francesco Anello da Caccamo

La forca da cui nacque la Congregazione degli agonizzanti

Era il 23 maggio del 1613 quando dalla ”Porta della Cappella” della Vicaria uscivano sei uomini condannati ad essere giustiziati nel piano della Marina. La piazza era gremita di spettatori, la forca per l’impiccagione eretta e la sentenza già pronunciata. La Compagnia dei Bianchi aveva preso a carico i condannati nei tre giorni precedenti esortandoli a pentirsi delle loro malefatte, confessarsi e chiedere misericordia al Signore. Dei sei ladroni uno, Francesco Anello da Caccamo, non solo si rifiutò di pentirsi, ma durante l’esecuzione, col cappio al collo imprecava e bestemmiava con l’ultimo filo di voce, mentre l’assistente del boia, il cosiddetto “tirapiedi” aggrappato alle sua gambe, col suo peso cercava di affrettarne la morte.

Dovette essere una scena raccapricciante che turbò grandemente la folla dei presenti. Alcuni di essi, preoccupati per il destino di questi disperati, decisero di costituirsi in sodalizio, sotto la protezione della Vergine degli Agonizzanti, per pregare per tutti coloro che rischiavano di lasciare questo mondo senza la Grazia del perdono. Erano in nove, la maggior parte cittadini palermitani e si affidarono alla guida spirituale di Don Di Maria che in questo modo vedeva realizzato il suo sogno: era il 29 ottobre del 1614. 

Inizialmente la congregazione degli Agonizzanti si riunì insieme ai confrati della Compagnia di San Girolamo, riunendosi nella Chiesa di Sant’Antonio Abate, ma ben presto andarono aumentando di numero, incoraggiati dalle autorità ecclesiastiche e civili. Cosicché, nel 1616 se ne distaccarono riunendosi nell’oratorio dei Notai dai Padri Agostiniani Scalzi del convento di San Nicolò da Tolentino. Nel 1623, per dissensi con gli agostiniani, la compagine si trasferì nella Chiesa di San Vincenzo Ferreri (dei Confettieri) di cui era cappellano proprio don Vincenzo Di Maria.
L’anno dopo, un magazzino nel quartiere giudaico della Guzzetta venne acquistato e riadattato ad oratorio e dopo pochi anni, l’11 marzo 1630, con una solenne festa, venne inaugurata la nuova chiesa intitolata alla Madonna. 

Da quel momento, il culto alla Madonna degli Agonizzanti si diffuse in tutta la Sicilia raggiungendo persino Roma che diventerà  sede primaria rispetto all’originaria palermitana. 

Come era organizzata la congregazione di Santa Maria degli Agonizzanti?

Le regole dello Statuto della Congregazione degli Agonizzanti furono dettate dal sacerdote Di Maria con lo scopo principale, come già detto, di accompagnare con la preghiera e le opere di penitenza e digiuno le anime al momento della morte. 

La congregazione non era aperta a tutti, solo agli uomini che avevano almeno 24 anni, ed il loro numero non doveva superare i 72 confrati, probabilmente in riferimento ai 72 discepoli inviati da Gesù nel Vangelo secondo Luca. 

Questa compagine, con ruoli diversificati, comprendeva nobili e ignobili (non nobili), entrambi di comprovata integrità morale: i primi si occupavano per lo più della parte amministrativa del patrimonio e detenevano alcune cariche all’interno della congregazione; gli ignobili erano addetti alla manutenzione della chiesa e operavano una questua settimanale per reperire fondi per la comunità. 

Facevano parte della Congregazione anche i sacerdoti, ma dovevano essere illustri nel campo della letteratura ed esempio in quello della Pietas. Erano ammessi al massimo in 24 ed adempivano alle pratiche liturgiche del loro ministero: celebrare le messe, esporre il Sacramento nei giorni previsti, confessare ed istruire i confrati.

I cerimoniali segreti della Congregazione degli Agonizzanti

Riguardo i complessi cerimoniali della Congregazione va detto innanzitutto che venivano eseguiti in gran segreto, imposto come obbligo per i confrati pena l’espulsione.

Si eseguivano nell’oratorio posto sopra la sacrestia dietro la chiesa e prevedevano pratiche “barocche” e strambe più da setta che da comunità cristiana. Gli intenti erano lodevoli, questo senz’altro, ma privi di una qualunque valenza teologica o spirituale, visti con gli occhi odierni. 

I confrati, vestiti con il sacco della penitenza e un mantello, si riunivano il mercoledì mattina nell’oratorio segreto. Prima di partecipare alla santa messa, dovevano prostrarsi con la faccia a terra davanti al Crocifisso sull’altare, recitare il De Profundis e seduti a terra pregare ad alta voce per le anime in agonia. Poi, rimanendo in ginocchio, partecipavano alla Messa e si comunicavano portando una corona di spine. 

Piuttosto macabro era il cerimoniale durante il quale due confrati a turno, nei panni degli agonizzanti, dovevano distendersi su un panno nero posto sull’altare, tra ossa e crani umani! Oppure quando la sere che precedevano le esecuzioni, tanti fratelli quanti erano i condannati, dovevano inginocchiarsi con una corda al collo davanti il Crocifisso oppure con la fune al collo e la lingua per terra dovevano recarsi verso l’altare.

L’assistenza ai condannati a morte. 

Mentre ad assistere i condannati a morte erano deputati quelli della Compagnia dei Bianchi, nei tre giorni precedenti l’esecuzione la Congregazione degli Agonizzanti si radunava ogni sera nell’oratorio segreto ed attraverso un complicato cerimoniale eseguivano digiuni e preghiere a beneficio dell’anima del condannato. I confrati assegnati uscivano ogni giorno per raccogliere elemosine  “Pi l’armuzza di stu puvireddu!” (“Per l’anima di questo poveretto!”), mentre in chiesa, i fedeli pregavano davanti il Santissimo esposto.

Una pratica piuttosto singolare era quella di seguire passo passo le fasi dell’esecuzione per rimanere “sincronizzati” col momento cruciale in cui l’impiccato pendeva dal patibolo, per accompagnarlo ad una buona morte. Il gruppo si riuniva in chiesa insieme ai fedeli mentre un congruo numero di adepti creavano una sorta di catena umana, da piazza Marina, sede dell’esecuzione, e la chiesa. Come un “telefono senza fili”, attraverso il passa parola venivano comunicate le fasi dell’esecuzione, dall’uscita dalla Vicaria fino al momento culminante dell’uccisione del condannato, per far coincidere la benedizione del Sacramento con la morte del poveretto.

Le pratiche variarono adeguandosi ai cambiamenti della legge fino ai primi anni dell’800 quando i confrati ebbero il permesso di recarsi dal condannato, arruolarlo nella confraternita, vestirlo con l’abitino della Madonna degli Agonizzanti, in modo da renderlo partecipe delle indulgenze.

Splendore e decadenza della Congregazione degli Agonizzanti

Dopo la revisione d’ufficio allo Statuto, imposta nel 1783 dal viceré Caracciolo, le pratiche ed i cerimoniali vennero drasticamente snelliti, ed il culto alla Madonna degli Agonizzanti continuò ad accrescersi, ma non doveva durare a lungo.

Fu costituita una congregazione femminile che si riuniva ogni venerdì per ascoltare la messa e recitare le preghiere, ma col tempo la confraternita andò perdendo parte del suo splendore ed il suo culto affievolendosi.

Attualmente i pochi iscritti cercano di mantenere vivo il culto e la devozione alla Madonna degli Agonizzanti, anche se si capisce che lo scopo iniziale sia venuto ormai meno. In ogni modo, molto dello spirito che ne ha animato le intenzioni è ancora sentito e alcune delle regole vengono tuttora osservate, specialmente come la crescita ed il perfezionamento morale e spirituale di ciascuno. 

La Congregazione degli Agonizzanti si riunisce nella chiesa di Santa Maria degli Agonizzanti in via Giovanni da Procida e la festa interna viene celebrata alla fine di ottobre. 

Saverio Schirò

Per approfondire: F. Lo Piccolo, Per la storia della Congregazione e della chiesa di Maria SS. degli Agonizzanti in Palermo, in Atti della accademia di scienza e lettere e arti di Palermo, Serie quinta/ volume XV Anno Accademico 1994-95 in academia.edu

Immagini create con Bing AI

Ti è piaciuto? Condividilo con gli amici!

Rimani aggiornato su Telegram

Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ti potrebbe interessare anche...

Il Mistero di Caravaggio a Palermo

La Natività di Palermo: il quadro che non c'è. Nella bellissima cornice dell'Oratorio di san Lorenzo a Palermo campeggia uno spazio tristemente vuoto (adesso occupato...

I misteri delle tombe Regali della cattedrale

All’interno della bellissima cattedrale di Palermo sono custodite le tombe regali di Re e Imperatori della Sicilia e loro consorti: quattro sono in porfido...

L’ultimo matrimonio reale a Palermo

Le porte e i cancelli di palazzo d’Orlèans si riaprirono l'8 aprile del 1931 per un evento destinato a richiamare l’attenzione della stampa internazionale...

Il Cretto di Burri, l’arte dalle macerie di Gibellina

Il Cretto di Burri è un’imponente opera di Land Art in cemento costruita fra il 1984 e il 1989, realizzata proprio nel luogo in...

Pasta chi vruocculi arriminati

La pasta chi vruocculi arriminati è uno dei piatti palermitani per eccellenza insieme alla pasta con le sarde e gli anelletti al forno. Il nome...

L’Albergo delle Povere

L'Albergo delle Povere è un edificio sito nell'odierno Corso Calatafimi, la strada che portava da Palermo a Monreale. A partire dal 1633, sotto il regno...