foto storica

La grande piazza Marina, ora occupata in gran parte da villa Garibaldi, era anticamente una bassa ma larga insenatura di mare.
Lungo il suo arco, fin dai tempi dei musulmani, si allinearono vari edifici e quello spiazzo rimase a lungo nudo e scoperto.
Dopo l’Unità d’Italia la piazza fu sistemata a “square” e nel 1864-66, su disegno di G. B. Filippo Basile, vi sorse la Villa Garibaldi, caratterizzata da una fitta vegetazione ed alcuni maestosi esemplari di “ficus magnolioides” e numerosi i busti di protagonisti del Risorgimento.

Feste, Farina e Forca

La piazza Marina servì di volta in volta agli usi più svariati. Vi si svolgevano tornei, giostre corride di tori, cacce artificiali e fuochi d’artificio. Vi si teneva inoltre il mercato e vi si costruivano baracche per rozze rappresentazioni comiche, dette “vastasate” e per l’opera dei pupi e il teatro delle marionette, vi si erigevano anche macchine di ogni specie per le pubbliche feste.
Memorabili furono le giostre combattute nel 1542 per le nozze di Don Cesare Consaga con Diana Cardona, quelle del 1544 per la pace fra Carlo V e Francesco I, quelle del 1572 per la venuta di don D’Aragona col Marchese di Geraci.
Nel 1680 vi fu eretto un’enorme teatro ligneo per il pubblico strabocchevole che assisteva la giostra in onore di Carlo II che sposava Maria Luisa di Borbone.
Ma alla piazza il popolo accorreva in massa per assistere anche a pubbliche esecuzioni capitali. Nel 1633, ad esempio, ebbe luogo in questa piazza l’esecuzione capitale della famosa avvelenatrice Peppa La Sarda (il cui vero nome era Francesca); in questo caso i palchi eretti per l’occasione non ressero al peso della folla e sprofondarono, con gravi danni agli spettatori. Le forche erano erette in permanenza ed erano riservate agli ignobili, cioè al popolo di bassa estrazione. Per i nobili ed i ricchi si levava di volta in volta la mannaia.
Forche e mannaie non furono i soli arnesi a dare aspetto sinistro allo spiazzo; spesso, nei secoli XVII e XVIII, vi arse il rogo per le vittime del famigerato tribunale del S. Uffizio, in omaggio all’oscurantismo dei tempi.
Feste, farina e forca” era per i vari governi, più che un motto, una norma di condotta politica che aveva qui tangibili e palese applicazione.

Rinnovamento urbano del XIX sec.

Nella seconda metà del XIX secolo, in seguito all’unificazione d’Italia, nuove forze politiche affrontarono il tema del rinnovamento urbano con una visione che coinvolgeva l’intera città.
In tale ottica s’inquadra l’iniziativa del 2 agosto 1860 del pretore di Palermo Giulio Benso duca di Verdura che incaricò un gruppo  di architetti ed Ingegneri di ideare un vasto piano di fondamentali riforme ed ingrandimento che rispondesse alle esigenze dei tempi e mettesse Palermo al livello delle migliori città d’ Europa.
Il collegio di professionisti era formato da Agostino Pastiglia, Francesco De Simone, Rosario Torregrossa, Giovanni Moscuzza, Pietro Rainieri e Giovanni Battista Filippo Basile.
La “Commissione del progetto di riforma e abbellimento della città” nel 25 settembre 1860 consegnò all’esame della “Commissione delle opere pubbliche della città” il risultato dei propri lavori concretizzati in più progetti.
Il consolidarsi di una borghesia attenta alle dinamiche della rendita urbana fece si che le “tecnica haussmanniana” degli sventramenti permeasse facilmente il tessuto culturale e popolare della città dando il via a vasti  interventi finalizzati a costruire le nuove residenze della borghesia e i servizi e le attrezzature che dovevano elevare Palermo al rango delle capitali europee.

La Villa

Nel 1860 il Sindaco Antonio Starrabba, marchese di Rudinì, decise di trasformare la parte centrale della piazza in giardino pubblico affidandone la progettazione a Giovan Battista Filippo Basile.
Il Basile in quel periodo pubblicava il “Giornale di Antichità e belle arti”, nel quale ebbe modo di divulgare le informazioni riguardanti i lavori relativi allo square di piazza Marina, dalla progettazione alla realizzazione.
Nella redazione del progetto, Basile incontrò non poche difficoltà, dovute soprattutto alla forma quadrilatera irregolare, al non perfetto allineamento degli edifici sui quattro lati dell’area ed al consistente dislivello tra i vertici della piazza (oggi tra i vertici nord e sud esiste un dislivello di mt 3.20). L’intervento di Basile non si limitò quindi al solo giardino ma all’intera sistemazione del piano. La zona da trasformare in giardino fu delimitata da quattro strade, dopo lo spianamento dell’intera area.
Per colmare il dislivello tra il nuovo piano e gli ingressi dei palazzi delimitanti la piazza a nord-est (l’edificio della Zecca, poi palazzo delle Finanze, e i palazzi Sant’Onofrio e Abatellis) fu realizzato un alto stereobate in pietra.

Le opere di sistemazione del perimetro della piazza quindi inquadrano il Giardino al centro l’opera fu realizzata, su progetto di Basile, in un solo anno e completato il 7 ottobre 1864.

L’inaugurazione avvenne il 9 ottobre  1864, come riporta il “Giornale di Sicilia” del 6 ottobre 1864: “domenica 9 corrente alle 12.30 avrà luogo l’apertura dello Square  in Piazza Marina a beneficio degli asili infantili. La musica della Guardia Nazionale renderà più gaia quella inaugurazione. Alla porta si pagherà 50 centesimi a persona”.

La botanica della villa

IMGP0227All’interno delle aiuole, variabili per forma e dimensioni, sono presenti diverse specie di piante tropicali e subtropicali come Araucarie, Washingtonie, Ibiscus ed i monumentali Ficus (Ficus Magnolioides, Ficus beniamina) che per le dimensioni e lo sviluppo raggiunto dai rami e dalle radici aeree, sono tra gli elementi più ammirati della piazza.
Si suppone che, in quel tempo nessuno prefigurasse lo sviluppo di tali piante.
Poiché il giardino era la più importante realizzazione dopo i moti del Risorgimento, fu deciso di intitolarlo a Giuseppe Garibaldi, e per questo venne trasferito a Piazza Marina il busto dedicato a Giuseppe Garibaldi ubicato precedentemente nel parterre del Giardino Inglese di via Libertà.

Bibliografia
V. Mortillaro, Guida per Palermo e per i suoi dintorni, Palermo 1836
G.B.F.Basile, La piazza della Marina in Palermo, in “Giornale di Antichità e Belle Arti”,I, 2,
La ferrata che cinge il giardino Garibaldi in Piazza Marina, ibidem, II, 22, 1 ott.1864, p.1.

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