Il Palchetto per la musica in piazza Castelnuovo

la storia "curiosa" di un bel monumento di Palermo

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Curiosa la storia dell’origine di questo palchetto per la Musica in piazza Castelnuovo a Palermo. Perché fu ideato e costruito non per una scelta urbanistica, ma per la “pressione” politica dell’imprenditore Guglielmo Ingham Whitaker che temeva fosse svalutata la sua proprietà che si affacciava proprio sulla piazza. Prima di vedere come si sviluppò la vicenda, vediamo come si presenta questo palchetto.

Il palchetto per la musica

Verso la fine del 1800 era di moda fare costruire dei palchi in legno o in marmo sui quali le bande musicali o più raramente vere e proprie orchestre si potevano esibire per allietare le domeniche pomeriggio o le serate per feste speciali. Ce ne sono diversi esempi nella sola provincia di Palermo. Lo stile è simile e ricalca il gusto dell’epoca in cui veniva costruito.
A Palermo ce ne sono due: il primo, nella passeggiata della Marina, al foro Italico; l’altro è quello in piazza Castelnuovo. 

In stile neoclassico, il palchetto in piazza Castelnuovo, si presenta come un tempietto marmoreo che si innalza sopra un alto basamento articolato, con due scalinate laterali che ne consentono l’accesso. 

Tutt’intorno una bella balaustra in marmo con colonnine in bronzo, decorata con fregi che richiamano il carattere musicale dell’opera e candelabri in ferro, tutti prodotti nella Fonderia Oretea. Le colonne, alte e scannellate, si innestano in complicati capitelli in stile corinzio e sorreggono una trabeazione riccamente decorata. Anche il frontone e i timpani sono finemente decorati con fregi a palmette come gli acroteri degli spigoli, ma questi e la cornice continua posta al di sopra, presentano una ghirlanda a palmette traforate.

Restaurato più volte nel corso degli anni, oggi il palchetto appare piuttosto trascurato e l’inciviltà di alcuni scellerati non fa che deturparlo con scritte o disegni osceni, mentre altri “furbetti” ne hanno trafugato alcuni elementi. Tuttavia un tempo ebbe la sua importanza a partire dalle vicende curiose che ne hanno determinato l’edificazione.

La storia della edificazione del palchetto della Musica


Intorno al 1870, epoca in cui si svolsero i fatti, la città di Palermo già si espandeva verso la passeggiata elegante della via Libertà; il teatro Politeama era in costruzione e il grande piano di sant’Oliva veniva definito secondo criteri urbanistici ancora in divenire. 
Poche ville attorniavano il grande spazio e più in là solo giardini e campi, che già alcuni cittadini facoltosi avevano acquistato per fabbricare le loro ville.

Nel progetto di qualificazione del Piano era previsto un monumento a Carlo Cottone, Principe di Castelnuovo (Palermo 1776-1829), il primo dei baroni siciliani che rinunciò ai propri diritti feudali a favore dei diritti del Parlamento siciliano ed essendo morto senza eredi aveva lasciato tutto il suo patrimonio per la fondazione di un istituto Agrario per l’istruzione di giovani agricoltori. 
Era prevista anche l’edificazione di un grande albergo, non si sa bene ad opera di chi, che non venne mai costruito perché questo progetto fu osteggiato dalla famiglia Whitaker la cui villa prospettava sul Piano.

Chi erano i Whitaker?

I Whitaker Ingham erano una facoltosa e potente famiglia di imprenditori di origine inglese che dall’inizio del 1800 si erano trasferiti a Palermo per curare i loro affari: inizialmente nella produzione del vino di Marsala, e poi, in collaborazione con i Florio, di cui divennero amici, nel campo dei trasporti marittimi. Avevano terreni in diverse zone della città: fecero costruire a proprie spese la Chiesa Anglicana proprio di fronte il loro Palazzo Ingham (oggi Grand Hotel et des Palmes) il cui giardino arrivava fino al mare; la villa Malfitano alla fine di via Dante nei pressi di piazza Principe di Camporeale; e altre proprietà tra cui l’ex residenza del marchese di Sambuca appunto presso il Piano sant’Oliva.

Per una famiglia tanto potente da aver condizionato il taglio della via Roma che non fu più “netto come una lama di coltello” come prevedeva il progetto originale, non fu certo un problema dissuadere l’amministrazione dal costruire un albergo proprio in quel luogo. Con la tipica eleganza dei Lord inglesi, “Willie” Ingham Whitaker, proprietario del Palazzo, offrì il contributo di 50.000 lire per l’edificazione di un palchetto per la musica di modo che lo spazio potesse rimanere “a disposizione della popolazione”: la proposta fu accettata! 

Da un palchetto in legno a quello in marmo

Nel 1872 il Consiglio Comunale accolse l’istanza e modificò l’assetto della piazza. Tra i possibili progetti fu scelto quello dell’ingegnere Marcantonio Fichera che per una spesa calcolata sulle 23.000 lire, avrebbe realizzato un palchetto in “stile svizzero” con tetto a due falde sporgenti, frontoni lavorati, facciate decorate con ornamenti, il tutto realizzato in legno.

E qui un altro colpo di scena: lo scultore e intagliatore palermitano Salvatore Valenti si impegnò a realizzare la stessa opera in marmo, allo stesso prezzo! Pagando di persona gli eventuali costi maggiori. Il Comune doveva provvedere alle spese per il ferro, le fondamenta e la copertura.
Una generosità  calcolata quella del Valenti, perché si aggiudicò il progetto e si aprì la strada per ulteriori nuove commissioni ottenute da quel momento: basti pensare alla collaborazione con i Basile nella realizzazione del padiglione italiano all’Esposizione di Parigi del 1878, gli interni scultorei del Teatro Massimo e i numerosi e pregevoli lavori in legno per la villa Whitaker Malfitano, solo per citarne alcuni.

L’opera venne realizzata in brevissimo tempo rispetto la commissione e fu inaugurata alla solenne presenza del popolo palermitano il 22 agosto 1875 con una concerto della banda musicale. 
Piazza Castelnuovo venne poi completata con opere scultoree in bronzo dei fratelli Civiletti, Mario Rutelli e De Lisi e in seguito con un esile giardino e alcune palme. Le domeniche e nei giorni festivi, si esibivano ora bande municipali ora orchestrine che allietavano i pomeriggi dei palermitani fino a che tramontò la moda della musica in piazza e il teatrino adoperato per i comizi elettorali.

Il palchetto per la musica oggi

A luglio del 2021, la Commissione toponomastica del Comune di Palermo ha voluto che il palchetto della Musica in piazza Castelnuovo ricordasse con una targa in marmo la memoria della cantante palermitana Giuni Russo, scomparsa prematuramente nel 2004 e che in questo palco aveva esordito quando aveva 13 anni.
Purtroppo, nonostante questo e gli innumerevoli restauri, l’abbiamo già detto, oggi il palchetto, sfregiato e sporcato, viene adoperato dai ragazzini come un luogo per giocare e da altri dove consumare un panino e bere una birra… un vero peccato di abbandono!

Saverio Schirò

Fonti:

  • R. La Duca, Il palco per la musica, in La città perduta, terza serie, Edizione e Ristampe siciliane, Palermo 1977
  • G. Mantovani, Cicerone di Sicilia, Palermo-Monreale, Edizioni librarie siciliane, Palermo 1981
  • Voci Giuni Russo, Palchetto della Musica, Elementi di architettura in wikipedia.org

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Staff member. Appassionato di Arte e Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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