Quei ruderi a Palermo: curiosità e storia dei monumenti abbandonati

Resti di monumenti e chiese dimenticati in giro per la città

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Quante volte hai incontrato dei ruderi a Palermo e ti sei chiesto cosa erano un tempo e perché sono stati abbandonati? Archi diroccati, portali di chiese non più esistenti, palazzi sventrati, mura antiche coperti dalla spazzatura…  rimasugli di monumenti distrutti dai bombardamenti, dall’incuria a volte, o semplicemente abbandonati perché considerati architetture minori o troppo costose da recuperare.

Per ragioni diverse nessuno le demolisce del tutto per cui rimangono lì, come scheletri di un passato che per lo più non attira più l’attenzione. Altre volte invece, ce lo siamo chiesti cosa erano quei reperti storici ed è per soddisfare quella curiosità, che abbiamo deciso di raccogliere un piccolo database di ruderi di Palermo dando ragione, per quanto possibile, del loro passato. 

Certamente una lista incompleta, riguardo il numero e le informazioni reperibili, ma in continuo aggiornamento anche grazie al contributo di notizie che ciascuno vorrà aggiungere a quelle esistenti. 

Chiesa  del SS Crocifisso all’Albergheria

Ruderi a Palermo - Chiesa SS. Crocifisso
Chiesa SS. Crocifisso all’Albergheria

Dove: quartiere dell’Albergheria – Via Albergheria, 171
Periodo:
Probabilmente XIV secolo
Descrizione dei ruderi: Circondata da un muro perimetrale che ne impedisce l’accesso, rimane della chiesa l’arco absidale murato, il resto è inaccessibile dopo l’assalto di ladruncoli che ne hanno spogliato i resti. Su una delle pareti esterne campeggia un bellissimo murale che raffigura san Benedetto il Moro.
Storia: Si trattava di una chiesa “Minore” che ebbe la sua importanza per l’omonima confraternita del Crocifisso, molto attiva tra il XV e il XVI secolo per le sue opere di bene a favore delle famiglie indigenti del quartiere. Vi fu sepolto il pittore palermitano Giuseppe d’Alvino, meglio noto come “Il Sozzo”, noto per la realizzazione di numerosissime tele sparse per le chiese e per i palazzi di Palermo. La curiosità è che la chiesa fu abbattuta “per sbaglio” durante i lavori per la costruzione dell’attiguo pensionato universitario “San Saverio”.
La chiesa del SS. Crocifisso distrutta per sbaglio

Baglio Benso degli Orfanelli in via Gustavo Roccella

Ruderi a Palermo Baglio degli Orfanelli
Ruderi Baglio Benso degli Orfanelli

Dove: quartiere Montegrappa Santa Rosalia (via Gustavo Roccella vicino al n° 50).
Periodo: XVI secolo
Descrizione dei ruderi: Lungo la via Roccella rimane il muro perimetrale della chiesa, con nove finestre ad arco murate.  Girando l’angolo del cortile degli Orfanelli, rimangono il portale ed i resti di una torre. L’interno è un parcheggio condominiale.
Storia: Sono i resti di un baglio agricolo appartenente alla famiglia Ferreri. Comprendeva  una piccola chiesa intitolata a San Vincenzo Ferreri che, nel 1636, fu affidata ai padri Agostiniani Scalzi del convento di S. Nicolò da Tolentino. In seguito la proprietà passò  ai fratelli Domenico e Nunzio Orfanello e infine alla famiglia Celestri Benso, duchi della Verdura, da cui il baglio prese il nome.

Chiesa del Bambino Gesù al mercato ortofrutticolo

Facciata della chiesa del Bambino di Palermo
Chiesa del Bambino Gesù

Dove: via Montepellegrino accanto al mercato ortofrutticolo
Periodo: XVIII secolo
Descrizione dei ruderi: La chiesa, collocata a ridosso della strada, ma in posizione sottomessa rispetto all’attuale piano stradale, si riconosce nella sua interezza, benché sventrata nell’interno e svuotata da decori e arredi. La facciata reca una scritta sul frontale “Jesu Parvulo” (a Gesù Bambino) e l’anno dell’ultimo intervento edilizio, 1895. Il campanile appare in buono stato.
Storia: La leggenda racconta che la chiesa venne costruita in prossimità di alcune grotte e un pozzo dove venne miracolosamente salvato un bambino grazie ad un cane che, abbaiando con insistenza, aveva attirato l’attenzione della gente. Episodio che determinò anche il nome popolare della chiesa, nota come “chiesa del canuzzu”.
⇒ Miracolo della grotta del canuzzo

Chiesa Santa Ciriaca a Mezzomonreale

Ruderi della chiesa di Santa Ciriaca

Dove: circonvallazione di Monreale, dentro il cosiddetto baglio delle case Salamone nei pressi della via santa Domenica. 
Periodo: Intorno al X secolo
Descrizione dei ruderi: pochi ruderi e neppure visitabili nella campagna occidentale, al di sotto del pianoro a breve distanza dalla borgata della Rocca.
Storia: Ultimo baluardo della fede cristiana vissuta e praticata dai palermitani intorno al proprio vescovo, il greco Nicodemo, durante il predominio arabo.  Quando venne spodestato dalle sue funzioni vescovili. L’arcivescovile si ritirò in periferia, proprio nella povera chiesa di santa Ciriaca, a mantenere vivo il culto e l’unità dei cristiani fino alla riconquista della Sicilia da parte dei normanni
⇒ Santa Ciriaca, la chiesa dimenticata

Chiesa di San Dionisio dentro l’Orto botanico

Ruderi a Palermo San Dionisio mura
Ruderi Chiesetta San Dionisio (ricostruzione)

Dove: All’interno dell’Orto Botanico in via Lincoln. 
Periodo: Intorno al XIV secolo
Descrizione dei ruderi: pochi ruderi di un muro in pietra con un portale ed una finestra monofora , entrambi con cornici archiacute e decorazione a traforo.
Storia: Scoperta e identificata da Nino Basile.
Doveva essere una piccola chiesa in stile chiaramontano dedicata a San Dionisio e costruita in un podere nel piano di sant’Erasmo. I pochi resti, dell’edificio, diventato probabilmente un magazzino, vennero alla luce nei primi decenni del ventesimo secolo, quando si costruirono gli istituti scientifici di via Archirafi.
I ruderi sono avvolti da un curioso mistero: questi attuali, sono probabilmente una maldestra ricostruzione tardiva degli originali andati perduti. 

Chiesa di Santa Sofia dei Tavernieri

santa sofia dei tavernieri facciata
Chiesa di Santa Sofia dei Tavernieri

Dove: Piazzetta santa Sofia – vi si accede da un arco intitolato alla santa, da via Vittorio Emanuele subito dopo la via Roma.
Periodo: XVI secolo
Descrizione dei ruderi: Quel che resta di una facciata di chiesa: il portale sbarrato, tra due colonne scanalate e un arco rinascimentale. La parte superiore è ricoperta da un grande pannello dipinto.
Storia: Nel 1589 era un magazzino da cui iniziò la costruzione di una piccola chiesa, che fu intitolata appunto a Santa Sofia, protettrice dei Tavernieri. Ingrandita nel 1606 per la crescita della confraternita, ospitò la nuova Confraternita di Maria Santissima Addolorata degli Invalidi e Mutilati di Guerra, nel 1925 prima di subire gravi danneggiamenti nel corso della seconda guerra mondiale.
⇒ Santa Sofia dei Tavernieri

Chiesa Madonna del Soccorso all’Albergheria in via Michele del Giudice a Ballarò

Ruderi a Palermo chiesa a Ballarò
Chiesa Madonna del Soccorso all’Albergheria

Dove: via Michele del Giudice, una traversa di via Albergheria
Periodo: XVI secolo
Descrizione dei ruderi: Si vede quel che resta di una chiesa apparentemente del Settecento. Si riconosce la nicchia finale dell’abside dove mani “moderne” hanno dipinto una santa Rosalia. Intorno ruderi non classificabili.
Storia: In questo luogo, secondo il Mongitore, intorno al 1575, era venerata un’immagine miracolosa della Madonna del Soccorso (o del Rifugio). Per questo fu costruita la chiesa, affidata alla Confraternita dei SS Barbara e Teodoro.

Più tardi venne donata ai Padri Carmelitani che costruirono un piccolo convento che rimase attivo fino al 1775.
Il complesso venne trasformato prima in ricovero notturno per i poveri e poi inglobato da abitazioni private mentre la chiesa, nel 1937, fu abbandonata ormai semidiroccata.

Chiesa Madonna dell’Oreto via reg. Siciliana

Ruderi a Palermo - chiesa Madonna dell'Oreto
Ruderi della Chiesa Madonna dell’Oreto

Dove: viale della Regione Siciliana, in prossimità del ponte Corleone
Periodo: XI secolo
Descrizione dei ruderi: Rimane pochissimo dell’antica chiesa, poche mura perimetrali tompagnate perché pericolanti e i resti di un grande arco absidale con deboli tracce di colonne e decorazioni ormai distrutte.
Storia: Il Santuario della Madonna dell’Oreto ha una storia molto antica: fu fondato dai Normanni nel 1088 come monastero basiliano femminile che le suore abbandonarono poco tempo dopo per trasferirsi nella chiesa del SS. Salvatore in città.  Vi si venerava il simulacro di scuola gaginesca di una Madonna ritenuta particolarmente miracolosa, come riferisce il Mongitore.

Palazzo Papè di Valdina in via Protonotaro

Ruderi del Palazzo Papè di Valdina visti dal corso Vittorio Emanuele

Dove: Angolo tra via Vittorio Emanuele e via Protonotaro
Periodo: dal XVI secolo
Descrizione dei ruderi: Un grande complesso a forma di “U” sventrato dalle bombe della seconda Guerra Mondiale. Dalla via Protonotaro si vede l’ingresso nel grande cortile, oggi chiuso da un cancello.
Storia: Le origini sono certamente medievali, ma subì numerose modifiche fino alla fine del Settecento che gli hanno dato la forma attuale. Prima di appartenere ai Papè di Valdina questa antica casa appartenne a varie nobili famiglie, fino a quando nel 1634 passò a don Ugone Papè Principe di Valdina e Duca di Giampilieri. 
I Papè  ampliarono la “Grande casa sul Cassaro” con l’acquisto di case, magazzini e botteghe limitrofe che accorparono al loro palazzo, cosicché all’inizio del XVIII secolo i principi di Valdina  possedevano una vastissima area estesa circa 3000 metri quadrati.
Nel 1743 il superbo palazzo divenne la residenza di don Ignazio Papè e Ballo Duca di Giampilieri e Principe di Valdina. Essendo questi Protonotaro del Regno, una delle cariche più importanti del regno, la strada in cui sorgeva la sua residenza prese il nome di “Via del Protonotaro”.

⇒ Palazzo dei principi Papè di Valdina

Palazzo Giallongo Barone di Fiumetorto a piazza San Nicolò all’Albergheria

Palazzo Giallongo di Fiumetorto

Dove: Piazza San Nicolò all’Albergheria
Periodo: XVIII secolo
Descrizione dei ruderi: È un maestoso palazzo che si affaccia sulla piazzetta recentemente riqualificata. Un grande portale e numerose finestre murate distribuite in due piani. L’interno è completamente sventrato.
Storia: Si tratta di un palazzo nobiliare cinquecentesco poi recuperato nel 1771 da Bernardo Giallongo e oggi di proprietà del Comune. In stile tardo rococò palermitano, è stato pesantemente danneggiato durante l’ultima guerra mondiale. 

Archi via dei Crociferi

Arco via Crociferi alla Noce

Dove: Via Noce 25 e piazza dei Crociferi
Periodo: XVII secolo
Descrizione dei ruderi: Il primo è un portale con arco triangolare, realizzato in bugne e decorato da quattro merli. L’altro, che si trova percorrendo la stretta via dei Crociferi si presenta anch’esso con bugne rilevate ma ad arco retto.
Storia: Sono il portale d’ingresso di una tenuta di campagna appena fuori città.
Consisteva in un complesso residenziale costruito come casa di campagna dei padri Crociferi, comunemente chiamati Chierici Regolari Ministri degli Infermi, per via della croce rossa che portavano sul petto.
Del baglio, costruito intorno ad una corte rimangono pochi segni della chiesa, oggi sconsacrata, di cui rimane un rosone sopra un portale rinascimentale decorato con intagli.

Campanile della Chiesa dell’Annunziata in via Squarcialupo

IL campanile della ex Chiesa dell’Annunziata

Dove: via Squarcialupo angolo con piazza San Giorgio dei Genovesi
Periodo: XVI secolo
Descrizione dei ruderi: Un antico campanile ad angolo tra edifici di nuova costruzione.
Una lapide ricorda  un avvenimento dell’8 settembre 1517, quando Giovan Luca Squarcialupo, altri congiurati e nobili siciliani provarono inutilmente a ribellarsi al governo spagnolo.
Storia: Esisteva una chiesa dedicata alla Madonna Annunziata già dal XIV secolo. Sulle rovine di questa fu costruita ad opera dei confratelli la nuova chiesa con medesimo titolo. Ne rimangono i resti anche nel contiguo Conservatorio dal momento che la chiesa venne distrutta durante i bombardamenti del 1943.

Ruderi chiesa Santa Maria Maggiore all’Albergheria

Ruderi della Chiesa s. Maria Maggiore

Dove: Angolo via san Nicolò all’Albergheria e il vicolo S. Maria Maggiore 
Periodo: XVII secolo
Descrizione dei ruderi: Un portale barocco della chiesa, con timpano spezzato. Transennato e recintato dal lamiere, l’interno inaccessibile è completamente svuotato. 
Storia: Fu edificata verso il 1618 per conto di una Compagnia di Pittori e Maestri, con il contributo del celebre costruttore di organi Raffaele la Valle, probabilmente tra i fondatori della Compagnia e infatti sepolto proprio nella cripta dell’Oratorio.
Durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, la chiesetta è stata danneggiata pesantemente così come l’attiguo Palazzo Mango attualmente in via di restauro.

Villa Castellini in Via Malaspina

Dove: Via Malaspina, n. 111 
Periodo: Fine XVIII secolo
Descrizione dei ruderi: un grande palazzo ad un piano, con cinque finestroni e alcune porte murate. L’interno è completamente sventrato. 
Storia: Un tempo doveva essere una villa di campagna, attorniata da un giardino di cui restano ancora grandi alberi. Sappiamo che venne danneggiata pesantemente durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale e probabilmente abbandonata al suo stato.

Chiesa Santa Maria della Speranza in via Agostino Catalano

Dove: via Agostino Catalano 122, subito dopo il corso Pisani
Periodo: dal XII secolo
Descrizione dei ruderi: La facciata dei resti normanni della chiesa sono inglobati all’interno di un parcheggio privato. Si riconoscono  i resti di un portale d’ingresso, con decorazione a spina di pesce, e due finestre cieche, bugnate.
Storia: In origine doveva essere un monastero benedettino femminile. Il nome è legato probabilmente a queste monache che per gravi disordini erano state allontanate dalla casa madre del convento di San Martino e adesso confidavano nella speranza di essere reintegrate. Distrutta nel tempo della dominazione araba, la chiesa è stata riedificata intorno al XII secolo e in seguito aggregata al seminario. Agli inizi del 1700 ceduta a privati divenne magazzino e poi fu completamente abbandonata. 

Chiesa san Nicolò La Carruba in via 4 aprile

Dove: via 4 aprile, vicino al n. 7 (di fronte a palazzo Palagonia)
Periodo: dal XVIII secolo
Descrizione dei ruderi: Si vede un pezzo di una facciata di chiesa settecentesca inglobata in costruzioni civili. 
Storia: La chiesa doveva essere riedificata dove una volta era stata costruita una porta ed un edificio sacro ad opera dei marinai provenienti dalla grecia e dedicata a san Nicolò dei greci.
Nel Settecento vollero riedificare la chiesa nello stesso luogo ma l’opera rimase curiosamente incompiuta.
⇒ Chiesa di san Nicolò la Carruba

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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