La chiesa del SS. Crocifisso, distrutta… per sbaglio

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Nel cuore dell’Albergheria, quartiere storico di Palermo, si trovano i ruderi dell’antica chiesa del SS. Crocifisso, un antico edificio le cui origini risalgono probabilmente al ‘300, ma la cui ultima conformazione è di sicura matrice cinquecentesca.

In un quartiere che ancora porta le profonde cicatrici dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, la carcassa di una vecchia chiesa non fa certo notizia.
Eppure, al termine della guerra questo edificio era ancora in piedi, e in perfette condizioni strutturali.

Allora perché versa in questo stato?

Breve storia della chiesa del SS. Crocifisso

L’antica chiesa situata nel cuore dell’Albergheria, non viene spesso menzionata nelle cronache storiche, trattandosi evidentemente di un edificio minore in una città che invece pullula di strutture religiose di grande importanza.
La prima costruzione del complesso risale probabilmente al XIV secolo, a giudicare dallo stile e dall’utilizzo delle pietre nella conformazione della struttura.
Molti degli elementi decorativi e l’aspetto ultimo della chiesa risalgono invece alla fine del ‘500, come anche riportato dallo storico Valerio Rosso, nel 1590.

Qui aveva sede l’omonima confraternita del Crocifisso, molto attiva tra il XV e il XVI secolo per le sue opere di bene a favore delle famiglie indigenti del quartiere. Nei giorni e nelle notti d’inverno più rigide, la chiesa veniva aperta ai poveri che volessero riscaldarsi e ristorarsi, anche solo con un pezzo di pane.

Nel 1616, per un breve periodo, l’edificio passò in mano all’Ordine mendicante dei Trinitari, con lo scopo di fondarvi il loro convento. Tuttavia a causa della scarsa affluenza di religiosi disposti a unirsi all’istituto religioso, la chiesa fu ben presto abbandonata dai frati e restituita alla vecchia confraternita.

Nel 1664, il fedele Antonino Bufalino commissionò a sue spese la realizzazione dei decori in stucco e degli affreschi interni, opera dell’artista Francesco Calamoneri.
All’interno della chiesa erano sepolte alcune personalità di spicco, probabilmente perché membri della confraternita. Il più noto è il pittore palermitano Giuseppe d’Alvino, meglio noto come “Il Sozzo”, soprannome probabilmente dovuto alla sua corporatura tarchiata.

Quest’ultimo, noto per la realizzazione di numerosissime tele sparse per le chiese e per i palazzi di Palermo (tra cui il Palazzo Pretorio, la Cattedrale, la chiesa di San Giovanni dei Napoletani, Santa Ninfa dei Crociferi, San Francesco di Paola e molte altre), morì nel 1611 e proprio in questa chiesa ebbe celebrati i funerali, prima della sua sepoltura.

La brutta fine della chiesa del Crocifisso

Come detto i bombardamenti del 1943 lasciarono profonde ferite in tutto il centro storico di Palermo, segni che ancora oggi appaiono evidenti in alcune zone della città.

Sebbene la chiesa del Crocifisso fosse stata risparmiata dalle deflagrazioni, molti altri edifici dell’Albergheria furono invece gravemente danneggiati. Uno di questi era lo storico convento di San Francesco Saverio, situato in un’area che andava dall’omonima parrocchia (ancora esistente) fino all’isolato in cui si trovava proprio la chiesetta del Crocifisso.

Nel 1958, una discussa e discutibile risoluzione delle autorità competenti, stabilì che il convento, in rovina dal ‘43, era ormai irrecuperabile, e andava quindi demolito per fare posto alla costruzione del nuovo pensionato dell’Università di Palermo.
Come spesso accadeva, queste demolizioni erano svolte con imperizia e in modo frettoloso, anche per evitare eventuali rimostranze cittadine.
In questo caso il risultato su disastroso.

Una maldestra operazione di smantellamento, fece sì che uno dei muraglioni del convento di S. Francesco Saverio crollasse rovinosamente sulla vicina chiesa del SS. Crocifisso, distruggendone completamente la facciata e sventrandone la restante parte.
Lì per lì le autorità locali promisero rapidi interventi di ricostruzione, poi, abbassatosi (letteralmente) il polverone, le priorità diventarono altre, finché la povera chiesetta non fu del tutto dimenticata.

Impietosamente la carcassa dell’edificio fu presa d’assalto da ladruncoli e predatori di beni culturali, che la spogliarono di stucchi, decori e dei pochi elementi di pregio rimasti. Durante questo feroce sciacallaggio, la rimozione di alcuni pavimenti riportò alla luce l’antica cripta, in cui riposava anche il povero “Sozzo”, dei cui resti oggi si sono purtroppo perse le tracce.

Solo dopo anni si intervenì costruendo un alto muro intorno all’edificio, affinché nessuno potesse più entrarci o avvicinarsi ai muri pericolanti.

Oggi la desolazione delle macerie rimane pressoché invariata. Solo il grande murale di San Benedetto il Moro ad opera di Igor Scalisi Palminteri, realizzato su una delle pareti esterne del rudere, contribuisce a restituire una nota lieta a questa storia, di quelle che solo l’arte sa dare.

Fonti: Gaspare Palermo – Guida istruttiva per potersi conoscere … tutte le magnificenze … della città di Palermo. Volume 3.
Repubblica.it – Il mistero del pittore “disseppellito” nella cripta della chiesa che non c’è più


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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

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