La Chiesa di San Giovanni dei Napoletani a Palermo

La chiesa di San Giovanni Battista di Palermo è meglio nota come "dei Napoletani", per via della congregazione di mercanti campani che l'amministrò sin dalla sua costruzione nel 1617.

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Nel tratto del Cassaro più vicino al mare, praticamente opposta alla chiesa della Catena, si trova la chiesa di San Giovanni Battista la Nazione Napoletana, meglio nota con il più semplice nome di San Giovanni dei Napoletani.

Come suggerisce il nome stesso, questo edificio di culto era affidato alla cosiddetta “Nazione Napolitana”, ovvero alla gilda di mercanti provenienti principalmente da Cava de’ Tirreni e da altre località campane, che si erano stabiliti a Palermo per condurre i loro affari.

Andiamo a scoprire la sua storia.

La storia di San Giovanni dei Napoletani

Per raccontare le origini di questa chiesa dobbiamo prima fare un passo indietro nel 1088, ai tempi dei re Normanni, quando una prima chiesa dedicata a San Giovanni Battista fu costruita alla cala, nei pressi del Castello a Mare. Nel 1178 re Guglielmo II la affidò ai monaci cistercensi di Santo Spirito, che decisero di crearvi un ospedale annesso.

Circa tre secoli dopo questo edificio, come molte altre strutture adibite ad uso sanitario, passò sotto l’amministrazione dell’Ospedale Grande e Nuovo di Palazzo Sclafani, che però lo ritrovò in pessime condizioni. Dunque, piuttosto che fronteggiare importanti lavori di ristrutturazione, i nuovi proprietari decisero di disfarsi del complesso, cercando qualcuno disposto ad assumersene la cura e soprattutto accollarsene gli oneri.

La soluzione si trovò nel 1519, quando la Congregazione della Nazione Napoletana si mise alla ricerca di un luogo di culto in cui poter celebrare le proprie festività.
Ovviamente i furbi affaristi dell’Ospedale Grande non intendevano regalare la chiesa, soprattutto ad una congregazione di mercanti stranieri, quindi stilarono una specie di contratto d’affitto, che prevedeva il pagamento annuale di un’onza d’oro e la donazione di un cero votivo del valore di sei tarì.

Inoltre l’Ospedale conservava il diritto di scegliere i cappellani e di ricevere il 100% di qualsiasi eventuale rendita aggiuntiva proveniente dalla chiesa e dal suo utilizzo.
Insomma, i napoletani non fecero un grosso affare, ma per loro fortuna il “salasso” durò poco.

Già nel 1526 il governo spagnolo decise di ampliare e fortificare il castello a mare e tali lavori richiedevano la demolizione proprio dell’antica chiesa normanna.
Per questo motivo, per fronteggiare le richieste e le proteste della comunità campana, la curia di Palermo assegnò loro due vecchi magazzini nei pressi di Santa Maria della Catena, perché vi costruissero una nuova chiesa. Il progetto fu finanziato dalla città di Palermo con 400 onze, dalle donazioni dei fedeli e dai proventi delle tasse che gli stessi napoletani si erano auto-imposti, 2 grani per ogni onza sul valore delle loro merci (dunque pari allo 0,33%).

Nonostante la consistente presenza di fondi, i lavori affidati all’architetto Giuseppe Giacalone, si protrassero per quasi 90 anni, anche a causa dell’opera di prolungamento del Cassaro, che nel 1581 richiese la demolizione di una parte del portico già costruito e che conferì all’entrata dell’edificio la peculiare forma trapezoidale che possiamo osservare ancora oggi.

Finalmente nel 1617 la chiesa fu completata ed aperta al culto.

San Giovanni dei Napoletani interno
Interno della Chiesa – Fonte: Comune di Palermo

La chiesa di San Giovanni in cui si celebrava San Gennaro

Contrariamente alla vecchia struttura, che la congregazione campana aveva solo in affidamento, la nuova chiesa era completamente sotto il controllo della Nazione Napoletana, che la gestiva e la amministrava in modo del tutto autonomo. Persino le eventuali controversie riguardanti la chiesa e la sua comunità, non ricadevano nella giurisdizione del tribunale ecclesiastico (come nel caso degli altri edifici religiosi di Palermo), ma venivano affidati direttamente al Regio Tribunale Ordinario.

Di fatto si trattava di una specie di ambasciata napoletana a Palermo.

Viste queste premesse è abbastanza ovvio capire che, nonostante la chiesa fosse rimasta intitolata a San Giovanni Battista, dal nome che la congregazione aveva assunto dal precedente edificio, la comunità locale teneva i suoi festeggiamenti più importanti in onore di San Gennaro.
Il santo napoletano per eccellenza qui era venerato con grande fervore, anche da una piccola comunità di palermitani devoti che venivano a celebrarlo.

Nel 1799, quando il re Ferdinando di Borbone in fuga dalla rivoluzione napoletana trovò rifugio a Palermo, proprio in questa chiesa si tenne la più memorabile festa del patrono di Napoli, con la celebrazione a distanza del miracolo di San Gennaro, che avvenne alla presenza dei sovrani.

La struttura e gli interni

San Giovanni dei Napoletani cupola
Cupola di San Giovanni dei Napoletani – autore: Effems

La struttura della chiesa di San Giovanni dei Napoletani è tipica della tradizione medievale siciliana, a pianta rettangolare con tre navate ed un portico rivolto ad oriente.
L’aspetto esterno è abbastanza lineare, privo di grossi elementi di pregio, fatto salvo per la cupola ricoperta di maioliche blu, vero pezzo forte dell’edificio.

La struttura interna è molto più fine e adornata con elementi decorativi degni di nota. Tra questi vi sono i stucchi bianchi e dorati di scuola serpottiana, tra cui le statue rappresentanti Grazia, Verginità, Fertilità e Giustizia, realizzate nel XVIII secolo. I capitelli delle colonne marmoree, tutti differenti tra loro, sono opera di vari artigiani siciliani, così come le numerose decorazioni in marmi mischi.

Recenti restauri hanno sostituito l’originale pavimento in cotto e le integrazioni settecentesche in marmo policromo, con un uniforme marmo colore bianco, rimangono tuttavia visibili tracce delle vecchie pavimentazioni nel transetto e nella navata destra, così come le lapidi originarie appartenenti ad alcuni capi congregazione.

Purtroppo nel corso dei secoli la chiesa perse via via il suo prestigio fino ad essere utilizzata come magazzino di opere d’arte del Palazzo Abatellis nel 1925. Fu così che molte delle opere presenti all’interno, come ad esempio parte dei dipinti, venissero trasferite talvolta perdendone le tracce.

Recentemente affidata all’Ordine dei Cavalieri del Tempio di Gerusalemme, la chiesa di San Giovanni dei Napoletani è stata riaperta al culto e ai visitatori.



Indirizzo: Via Vittorio Emanuele, 36, 90133 Palermo PA

Telefono: 091 475024


Leggi anche: Chiesa di San Giorgio dei Genovesi

Fonti: Gaspare Palermo – Guida istruttiva per potersi conoscere … tutte le magnificenze … della Città di Palermo, vol. 2, Palermo, Reale Stamperia, 1816.
Il Canto Oscuro – San Giovanni dei Napoletani
Storie di Napoli – La chiesa dei Napoletani nel cuore di Palermo
Wikipedia.org

Foto Copertina: Google Street View

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

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