Agatocle: Da umile artigiano a primo Re di Sicilia

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Tra le storie siciliane che vale la pena di conoscere, non si può non citare quella di Agatocle, che da figlio di un semplice vasaio, avviato alla professione del padre, si rese protagonista di una vertiginosa scalata al potere, che lo portò addirittura a diventare Basileus, ovvero il primo Re di Sicilia.

La sua, tuttavia, non è solo una storia di arrivismo e fortune politiche. Seppur raggiunto in modo nebuloso, il suo governo fu lungo e ricco di avvenimenti epocali, tali da renderlo senza dubbio uno dei sovrani più importanti della Sicilia Greca.

Scopriamo la sua incredibile vicenda.

Le origini di Agatocle: Infanzia e presagi

Agatocle nacque intorno al 360 a.C. a Terme, l’odierna Termini Imerese, sulla costa settentrionale della Sicilia. Suo padre, Carcino, era un vasaio esule da Reggio, mentre la madre era una donna del luogo. Terme si trovava sotto il controllo cartaginese, e la nascita di Agatocle fu accompagnata da presagi inquietanti.

Secondo lo storico Diodoro Siculo, Carcino fu tormentato da sogni che lo inquietavano riguardo al figlio in arrivo. Decise quindi di consultare l’oracolo di Delfi tramite alcuni ambasciatori cartaginesi. L’oracolo predisse che il bambino sarebbe stato causa di grandi disgrazie per Cartagine e per tutta la Sicilia. Spaventato, Carcino decise di esporre il neonato, condannandolo quindi a morte certa. Tuttavia, dopo alcuni giorni, la madre, mossa da pietà, riuscì a sottrarre il bambino e lo affidò al fratello Eraclide, chiamandolo Agatocle, in onore del nonno materno.

Agatocle crebbe nella casa dello zio, distinguendosi per la sua bellezza e forza fisica. All’età di sette anni, durante una visita di Carcino a casa di Eraclide, l’uomo notò il bambino e ne fu colpito. La madre, vedendo la reazione del marito, gli rivelò la verità. Carcino, pentito, accettò il figlio e, temendo ritorsioni da parte dei Cartaginesi, decise di trasferirsi con la famiglia a Siracusa, approfittando dell’invito di Timoleonte a ripopolare la città e ottenendo così la cittadinanza siracusana.

Un altro presagio accompagnò l’infanzia di Agatocle: la madre sognò una statua eretta in suo onore, sulla quale si posava uno sciame di api, simbolo di fama e di potere. Gli indovini interpretarono questo evento come un segno che il bambino avrebbe raggiunto grande notorietà.

Così, fin dalla nascita, la vita di Agatocle fu segnata da presagi che preannunciavano un destino straordinario, destinato a influenzare profondamente la storia della Sicilia.

L’Ascesa: tra legami personali e ambizione

Dopo il trasferimento a Siracusa, Agatocle intraprese un percorso che lo avrebbe portato dai mestieri artigianali all’apice del potere militare e politico. Un elemento cruciale di questa ascesa fu la sua relazione con Damas, un influente generale siracusano.

Secondo Diodoro Siculo, Agatocle, noto per la sua bellezza e intelligenza, attirò l’attenzione di Damas, che lo prese sotto la sua protezione. In questo contesto, si sviluppò una relazione pederastica, una pratica educativa e affettiva comune nell’antica Grecia, dove un uomo adulto (erastès) guidava un giovane (eromenos) nel suo sviluppo personale e sociale. Tuttavia, sembra che il loro rapporto sia proseguito anche oltre l’età tradizionalmente accettata per tali legami, suscitando critiche da parte di alcuni contemporanei.

Damas non solo introdusse Agatocle alla vita militare, ma gli fornì anche le competenze e le connessioni necessarie per avanzare nella gerarchia. Dopo la morte di Damas, avvenuta per malattia, Agatocle sposò la sua vedova, consolidando ulteriormente la sua posizione sociale e ottenendo accesso a ricchezze e proprietà.

Lo storico Timeo di Tauromenio, noto per la sua ostilità nei confronti di Agatocle, lo accusò di aver utilizzato la sua avvenenza per ottenere favori da uomini influenti, descrivendolo come un “pubblico prostituto” disposto a tutto pur di abbandonare il mestiere di ceramista. Tuttavia, queste affermazioni sono state contestate da altri storici come Polibio e Diodoro, che le consideravano faziose e infondate.

È invece universalmente riconosciuto lo stretto rapporto con Damas, che rappresentò un punto di svolta nella vita di Agatocle, fornendogli le basi per la sua futura ascesa.

L’ascesa al potere e la proclamazione a Basileus

Dopo aver consolidato la propria posizione a Siracusa, Agatocle si trovò a fronteggiare le tensioni interne tra le fazioni democratiche e oligarchiche, che lo portarono addirittura all’esilio. Nel 317 a.C., tornato a Siracusa e approfittando di queste divisioni, usò la sua influenza politica per farsi nominare strategòs autokràtōr, una carica che gli conferiva pieni poteri militari e civili. Consolidò il suo controllo attraverso l’eliminazione sistematica degli oppositori politici, instaurando una tirannide che avrebbe segnato profondamente la storia della città-stato siciliana.

La sua ambizione non si fermò alla sola Siracusa. Agatocle mirava a unificare l’intera Sicilia greca sotto il suo dominio. Condusse campagne militari contro città come Messina, Gela e Agrigento, riuscendo a sottometterle o a neutralizzarne l’opposizione. Tuttavia, l’espansionismo di Agatocle attirò l’attenzione di Cartagine, che vedeva minacciati i propri interessi nell’isola. Nel 310 a.C., i Cartaginesi inflissero una sconfitta ad Agatocle nella battaglia dell’Ecnomo e posero l’assedio a Siracusa.

In una mossa audace, Agatocle riuscì a rompere il blocco navale e a portare la guerra direttamente in Africa, sbarcando con un esercito nei territori cartaginesi. La sua campagna africana, sebbene inizialmente promettente, non portò alla caduta di Cartagine, obiettivo dichiarato della spedizione. Dopo alcuni successi e l’assassinio del governatore di Cirene, Ofella, Agatocle fu costretto a tornare in Sicilia a causa di rivolte in patria e a varie difficoltà logistiche e strategiche.

Nel 304 a.C., sull’esempio dei diadochi di Alessandro Magno, Agatocle assunse il titolo di Basileus, proclamandosi così re di Sicilia. Questo atto segnò la trasformazione della sua tirannide in una monarchia ellenistica, con l’obiettivo di legittimare il suo potere e di inserirsi nel contesto politico dell’epoca.

Durante il suo regno, Agatocle consolidò il controllo sulla Sicilia greca, in un periodo non facile, segnato da guerre continue, non solo contro Cartagine, ma anche contro altre città siciliane. Non mancarono inoltre lotte intestine a Siracusa.
Dal punto di vista politico il re promosse alleanze strategiche, come il matrimonio della figlia Lanassa con Pirro, re dell’Epiro, e intrattenne rapporti diplomatici con Tolomeo I d’Egitto, sposando la figlia adottiva del faraone, Teossena. Queste alleanze rafforzarono la posizione di Agatocle nel Mediterraneo e contribuirono alla stabilità del regno.

Il mistero della morte di Agatocle

Negli ultimi anni del suo dominio, pare che Agatocle avesse già designato suo figlio, Agatocle II, come suo legittimo erede. Lo presentò personalmente al popolo di Siracusa e gli diede il comando delle truppe, che in precedenza aveva affidato al nipote Arcagato.

Secondo alcune fonti antiche, fu proprio il nipote ad orchestrare la morte del Basileus, convincendo uno dei suoi collaboratori più intimi, Menone, a somministrargli del veleno. Nel frattempo lo stesso Arcagato, con un pretesto, invitò il cugino ed erede al trono ad una festa su un’isola remota, lo fece ubriacare ed infine lo uccise, gettando il corpo in mare.
Ritrovato da alcuni pescatori e riconosciuto come il figlio di Agatocle, il cadavere fu portato al cospetto del re, che folle di dolore e già indebolito dal veleno, usò le sue ultime forze per diseredare Arcagato e cedere il potere al popolo di Siracusa.

Secondo queste fonti, la storia si conclude in maniera molto teatrale. Con l’appoggio del re di Macedonia, che sperava di acquisire influenza su una Siracusa indebolita, l’ormai deposto nipote Arcagato decise di concludere la sua tremenda vendetta. Raggiunto il sovrano, ormai in fin di vita ma ancora cosciente, lo fece porre su una pira e lo arse vivo. Agatocle tentò di ribellarsi, ma il veleno lo aveva ormai reso troppo debole, al punto da non poter più parlare.

Secondo altre fonti invece la morte del re sarebbe dovuta a cause naturali, nello specifico un cancro alla bocca, che lo costrinse a ritirarsi a vita privata fino alla fine dei suoi giorni.

In entrambi i casi la morte di Agatocle causò violente lotte dinastiche che condussero a caos e guerre civili destinate a durare per molti anni.

Fonti: Diodoro Siculo, Bibliotheca Historica, Libro XXI (frammenti)

Giustino, Historiae Philippicae, Libro XXIII

Cadoni, G, Agatocle, re di Siracusa, in Enciclopedia Italiana, Treccani

Wikipedia.org – Agatocle

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

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