La Chiesa di Santa Maria della Pietà: un tesoro Barocco alla Kalsa di Palermo

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Tra le numerose chiese sorti nel quartiere della Kalsa di Palermo, senza dubbio la Chiesa di Santa Maria della Pietà è tra le più belle, e insieme tra le più trascurate tra i capolavori del  barocco siciliano. Questa chiesa, con la sua interessante storia e le sue splendide opere d’arte, rappresenta una tappa imperdibile per ogni turista che visita la città.

La storia della chiesa di Santa Maria della Pietà inizia nel XV Secolo…

La storia della chiesa è strettamente legata a quella del Monastero domenicano di Santa Maria della Pietà ed ebbe inizio nel 1495, quando Francesco Abatellis, Mastro Portulano del Regno di Sicilia, trovandosi senza eredi, decise di lasciare il suo splendido palazzo e il giardino annesso, alle suore benedettine, affinché vi edificassero un monastero dedicato, appunto, alla Madonna della Pietà.
Finanziò la sua costruzione con 400 onze e ne assegnò 100 annuali per il suo mantenimento.

Dalla Cappella Privata alla Chiesa Monumentale

Tuttavia, la storia doveva prendere una piega diversa. Nel 1526, un gruppo di monache domenicane di Santa Caterina d’Alessandria si trasferì nel nuovo monastero, cambiando la regola dell’istituzione da benedettina a domenicana.

Inizialmente, le monache utilizzarono la piccola cappella privata all’interno del palazzo Abatellis, ma quando crebbero di numero, sentirono il bisogno di uno spazio più ampio per le loro funzioni religiose. Così, nel 1678, iniziarono i lavori per la costruzione di una nuova chiesa, più grande e maestosa.

Un capolavoro barocco prende forma

La nuova chiesa, progettata dall’architetto Andrea Cirrincione con la collaborazione di Gaspare Guercio, fu completata in tempi relativamente brevi. Nel 1684, la chiesa fu benedetta e il Santissimo Sacramento fu trasferito solennemente dalla vecchia cappella alla nuova chiesa. L’antica cappella, invece, fu poi trasformata nel parlatorio del monastero.

La facciata della Chiesa foto PW

Ma la storia della chiesa non finisce qui. Alla fine del XVII secolo, un altro grande architetto palermitano, fra Giacomo Amato dei Crociferi, entrò in scena. Nel 1689, Amato progettò la facciata della chiesa, sostituendo il progetto originale di Cirrincione con uno stile più innovativo e in linea con la corrente classicista del barocco romano.

La chiesa di Santa Maria della Pietà: l’architettura

La facciata, realizzata con la pietra di Billiemi, è un tripudio di colonne, disposte in due ordini, con statue di santi domenicani e ricche decorazioni. Al centro, sopra il grande portale d’ingresso, si erge imponente la statua di San Domenico, realizzata da Gioacchino Vitagliano nel 1702.

Amato supervisionò anche i lavori di decorazione interna della chiesa. La volta fu decorata con stucchi realizzati da Giacomo, Giuseppe e Procopio Serpotta, mentre Antonino Grano realizzò lo splendido affresco del “Trionfo dell’Ordine Domenicano” sulla volta della navata.

L’interno è un tripudio del Barocco siciliano

Visitare la Chiesa di Santa Maria della Pietà è come fare un viaggio attraverso la storia dell’arte di Palermo. All’interno, si apre la navata unica con tre cappelle per lato, riccamente decorate con altari in marmi policromi e pregevoli opere pittoriche.

Chiesa santa Maria della Pietà - cantoria
Una delle preziose cantorie in legno dorato

Notevoli sono le quattro cantorie lignee dorate di stile barocco, alcune delle quali progettate da Pietro Aquila in collaborazione con Giacomo Amato. Ognuna di esse è sostenuta dal mezzo busto di un leone al centro e due fani ai lati.
18 grate in ferro battuto (dette “gelosie“), consentivano alle monache di clausura di assistere alle funzioni religiose. Un ornamento prezioso è la gelosia in legno intarsiato che si poneva davanti all’ingresso per impedire la vista dell’interno ai passanti ed ora si può ammirare davanti al portone di legno.

L’endonartece, o sottocoro, affrescato da Guglielmo Borremans, presenta 31 scomparti con scene della vita di Santa Caterina da Siena e San Domenico.
Il maestoso altare maggiore di stile neoclassico, realizzato in marmi e pietre dure, presenta un prezioso tabernacolo con la piccola porta realizzata in lapislazzuli.

 Il Monastero del Portulano delle monache domenicane

È interessante percorrere brevemente anche la storia del Monastero domenicano di Santa Maria della Pietà, noto come “del Portulano in onore del prestigioso committente. Fu costruito annesso alla chiesa adattando parte dell’antico palazzo alle esigenze della vita monastica. I lavori di trasformazione furono diretti dal Segretario Girgenti e comportarono la divisione dei grandi saloni in piccole celle e l’aggiunta di nuove strutture al servizio del monastero. 

Era un luogo di clausura che ospitava un gran numero di monache. Nel 1713, secondo un censimento, il monastero contava 90 tra religiose, professe, novizie, converse e inservienti laiche. Il monastero era frequentato da nobili donne che contribuivano con generose donazioni, rendendo la vita all’interno agiata. 

Dopo alterne vicende, nel 1936, le monache abbandonarono la clausura completa e si adattarono alle nuove esigenze pastorali: istituirono una scuola elementare all’interno del monastero, dedicandosi all’educazione dei bambini del quartiere Kalsa. Purtroppo, durante la Seconda Guerra Mondiale, il monastero fu gravemente danneggiato dai bombardamenti. Una bomba colpì l’ala sud distruggendo completamente il refettorio e causando gravi danni costringendo le monache a trasferirsi in altri istituti.

Un consiglio per i visitatori

La Chiesa di Santa Maria della Pietà è un tesoro spesso trascurato dai turisti e ancora di più dai palermitani. Io l’ho visitata e ne sono rimasto estasiato. Vi consiglio di visitarla con calma, prendendovi il tempo di ammirare ogni dettaglio gustando l’estro artistico e intanto immergervi nella sua atmosfera di pace e spiritualità e non ve ne pentirete.

Spero che questo breve resoconto vi abbia incuriosito e che vi abbia fatto venire voglia di visitare questo splendido luogo di culto.

Saverio Schirò

Informazioni:

La chiesa di Santa Maria della Pietà si trova in via Torremuzza, 1 angolo via Alloro
Telefono: 091 616 5266

È visitabile tutti i giorni: 9:00-12:00 e 16:00-19:00
Domenica solo di mattina

Orari della Messa: Domenica e festivi ore 8:30 – 10:00
Feriali ore 18:00

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

2 COMMENTI

  1. Parlando di questa Chiesa, a mio parere, non si può tralasciare la lapide murata sulla parte sinistra della facciata nel 1953 per iniziativa degli abitanti della Kalsa in memoria dei 30 lavoratori portuali (molti dei quali Vigili del Fuoco) annegati in seguito all’allagamento del rifugio antiaereo del Molo Piave nel celebre bombardamento americano del 22 marzo 1943 che provocò l’esplosione della nave Volta carica di munizioni e una pioggia di detriti che giunsero fino alla sede della Banca d’Italia in Via Cavour. Tra essi anche il fusto dell’ancora della nave che oggi è conservato presso la Caserma Ignazio Caramanna di Via Scarlatti. Ecco il testo: “Da improvvisa nemica offesa colpiti mentre alla patria in guerra l’attività operosa dei forti offrivano trenta lavoratori portuali a Dio resero l’anima generosa nel sacrificio che tutto dona senza nulla chiedere”. E questi i nomi del martiri: “Battaglia Gaetano, Buccafusca Antonino, Castelli Raffaele, Castelli Giuseppe, Ciaramitaro Francesco, Chinello Giuseppe, Castiglione Rosario, Caramola Gioacchino, Compagno Francesco, D’Addelfio Giuseppe, D’Amico Mario, Dallara Antonino, Farina Gaetano, Ficarra Nicolò, Ganci Gandolfo, Gambacorta Carmelo, Giaconia Stefano, Giuliano Giuseppe, Lombardo Rocco, Lo Coco Gaetano, Marino Antonino, Morello Carmelo, Messina Salvatore, Messina Pietro, Notaro Giovanni, Onorato Salvatore, Richici Lorenzo, Richici Antonino, Tarantino Gaetano, Vignera Nunzio”.

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