Chiesa di Sant’Anna la Misericordia

Situata nel centro storico di Palermo, nell'l’omonima piazza, la Chiesa è un'opera architettonica di grande fascino

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La Chiesa di Sant’Anna, che con la sua mole domina l’omonima piazza, un tempo chiamata “Piano della Misericordia”, a pochi metri dall’antico mercato di “Lattarini” e poco discosta dalla centralissima via Roma, fu eretta tra il 1606 (la prima pietra fu posta dall’allora Presidente del Regno Giovanni Ventimiglia marchese di Geraci) e il 1632 su progetto dell’architetto senatoriale Mariano Smiriglio, ma fu consacrata soltanto diversi anni dopo, esattamente il 13 novembre del 1639. Risale alla prima metà del Settecento, invece, la plastica e monumentale facciata che è stata “rifabbricata” su disegno dell’architetto trapanese Giovanni Biagio Amico, uno dei maggiori architetti del Settecento siciliano, contestualmente alla riparazione dei danni provocati da un violento terremoto che nel 1726 ridusse l’edificio religioso in condizioni tali che se ne impose un radicale rifacimento.

A causa della natura del sottosuolo dov’è ubicata, la storia di questa chiesa è stata segnata da molti disastri causati dal ripetersi di fenomeni tellurici. Le fondamenta della fabbrica, infatti, poggiano su un terreno poco stabile, privo di roccia, nei pressi di una colmata di depositi alluvionali e materiali di riporto scaricate dalle acque torrentizie del fiume Kemonia, e, per tale ragione, è sempre stata, più di ogni altra fabbrica della città, estremamente vulnerabile alle azioni dei terremoti che nel corso degli anni si sono avvicendati su Palermo. Si provò anche a riempire il suolo di grossi massi per rafforzarne la stabilità ma i problemi di statica non si risolsero del tutto.  

Dopo l’unità d’Italia, con le leggi sovversive del 1866 e la conseguente soppressione degli Istituti religiosi, il sacro edificio, assieme all’attiguo convento, fu incamerato dal demanio e divenne per diversi anni un granaio municipale. Solo negli anni Venti del secolo scorso i religiosi del Terzo Ordine Regolare rientrarono in possesso del complesso religioso e la chiesa fu riaperta al culto.

Anche la Seconda guerra mondiale non mancò di lasciare un suo segno negativo nella chiesa che fu danneggiata, fortunatamente in maniera non grave, dalle schegge di una bomba di grossa portata caduta nelle vicinanze. E, infine, il 6 settembre 2002 un ennesimo terremoto che ha colpito la città, ha costretto la chiesa ad una lunga chiusura per lavori di restauro che si sono protratti sino al 2014, ancora non del tutto completati (restano ancora da ultimare il restauro delle cappelle situate sul lato sinistro della chiesa).

L’ESTERNO

Il prospetto, originariamente suddiviso in tre ordini, a causa di un ennesimo terremoto, nel 1750, che procurò danni significativi alla facciata, fu ridimensionato a due ordini (certamente anche in virtù di valutazioni connesse alla resistenza alle temute scosse sismiche) su intervento dell’architetto Francesco Ferrigno, tra l’altro, dietro approvazione dell’ormai anziano Giovanni Biagio Amico, nel 1751. La facciata presenta una conformazione lievemente concava tra due piccoli speroni anch’essi ruotati di circa 45 gradi come la struttura del portale principale. Costituito da due ordini sovrapposti con larghe volute di raccordo, si caratterizza per la plasticità dell’insieme animato dal sovrapporsi di una serie di colonne in pietra di Billiemi che scandiscono i due ordini che hanno diversa estensione. Il primo ordine presenta tre portali, uno al centro più grande, due laterali più piccoli e si estende per tutta la larghezza della chiesa, mentre la parte superiore, caratterizzata, al centro, da una grande finestra con loggetta balaustrata, è limitata alla sola larghezza della navata centrale.

La composizione architettonica del prospetto, che rielabora a prima vista suggestioni di derivazione borrominiana, è una delle più scenografiche del barocco palermitano. La facciata, arricchita da una serie di elementi scultorei eseguiti dagli artisti Gioacchino Vitagliano, Giacomo Pennino e Lorenzo Marabitti, su modelli e disegni del grande Giacomo Serpotta, presenta, entro delle nicchie, delle statue che raffigurano tutti i membri della famiglia di Maria. I quattro santi delle nicchie di fronte alla chiesa (purtroppo parecchio danneggiati) sono il marito di Maria, Giuseppe, Elisabetta, sua zia, Anna, sua madre e Gioacchino, il padre. Le due statue in alto, fiancheggiate da quattro pregevoli vasi-bracieri scolpiti, tipicamente settecenteschi, sono San Ludovico e Sant’Antonio da Padova. Sopra il portale dell’ingresso principale, al di sopra di un timpano spezzato curvilineo, una delicata “Pietà” di Lorenzo Marabitti mostra Maria che tiene il corpo di Gesù dopo che è stato deposto dalla Croce. Chiudono il prospetto, in alto, gruppi scultorei e un sinuoso fastigio sormontato da una croce in ferro battuto.

L’INTERNO

L’interno della chiesa presenta un impianto a croce latina, con un corpo basilicale a tre navi separate da dodici colonne, sei per lato, in marmo di Billiemi, su cui si impostano delle arcate a tutto sesto che si concludono nell’arioso presbiterio rettangolare. Il vano centrale, all’incrocio del transetto, presenta una copertura lignea piana su cui è una decorazione pittorica a trompe l’oeil, di modesta esecuzione, che simula le forme di una cupola. Infatti, la cupola, anche se prevista nel disegno originale, non si volle mai realizzare a causa, come precedentemente accennato, della natura geologica del sito con i conclamati problemi di staticità della struttura.

Dell’apparato decorativo delle pareti, delle alte volte della navata maggiore e delle navi minori, realizzato agli inizi del XVIII secolo, danneggiato dalla terribile scossa tellurica registrata nel marzo del 1823 che procurò danni rilevanti in tutta la città, non ci rimane che qualche testimonianza. Restano ancora leggibili gli affreschi delle volte del transetto con “l’Ascensione di Cristoopera del grande pittore palermitano Vito D’Anna nel braccio di sinistra, e “l’Assunzione della Vergine”del messinese Filippo Tancredi nel braccio di destra.

I pilastroni che si trovano davanti alla zona presbiteriale sono interamente dipinti con decorazioni in oro con medaglioni a imitazione dello stucco. Una balaustrata marmorea segna il limite della navata centrale oltre il quale si apre la zona presbiteriale. Al centro del presbiterio è lo splendido altare maggiore realizzato con marmi pregiati su disegno dall’architetto Antonio Interguglielmi nel 1768. Infine, nella parete di fondo, troviamo un magnifico organo seicentesco. La volta del presbiterio presenta pregevoli affreschi settecenteschi recentemente restaurati.

LE CAPPELLE LATERALI

LATO DESTRO

Procedendo lungo le navate minori laterali, a destra incontriamo subito la cappella che custodisce il fercolo processionale settecentesco con il simulacro di Sant’Anna con Maria bambina di scuola napoletana. Nella parete destra un monumento sepolcrale marmoreo.

Segue la cappella intitolata alla Madonna del Rosario, che presenta sopra l’altare in marmi policromi il quadro “La Vergine che appare a San Diego d’Alcalà, dipinta nel 1704 da Filippo Tancredi, che sostituisce la tela che rappresentava la Madonna del Rosario con San Francesco, Santa Chiara, San Domenico e San Rocco di Giuseppe Alvino detto “il Sozzo”, trafugata nel 1976 e mai ritrovata.

La terza cappella, un tempo sotto il patronato della famiglia Ventimiglia di Geraci, presenta al centro sopra l’altare a marmi mischi, inquadrata da due colonne in marmo rosso, la tela del 1596 attribuita a Melchiorre Barresi, raffigurante la “Sacra Famiglia” con Sant’Anna e San Gioacchino. Ai lati della cappella due tele di Elia Interguglielmi, “Sant’Anna e La Madonna a sinistra e “L’annunciazione a Sant’Anna a destra del 1767. Nel pavimento una lapide sepolcrale della famiglia Ventimiglia. Chiude la cappella una balaustra eseguita nel 1689 da Giuseppe Ragusa.

La cappella successiva, fondata nella prima metà del XVII Sec. dall’illustre “Utriusque juris doctor” Andrea Lo Restivo, reca nell’altare il dipinto raffigurante Santa Rosalia che intercede per Palermo comunemente attribuita a Vincenzo La Barbera (1625).

Superato un ingresso secondario che immette nel chiostro del convento, si perviene al transetto che presenta sopra il grande altare, anche questo in marmi policromi, la tela dell’Immacolata recentemente attribuita al “fiammingo” Geronimo Gerardi della prima metà del XVII Secolo. Nelle pareti, completamente affrescate, troviamo a sinistra un piccolo altare con la grotta della Madonna di Lourdes e a destra una statua della Madonna del Carmine.

Segue, a destra dell’altare, l’ingresso alla sacrestia.

LATO SINISTRO

Le cappelle del lato sinistro sono, purtroppo, come ci riferisce padre Bartolo Zappulla, parroco della chiesa, ancora in fase di restauro dal lontano 2002, ma nonostante i ponteggi che li coprono mantengono ancora un certo fascino.

Proviamo a descrivere la situazione attuale.

La prima cappella che incontriamo, coperta da ponteggi, presenta, ai lati affreschi di Filippo Tancredi che raffigurano scene riguardanti la figura del Ministro Generale dell’Ordine carmelitano San Simone Stock. A destra si trova “La Madonna nell’atto di consegnare lo scapolare del Carmelo a San Simone Stock” e, nella parete sinistra, un’altra scena riguardante lo stesso santo. Sull’altare una nicchia, oggi vuota, custodiva una statua del Sacro cuore di Gesù. Al centro della cappella un fonte battesimale in marmo.

La cappella seguente, con balaustra in marmo rosso anch’essa con dei ponteggi, è dedicata a San Gioacchino. Tutta rivestita in marmo reca sull’altare la tela settecentesca che raffigura il titolare della cappella, di Elia Interguglielmi. Nel paliotto dell’altare, dentro una teca, un simulacro molto suggestivo di San Teodoro.

La terza cappella, anche questa chiusa da ponteggi, presenta una balaustra di accesso in marmi mischi. Sopra l’altare marmoreo, dentro una elegante nicchia, un pregevole manufatto ligneo che raffigura San Giuseppe col Bambino che lo scultore Baldassare Pampillonia realizzò nei primi anni del Settecento. Alle pareti due importanti opere che necessitano di essere restaurate.

Successivamente troviamo la cappella oggi dedicata a San Francesco d’Assisi. Ponteggio e alle pareti tra pregevoli affreschi di finte architetture due dipinti che raffigurano Sant’Elisabetta d’Ungheria e San Luigi re di Francia anche questi, purtroppo molto deteriorati. Sopra l’altare una statua di San Francesco.

La quinta cappella con altare marmoreo presenta una statua di “Sant’Antonio da Padova” attorniata da affreschi seicenteschi di false architetture. Alle pareti laterali affreschi che raffigurano episodi della vita di Sant’Antonio.

Si giunge, più avanti, al transetto di sinistra, sulla cui parete di fondo, al centro di un altare inquadrato da due colonne in marmo nero, vi è un brano di un affresco quattrocentesco che rappresenta “La Pietà” attribuito a Tommaso De Vigilia (unica opera superstite della chiesa preesistente intitolata a Santa Maria della Misericordia che lo Smiriglio inglobò, in parte, nella nuova chiesa). Nel paliotto dell’altare una suggestiva “Vergine dormiente”.

Chiude la navata, a sinistra dell’Altare Maggiore, la Cappella del SS Crocifisso. Tutta decorata con marmi mischi reca al centro un magnifico Crocifisso ligneo seicentesco con croce in tartaruga realizzata nel 1719. L’arco della cappella è avvolto da un sipario marmoreo sorretto da puttini.

Vorrei concludere questa descrizione della chiesa di Sant’Anna la Misericordia, sottolineando che non è possibile attendere quasi vent’anni per il restauro di un manufatto di tale valore storico, artistico e culturale. Tra l’altro ai danni già esistenti si aggiungono quelli imputabili all’umidità di risalita e alle non ottimali condizioni microclimatiche che incidono in maniera rilevante sullo stato di degrado delle opere.
Quindi, ci appelliamo a chi di competenza (la sovrintendenza ai Beni Culturali) auspicando che si riesca, finalmente, a portare a debito compimento il restauro di questo insigne monumento.

Lo merita la chiesa e lo merita la città!

Nicola Stanzione

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Nicola Stanzione
Innamorato di Palermo ed esperto dei suoi palazzi storici, monumenti, usi, costumi e tradizioni

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